La città che ha dimenticato ora si vuole riprendere il suo imperatore Federico II

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Non poteva che essere la memoria il fil rouge che ha tenuto insieme gli interventi del ricco convegno di studi “Federico II a Foggia. Tra passato e futuro”, che si è svolto sabato scorso in un’affollata Sala del Tribunale, a Palazzo Dogana, organizzato da Daunia in Italy Aps, Gens Capitanatae e dal comitato provinciale AICS Foggia.

La trama di connessioni  ha intersecato gli interventi del professor Pasquale Corsi, esimio studioso ed esponente della Società di Storia Patria per la Puglia, che ha passato in rassegna le testimonianze di alcune fonti storiche riguardanti Foggia federiciana;

Alessandro de Troia ha inquadrato il vasto ambito delle attività di recupero e indagine storica sulle quali si fonda la proposizione di eventi rievocativi a scopo divulgativo e di intrattenimento; il professor Pasquale Favia ha fornito una ricognizione sull’insieme delle testimonianze archeologiche di Foggia medievale nell’ottica di una valorizzazione del patrimonio culturale urbano. 

Non solo dunque un concilio di studiosi per attestare ancora una volta la centralità della città capoluogo eletta a sede privilegiata e centro nevralgico della politica imperiale federiciana (Regalis sedes inclita imperialis), ma un contributo fattivo per imprimere un’accelerazione alla riappropriazione di una storia ancora in cerca di una collocazione adeguata nel quadro identitario della comunità.

L’input è arrivato questa volta da un cartello di associazioni, a dimostrazione della vitalità dell’impegno volontario che incalza la governance su temi di riconosciuto e condiviso interesse pubblico, e che spesso supplisce alle assenze di enti e decisori nel regolare l’agenda delle priorità.

Non è stato un caso se Giuseppe de Lillo, presidente di Daunia in Italy, ha voluto dare la stura alla giornata proponendo la proiezione di un video nel quale è documentato ciò che resta della settecentesca Masseria Pantano, sorta sulle fondamenta del vivarium di Federico II, un insediamento che oggi appare come un rudere, demolito e divenuto una discarica a cielo aperto, lambito dai palazzi che lì non dovevano sorgere, in un quartiere periferico della città.

Eppure, come ha ricordato Pasquale Favia che lì nel 2011 ha condotto un’indagine archeologica con l’Università di Foggia, è “l’unico resto architettonico della storia federiciana nella periferia degradata della città”. Su quella che fu la domus extraurbana residenza di svago di Federico II, circondata da una sorta di parco ambientale ante litteram,

oggi si erge un monumento alla memoria oltraggiata, che qualche anno fa i ragazzi di Ottavia vollero riproporre all’attenzione con un incitamento di speranza, apponendo uno striscione con la scritta “Questo è un capitale”. Ancora un’associazione (ma non la sola) ad avvertire l’urgenza di salvare, di riqualificare, di mobilitare risorse ed interventi riparatori “per capire chi siamo”.

Nonostante i colpevoli ritardi, oggi l’eredità federiciana può diventare materia di centralità culturale e sociale, cominciando dall’impiantare un sistema che tiene uniti i luoghi che serbano le tracce del passaggio dell’imperatore, Apricena, Lucera, Troia, Salpi, San Lorenzo, Ordona, San Chirico, San Paolo Civitate, Corneto, e Fiorentino dove nel 1250 morì il Puer Apiliae che amava definirsi piuttosto “unus ex Apuliae”,

come ha ricordato il professor Corsi, in procinto di dare alle stampe un nuovo volume sulla figura dell’imperatore della dinastia degli Staufer originaria della Svevia, con un focus sulla Puglia che conterrà un’integrazione delle informazioni raccolte nei suoi ultimi studi su Foggia imperiale che dal 1221 al 1250 svolse di fatto la funzione di capitale del Regno di Sicilia.

Anche per lo storico gemellaggio tra Foggia e Göppingen, sancito nel 1971, si prospetta una ripresa certa, come ha garantito la sindaca Maria Aida Episcopo, intervenuta ai lavori di sabato, incalzata su questo tema da Pasquale Episcopo, studioso appassionato della storia di Foggia che spesso e volentieri lascia la sua residenza a Monaco di Baviera per farsi promotore di importanti campagne ed iniziative sul recupero della memoria federiciana nella sua città natale.

L’impegno per il gemellaggio è stato suggellato dalla consegna della lettera invito del borgomastro della città tedesca a partecipare alla prossima edizione del Maientag, tradizionale ricorrenza che celebra la fine della guerra dei 30 anni, nel 1650.

Ma l’ambasciata principale del professor Episcopo è stata certamente quella per il collocamento e l’inaugurazione della Stauferstele in Piazza Nigri, non lontano dall’Archivolto del Palazzo Imperiale. Il monumento a testimonianza della grandezza della dinastia reale è oggi conservato a Stoccarda ed attende dal 2021 di ornare le strade della città al centro della pianura di cui Federico II era innamorato. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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