La crisi del Partito Democratico trascinerà con sé anche tutta quell’area progressista, riformista e di centrosinistra che oggi non si sente più rappresentata? Questo e altri quesiti sono stati posti venerdì durante la serata organizzata da l’Attacco dal titolo “Pd e altre storie (civiche), la sinistra e i suoi tarli”, presso la sala Arca delle Cantine d'Araprì a San Severo.
Hanno partecipato il Sindaco di San Severo Francesco Miglio; Gaetano Prencipe, consigliere comunale ed ex Sindaco di Manfredonia; Tommaso Sgarro, consigliere comunale ed ex candidato Sindaco di Cerignola; Libera Scirpoli, manager e operatrice culturale di Mattinata; Francesco Strippoli, attivista di Foggia. Con gli ospiti ha dialogato il direttore del quotidiano l'Attacco, Piero Paciello.
Ciascuno dei presenti ha una storia a proprio modo tormentata con il partito, come è emerso nel corso del dibattito ma tutti si sono detti fiduciosi che si possa costruire un soggetto nuovo in grado di raccogliere quel popolo di centro sinistra che per varie ragioni si è allontanato dal Pd.
“Le energie a mio avviso ci sono, nonostante la crisi generale – ha detto in premessa Miglio - riguardi soprattutto l'area di centro sinistra. L'obiettivo che ci dobbiamo prefiggere è quello di animare il dibattito che è oggettivamente spento, per non dire morto. Ci sono tante esperienze che si muovono sul territorio completamente slegate tra loro perché è venuto meno il ruolo di coordinamento che un tempo un partito politico esercitava”.
Però non è una crisi irreversibile. “Credo che ognuno di noi possa contribuire a ritrovare in un movimento politico di centro sinistra, lo spazio per il dibattito e un programma politico unitario che possa appassionare la gente, senza che questo sembri un arrembaggio”, l’idea di Miglio. E siccome il campo è quello in cui giocano (e via via sottraggono pezzi di elettorato) i 5 Stelle, si dovrebbe auspicare un’alleanza, a livello nazionale e territoriale.
Dello stesso avviso si è mostrato Prencipe, pur essendosi detto ancora affezionato al Partito Democratico nonostante tutti i limiti che ha evidenziato negli anni, anche a Manfredonia, città nella quale ha raggiunto consensi altissimi in passato per poi diventare poco più di un tesserificio e dissolversi dopo lo scioglimento del Comune. Prencipe parte proprio dall’esempio dell’opposizione in consiglio comunale a Manfredonia, composta da forze che sono andate al voto slegate tra loro e che pure rappresentano una fetta di elettorato che avrebbe potuto esprimere un Sindaco di centro sinistra e che oggi cominciano a dialogare tra loro. “Credo che bisognerà mettere insieme sensibilità, anche diverse, come quelle che si stanno parlando questa sera per cercare di essere da stimolo e magari anche per parlare forse con più facilità”, l’auspicio del sipontino.
Più critico con il Pd Tommaso Sgarro: “Il modo in cui si sta arrivando al congresso mi dà ancora di più l’idea di un partito che oramai non ha più nessuna capacità di parlare con il Paese reale, sono tante le identità che sono uscite o sono state cacciate o hanno vissuto vicende di tribolazione tali che hanno portato ad allontanarsi dal Pd. Questo congresso, che avrebbe dovuto avere all'orizzonte la possibilità di rigenerare un partito evidentemente morente, invece ricalca sempre le stesse identiche dinamiche di gruppi di potere che gestiscono più o meno posizionamenti interni. Non cambia niente. Il tema non è cambiare il nome ma cambiare la struttura, a partire dalla federalità che oramai non funziona perché ha costruito gruppi di potere all'interno delle province, delle regioni fino ad arrivare alla sua visione politica. Questo partito sostanzialmente non dice niente, quindi perché un elettore dovrebbe votare Pd? Allora è chiaro che se questo spazio politico vuole sopravvivere occorre sparigliare le carte, come provammo a fare a Cerignola riprendendo il dialogo con le persone. Il Pd evidentemente non si sta rigenerando ma ci sono tante forze fuori dal partito, disorganizzate, disomogenee a cui guardare ma che non sono le forze del civismo che abbiamo conosciuto e che ritengo rappresentino una etichetta farlocca perché perlopiù ha avuto a che fare con pezzi di classe dirigente, anche di altri mondi politici, che hanno provato a ricollocarsi”.
Sul civismo Prencipe la pensa come Sgarro: “E’ un’etichetta che viene a volte strumentalizzata e purtroppo non vedo neanche, ahimè, questa spinta dal basso che il direttore Paciello ha chiamato riappropriazione”.
Il riferimento è alla stagione di Tutolo a Lucera, in qualche modo di Metta a Cerignola e del centro di aggregazione rappresentato da Leo Di Gioia che raggruppò diverse forze civiche le cui potenzialità furono subito colte anche dal “primo” Emiliano.
Ma Miglio avverte: “Non dobbiamo avere paura di aprirci e soprattutto non dobbiamo fare gli stessi errori che abbiamo colto negli altri, serve certamente tenere conto delle impurità che ha accumulato il civismo nel tempo ma non dobbiamo avere neppure la puzza sotto al naso”.
Ha auspicato un ritorno al dibattito e al dialogo con i cittadini anche Libera Scirpoli, forte della sua esperienza da segretaria del Pd di Mattinata. “Tornare alla vita sociale: questo stavamo facendo in un paese fuori dal contesto politico provinciale. Eravamo riusciti a fare quasi 300 tessere in un paesino di 6 mila abitanti, era tutto in crescendo, c'era entusiasmo anche se la nostra, come altre sezioni più periferiche, è stata abbandonata dal partito, ragione per la quale penso si perdano spesso dei pezzi, di città e di comunità, che invece andrebbero preservati. Il partito di Mattinata però è stato praticamente dimenticato, è solo uno dei tanti esempi per cui il Pd ha fallito perdendo 9 milioni di elettori negli ultimi 15 anni. Ecco perché penso che il partito debba assolutamente rigenerarsi, con una vera costituente, così com’è non è in grado di cogliere i cambiamenti e di fare le battaglie chieste dal popolo di sinistra”.
Il quadro che ne è emerso è quello di un partito chiuso in sé stesso quasi sollevato dagli abbandoni, visti quasi come una liberazione di personalità troppo esuberanti.
Ha provato a fare le sue battaglie nel Pd anche Francesco Strippoli, giovane attivista, collaboratore de l’Attacco che ha smascherato le opacità dei dati sulla differenziata di Amiu Puglia a Foggia. Strippoli però non ha trovato spazio nel partito per affrontare questi temi tanto da creare un movimento di cittadini con cui si batte per la sua città.
“Quando ho deciso di entrare nel Pd, l’ho fatto perché pensavo che l’unico modo per salvare l’Italia era cambiare il Partito Democratico”, ma ben presto si è accorto che i dem, a partire dai suoi vertici, vivono in “un altro mondo”.
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