Manfredonia sembra attraversare una stagione di rinnovata vitalità culturale. L’insediamento dell’amministrazione guidata dal Sindaco Domenico la Marca, che ha in Maria Teresa Valente l’assessora con delega alla Cultura, ha coinciso con un’accelerazione di iniziative, investimenti e presenze istituzionali che stanno contribuendo a ridefinire il profilo della città. Non si tratta di una semplice sequenza di eventi, ma di un orientamento più profondo: la cultura torna a essere un asse strategico, un linguaggio condiviso attraverso cui ricostruire identità e partecipazione. Uno dei segnali più evidenti di questo risveglio è arrivato dalla mostra caravaggesca ospitata nel cuore della città e conclusa poco più di un mese fa. Per alcune settimane, il flusso del pubblico ha trasformato la mostra in un vero punto di riferimento culturale, capace di generare dibattito, curiosità e un rinnovato senso di appartenenza. L’iniziativa ha avuto anche un valore simbolico: riportare l’arte di livello nazionale in un territorio che per troppo tempo aveva vissuto ai margini dei grandi circuiti espositivi. Non si può nemmeno trascurare che, nel frattempo, le campagne di scavo archeologico a Siponto – condotte dalle Università di Bari e Foggia – continuano a restituire alla città pezzi fondamentali della sua storia. In questo quadro si inserisce anche il progetto del museo civico Manfredi curato dall’assessore Giovanni Mansueto, per creare un luogo che raccolga, interpreti e restituisca la storia della città consolidando la strategia culturale che la città sta cercando di costruire. Il risveglio culturale di Manfredonia, dunque, non è un fenomeno isolato. È il risultato di un intreccio tra politiche amministrative, lavoro scientifico, iniziative civiche e una crescente consapevolezza collettiva del valore del patrimonio locale. Il direttore de l’Attacco, Piero Paciello, ha intervistato l’assessora Valente.
Come nasce l’operazione della mostra che si è svolta a Manfredonia sui pittori caravaggeschi, che mi sembra abbia l’ambizione di durare?
Il professore d’arte Gianpasquale Greco è di Napoli, ha passeggiato nella nostra città e, lo scorso anno, si accorge che un dipinto nella chiesa di San Francesco, posto nella penombra, poteva essere di Andrea Vaccaro. Svolge ricerche e approfondimenti, riuscendo a confermare questa attribuzione su riviste scientifiche e organizziamo un convegno nel periodo natalizio del 2024 con un bel risultato. Dopo qualche mese ci rivediamo e mi dice “Sai, ho scoperto che un dipinto che è in cattedrale è di Bartolomeo Manfredi, il maggior caravaggista. Sto facendo ulteriori verifiche per la pubblicazione sulla rivista scientifica, però credo sia una cosa importante”. Quando ha avuto la conferma, mi ha chiesto cosa avremmo potuto fare ed è stata un’idea che è scoccata a entrambi e abbiamo immaginato di mettere in mostra non solo il Bartolomeo Manfredi ma anche l’Andrea Vaccaro.
Da quanto tempo stava in cattedrale?
Da una ventina d’anni. Prima probabilmente era nei depositi della diocesi, dove ci sono ancora altri dipinti attenzionati dal professor Greco, che magari non hanno la stessa rilevanza e importanza, però si sta facendo un’opera di rivalutazione L’arcivescovo D’Ambrosio lo fece anche restaurare ma non si era accorto dell’importanza, non per colpa sua ovviamente, ma perché è difficile se non sei un esperto d’arte. Però aveva sicuramente intuito la potenzialità del dipinto. Decido di parlarne con monsignore Franco Moscone, che ne è entusiasta. Quando è arrivato nella nostra città, ha trovato una città comunque sofferente. Circa un mese fa, ho fatto da moderatrice ad un convegno organizzato da monsignore per ricordare la figura del vescovo Orsini che poi divenne anche Papa ed è stato ricordato perché arrivò in un momento in cui la città era completamente alla deriva. Cercò di riprenderla in mano con regole e opere, infatti realizzò un ospedale, fece erigere il campanile. Ho notato quasi un parallelismo perché questo arcivescovo (Moscone, ndr) viene a Manfredonia e, dopo neanche un paio di mesi dal suo insediamento, si trova nello sfascio. Ultimamente, con queste belle scoperte, ha trovato una leva nella cultura.
Dopo questa scoperta, avete pensato a coinvolgere anche altri critici d’arte, esperti caravaggeschi?
Ci siamo trovati a voler realizzare qualcosa che riguardava il periodo barocco e, contemporaneamente, ho coinvolto l’architetto Antonello D’Ardes e mi ha riferito che c’erano altri esperti che si stavano occupando, per conto della diocesi, del recupero e restauro di mezzi busti appartenenti all’epoca barocca dei reliquari di autori importanti a livello regionale e non solo. L’allestimento stesso della mostra ha suscitato interesse e curiosità. Abbiamo dedicato 3 ore al giorno per l’apertura della mostra, eppure ha contato più di 1500 visite nell’arco di un mese.
Quanti da fuori?
Moltissimi. L’unica pecca che evidenzio riguarda le scuole che, a parte alcune, hanno partecipato poco. Credo che Manfredonia è in una fase di risveglio culturale, però è evidente che questa cosa non è ancora riuscita a fare leva sulle scuole, probabilmente perché queste sono oberate e coinvolte in tante iniziative. In compenso, sono venuti tanti da fuori.
In che percentuale, sui 1500 visitatori?
Non saprei con esattezza, forse una metà.
Si è sempre pensato che un po' la cultura forse una sorta di corpo estraneo rispetto a Manfredonia, identificata con il carnevale, il divertimento. Questa sembra essere un’operazione che possa in realtà servire anche ad accelerare altro.
Sì, ha acceso e messo in moto altri canali. Sono stata contattata da gruppi di artisti che vogliono venire a realizzare mostre anche di arte contemporanea in luoghi particolari. Ovviamente ho dato la mia disponibilità e ci stiamo organizzando per prossime mostre. Perché Manfredonia si è scoperta senza saperlo protagonista del barocco a livello europeo.
Come si consolida e si può far lievitare l’operazione culturale?
So che il professore Greco e altri esperti che ormai si sono appassionati stanno svolgendo ricerche sui dipinti che si trovano nei depositi della curia.
Si è costruito una sorta di comitato di tecnici e esperti?
Sì, sì. Poi l’input che dovrebbe arrivare è che un Bartolomeo Manfredi, che si trova nei maggiori musei d’Europa e del mondo, lo si può venire a vedere anche a Manfredonia. E aggiungo che questi dipinti, essendo stati abbandonati e dimenticati per secoli, necessitano di restauro. Quindi dovremmo riuscire a trovare. in questo bel momento di respiro culturale. anche mecenati della cultura che vogliano investire
C’è una stima dell’intervento necessario per recuperare questi altri dipinti che sono nel deposito della Curia?
No, però quello che occorre far capire è che, oltre al Comune che deve investire anche su questo, c’è bisogno di qualcuno che possa prendere a cuore la bellezza culturale della città.
Quanti sono i dipinti oggetto di recupero e rivisitazione?
Ce ne sono diversi, anche arrotolati e abbandonati, ma non li ho quantificati. L’impegno che ho assunto è verificare se ce ne sono altri che possono essere eventualmente recuperati.
Come? Pensa di stabilizzare il rapporto con il professor Greco o eventuali altre consulenze?
È un progetto giovane, nato assolutamente per caso e che ha visto frutti anche inattesi in maniera positiva. Adesso creeremo un tavolo tecnico, così come è stato anche per l’organizzazione della mostra e per il catalogo che ho voluto personalmente e sono stata contentissima del supporto dell’editore Claudio Grenzi perché ha creato un capolavoro nel capolavoro.
Un’operazione culturale come questa dovrebbe avere naturalmente una risonanza nazionale.
Sì, ci stiamo pensando. Al momento, i dipinti sono tornati nelle loro chiese e le sculture sono state momentaneamente messe nel deposito. Nel frattempo, siamo in attesa che possa essere terminato il museo civico Manfredi perché che è nostra intenzione creare una pinacoteca che li accolga.
Quante risorse sono necessarie per stabilizzare una task force di tecnici?
Si andrà ad inserire nella task force del Piano Integrato Cultura e Turismo, che è una volontà che ha assunto l’Amministrazione nella persona del Sindaco subito dopo che ci siamo insediati. In maniera lungimirante, aveva pensato di far sì che la cultura potesse essere anche un traino per il turismo. In questo anno e mezzo, ci siamo resi conto che ci sono azioni e strategie che si possono inserire per essere supportate. Dovremmo riuscire ad affidare l’incarico ad una società entro la fine di questo mese. Metteremo insieme diverse iniziative come, per esempio, la possibilità di candidare le stele daunie a patrimonio UNESCO. Ci stiamo avvalendo del supporto e della collaborazione di chi le ha scoperte insieme a Silvio Feri e le ha studiate: la professoressa Maria Luisa Nava che, tra l’altro, ha deciso di donare alla biblioteca circa 7000 volumi di archeologia con molti scritti anche del Ferri.
A che punto è la candidatura delle stele?
È legata all’insediamento del tavolo che nascerà dopo la creazione del Piano integrato strategico cultura e turismo.
Chi dovrebbe partecipare a questo tavolo?
Ci sarà il massimo coinvolgimento di tutte le associazioni interessate. L’idea iniziale di questa candidatura partì dal Rotary di Manfredonia, poi la cosa non andò a buon fine perché serve un lavoro strutturato. Poiché sono tante le cose da fare su Manfredonia, è importante che ci possa essere una regia consapevole del lavoro che si va ad affrontare.
Faceva riferimento a privati che potrebbero sostenere talune operazioni culturali. Ha avuto modo di parlare con qualcuno di questi?
Innanzitutto, il Comune deve lavorare a un regolamento sulle sponsorizzazioni altrimenti non possiamo creare queste forme di collaborazione. Spero che possa partire quest’input che porti privati a investire loro stessi sulla nostra città.
(a cura di Matteo Fidanza)
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