Piccolo borgo Bottega Signorini, chef Mele: “Un posto che a Manfredonia non c’era e vorremmo longevo”

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La monotonia del suo lavoro stava soffocando l’estro che – non è un’esagerazione - lo ha reso celebre nel mondo. Invece lo chef Lucio Mele ambiva a qualcosa che non gli ponesse limiti, che lasciasse spazio alle sue ispirazioni culinarie basate principalmente sulle tradizioni rivisitate del territorio. È così che, nel dicembre 2021, in pieno centro nello spazio antistante il campanile di Manfredonia, è nata la vinaria e bistrot Bottega Signorini, che utilizza le materie prime Slow Food – lo chef Mele fa parte della condotta locale e dell’alleanza dei cuochi Slow Food - e propone una cantina di circa 300 vini dove prevalgono quelli naturali e biodinamici. Senza nulla togliere ai suoi due precedenti soci, l’affermata attività Pescaria non sarebbe potuta balzare agli onori delle cronache se non ci fossero state le geniali intuizioni di Mele, a cominciare dal panino con tartare di tonno, stracciatella, pomodoro fresco, olio al cappero e pesto al basilico che è stato premiato tra i migliori del mondo, arrivando secondo nel 2015 soltanto al ‘Mie Goreng toastie’ di Dutch Smuggler a Sydney. Vette a cui lo chef sipontino non ha rinunciato, anzi adesso ha un nuovo slancio con il bistrot e vineria che condivide nella gestione con Pasquale Santamaria e quando l’Attacco riesce finalmente a sentirlo e gli chiede se sia valsa la pena mettersi in discussione e ripartire da Manfredonia, la sua città natia, non ci pensa e risponde di getto: “Sì. Anche se Manfredonia difetta ancora di turismo, è valsa e vale la pena”.

Non nasconde di aver scelto di tornare a Manfredonia “perché ero stanco di girare”, riferendosi probabilmente alla decina di locali aperti tra Polignano a Mare, Milano, Napoli, Bologna, Torino, Roma, Verona e Padova. “Era diventato tutto ripetitivo, monotono”, spiega ancora.

“Ho altri progetti in mente ma inizierò a pensarci bene da settembre in poi, adesso preferisco prendermi un periodo sabbatico e poi valuterò tutto per bene”. 

Non aggiunge molto, se non che l’ambito è sempre lo stesso e che non sarà necessariamente a Manfredonia. “Non so ancora se sarà qui, o più in generale in Puglia o anche all’estero – dice Mele -. Ora mi prendo un po' di tempo e poi definisco meglio che percorso intraprendere”. 

Il suo prendersi del tempo non è oziare, ma piuttosto concentrarsi su Bottega Signorini. Oltre alle sue riconosciute doti culinarie, lo chef Lucio Melle ci aggiunge le altrettanto evidenti capacità imprenditoriali e anche una approfondita conoscenza dei vini – ha frequentato già anni fa un corso da sommellier – che propone all’utenza in abbinamento con le sue creazioni culinarie. 

Si può scegliere, per esempio, il calamaretto ripieno di patate al cappero, pesto al pomodoro secco, cime di rapa e cacioricotta. Oppure il polpo arrosto con crema di fave del Gargano, cicoria, mosto cotto e cacio; o anche i filetti di baccalà fritti con salsa al pomodoro arrosto, stracciatella, chips di zucchine e cipolla caramellata. 

Se si preferisce la carne, si può invece assaggiare il carpaccio di angus marinato con salsa senape e miele, pomodori confit, olio alla cenere di cipolla e salsa caesar, come anche le bombette di carne con cipolla caramellata, sgagliozze e salsa senape e miele; oppure andare con il primo e ordinare uno spaghetto aglio, olio e peperoncino con cozze, scorza di limone e zucchine romanesche.

Il menu del bistrot varia comunque in base alla stagionalità, non varia invece l’originalità delle proposte e il consenso indiscusso che riscuotono. 

È ormai diventata abitudine che il venerdì sera i tavoli all’esterno di Bottega Signorini si riempiano di persone a cui vengono proposti menu tematici - pensati e realizzati dallo chef Mele in collaborazione con lo Slow Food Manfredonia - per “educare e sensibilizzare al cibo buono, sano, pulito e locale”, accompagnati da calici di vino.

“Solitamente, il boom degli afflussi si registra nei primi due anni e poi  ‘cadi’. Noi, invece, abbiamo voluto creare un posto, un piccolo borgo – termina Mele - che a Manfredonia non  c’era. E puntiamo alla  sua  longevità”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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