Carnevale di Manfredonia secondo Gino Iacoviello, giudizio su edizione conclusa: “Non si improvvisa, voto 5”

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La settantaduesima edizione del Carnevale di Manfredonia si è chiusa domenica 22 febbraio, con la tradizionale rottura della Pentolaccia in piazza del Popolo, ultimo atto di un programma che ha riportato in strada sfilate, gruppi mascherati, spettacoli e la sempre attesissima Notte Bianca. Un’edizione che ha riacceso l’entusiasmo dei sipontini, ma che ha anche sollevato critiche, discussioni, confronti. Perché il Carnevale, a Manfredonia, non è un evento: è un’identità. E quando qualcosa tocca l’identità, la città reagisce. Tra le voci più autorevoli — e più libere — c’è quella di Gino Iacoviello, presidente del Carnevale Dauno per cinque edizioni, dal 2006 al 2010. “Non sarò dolce per niente” premette subito. E dolce non lo è. Ma è proprio questa sua schiettezza a restituire uno spaccato prezioso di ciò che il Carnevale è stato, e di ciò che — secondo lui — dovrebbe tornare a essere. Iacoviello venne nominato presidente nel dicembre 2005, alla guida dell’Istituzione Carnevale Dauno, allora costola dell’assessorato al Turismo e allo Sport. “Gestione comunale”, sottolinea. La sua prima edizione, nel gennaio 2006, fu un piccolo miracolo organizzativo perché “ero stato nominato a dicembre e il 31 gennaio era già Carnevale!”.  Sei carri allegorici - uno addirittura proveniente da Andria - e i capannoni del Consorzio di Bonifica vicino all’attuale porto turistico trasformati in officine creative. Ma il vero colpo di teatro arriva nel 2007: la Notte Bianca. “L’ho inventata io”, dice senza esitazioni. “Andando contro tutto e tutti, perché anche il Consiglio si opponeva”. Sessanta artisti disseminati per il centro storico, musica ovunque, un flusso continuo di persone. “La gente ha poca memoria – sospira -. Chiamai 60 artisti e li posizionammo lungo corso Manfredi, via Maddalena, via San Lorenzo”. Il suo racconto è un mosaico di aneddoti, passione, fatica. “Io seguivo tutto – riprende Iacoviello -. Andavo nelle scuole e seguivo tutte le prove. In un’edizione, feci provare i balletti dei gruppi di notte in mezzo al corso. Una cosa stupenda”. Sono ricordi che restituiscono un Carnevale vissuto come missione personale, quasi paterna. E infatti, quando parla dei ragazzi, il tono cambia: diventa severo, protettivo, quasi ferito. La critica più dura che Iacoviello muove all’edizione appena conclusa riguarda la gestione dei gruppi giovanili.  “La prima cosa grave sono alcol e droghe. Rispetto agli anni miei c’è stato un decadimento impressionante”. Perché il problema si presentava anche in precedenti edizioni ma Gino Iacoviello racconta di come, ai suoi tempi, avesse creato un vero e proprio servizio d’ordine. “Mettevo una persona mia per ogni gruppo, e se c’era qualcosa che non andava, li pigliavo e li facevo sbattere fuori dalla sfilata”. Oggi, invece, secondo lui manca controllo, manca presenza adulta, manca responsabilità. “C’è stato qualche gruppo delle scuole che era gestito e coordinato solo da ragazzi, senza nemmeno un maggiorenne. È roba da pazzi”. 

E ancora: “Durante la sfilata ho visto ragazzi ubriachi”. Un problema, per Iacoviello, che non è solo nell’occasione del Carnevale. Piuttosto è un fenomeno sociale più ampio. Ma proprio per questo, dice, “l’organizzazione deve essere preparata, visto che è noto”.

Il passaggio più duro riguarda i locali che servono alcol ai minori. “C’è troppo lassismo - ripete più volte, esasperato -, perché tutto avviene alla luce del sole, senza interventi nei confronti di chi continua a vendere alcolici ai minorenni”.

Non è solo indignazione morale, è la consapevolezza che un Carnevale senza controllo diventa un Carnevale pericoloso. “Con quella marea di persone, la sicurezza è un fattore importante. Invece ho visto presenti poche forze dell’ordine e il resto è affidato a meritorie associazioni che, però, non hanno strumenti e capacità per intervenire efficacemente”. Lui, invece, racconta che chiamava rinforzi, coordinava, distribuiva presidi nei punti strategici. 

Per quello che concerne il piano artistico della manifestazione, Iacoviello non è più tenero. “Tu hai visto un balletto durante tutta la serata? Niente”. A suo avviso, i balletti non sono un dettaglio: sono lo strumento per “tenere i gruppi uniti, ordinati, concentrati”. Invece, quest’anno, “andavano allo sbaraglio passeggiando lungo tutto il lungomare, ognuno per conto suo”. E la sfilata, così, perde senso: “Mi è venuta la depressione”. L’unica eccezione? “Vedere i bambini degli istituti scolastici. In quel momento rinasco”.

Critiche anche verso la cerimonia d’apertura della 72ª edizione, il 17 gennaio scorso in Piazza del Popolo. “Mi è venuto da piangere. Che hanno combinato? Non si può cancellare la tradizione che vuole che l’evento si svolga a Palazzo dei Celestini”.  

E poi c’è la scelta dell’ospite: Pamela Prati. “Prova a trovare una foto che la ritragga a Manfredonia. Io non ci sono riuscito”.  

Nell’attesa della più volte promessa Fondazione del Carnevale, che Iacoviello approva ma “a patto che vi prendano parte persone capaci e del settore”, riconosce che qualcosa di buono c’è stata in questa edizione: la Notte Bianca, soprattutto. Ed esprime il suo giudizio finale: “A questa edizione le do 5, perché sono una persona buona”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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