Ma perché noi non mangiamo più la pasta al pomodoro? Siamo stati rapiti dalle pokè, dai nigiri e dai roll

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Era il simbolo del nostro paese. Era il simbolo della Puglia. L’orecchietta. Il pomodoro fresco e il cacioricotta. Con un filo d’olio, quello buono, il basilico, a chi piace e pure il peperoncino. Come il polpo. Come la burrata. Come i ricci e la focaccia. Poi all’improvviso siamo stati rapiti dalle pokè, dai nigiri e dai roll, dal salmone e dall’avocado e per finire dalla carne wagyu.

Così sono nati mille e uno di ristoranti giapponesi, sushi bar e fusion food, griglierie spagnole e giapponesi e tanti chef hanno messo da parte da loro arte e si sono adeguati alla richiesta. Così capita che nelle nostre città - il dibattito lo avevamo sollevato anche nel nostro viaggio nella città di Lecce - si trova di tutto, tranne che un posto dove mangiare la materia prima del territorio.

A spingere nella direzione della tutela e della salvaguardia, i Presidi Slow Food che parlano di cibo buono, pulito e sano. Come dovrebbe essere. Come dovrebbe esserci nella dispensa e nella cucina di casa. L’idea è quella che il cibo che va acquistato nei mercati locali, dai produttori che qui lavorano e non ordinato on line in un altro Paese. Come fai a mangiare sano, pulito e buono se quello che acquisti non lo tocchi, non lo vedi, non ne senti il profumo e soprattutto non ha stagione?

Eppure c’è chi ancora ci crede e si sforza con il suo impegno a spingere sulla tutela e sulla valorizzazione nello stesso tempo delle tipicità locali. Il Gargano e il Tavoliere sono due dispense straordinarie, per bere e per mangiare. Botaniche d’eccellenza per gin - di cui stiamo diventando grandi produttori - e birre - e anche qui sappiamo dire bene la nostra - ortaggi e verdure di grande qualità e latticini senza precedenti.

Così basta poco per mettere insieme una cena in bottega che racchiuda il concetto di buono, pulito e sano, esaltata dalla birra artigianale che a questa terra regala l’orgoglio prima in molte categorie. Se a cimentarsi sono poi due nomi come Lucio Mele e Michele Solimando, insieme ad Antonio Lauriola, Slow Food, l’abbinamento è una scommessa vinta. Così mercoledì ne hanno fatta una delle loro...  

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testatina dillo al direttore WEB

 



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