Il Cristo del Gargano, opera inutile o attrattore turistico? L’ingegner De Meo: “Uno schizzo moderno”

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C’è chi la considera una provocazione, chi un’intuizione da approfondire, chi già la immagina come nuovo simbolo del promontorio. Per ora, però, il “Cristo del Gargano” resta quello che il suo ideatore continua a definire senza ambiguità: non un progetto esecutivo, ma un’idea progettuale. Una proposta lanciata pubblicamente, corredata da relazioni e una visione precisa, che nella giornata di sabato 11 aprile sarà presentata a Manfredonia in un convegno pensato come primo banco di prova, politico e popolare. Dietro l’iniziativa c’è l’ingegnere Michelangelo De Meo, originario di Manfredonia ma da dieci anni a Milano, dove vive e lavora. Da lì, racconta, è maturata la scelta di tornare a investire almeno sul piano delle idee nella propria terra. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: immaginare un’opera capace di unire spiritualità e sviluppo economico, trasformandosi in un attrattore turistico e identitario per Manfredonia e, più in generale, per tutto il Gargano. “Nasce con l’obiettivo di creare un simbolo spirituale e identitario per la comunità locale, la mia Manfredonia, il mio Gargano e per tutti i turisti e pellegrini che arrivano sul promontorio”, spiega De Meo a l’Attacco. Nella sua idea la statua non dovrebbe essere soltanto un segno religioso o una presenza monumentale, ma anche “un punto di riferimento di una comunità religiosa, una zona di preghiera”, oltre che un elemento in grado di “rafforzare l’offerta turistica e valorizzare i luoghi”. Il Cristo immaginato da De Meo avrebbe un tratto distintivo preciso: le braccia aperte. Una scelta che, nelle sue intenzioni, va ben oltre l’impatto visivo. “Nelle mani aperte c’è accoglienza, perdono e pace”, dice. “In questo momento storico abbiamo proprio bisogno di questo”. Per l’ingegnere sipontino, dunque, la forma stessa dell’opera dovrebbe dialogare con la dimensione spirituale e insieme con quella geografica e sociale del territorio. Ma il punto su cui insiste di più è un altro: “È solo un’idea progettuale. Non è un progetto definitivo”. Lo ripete più volte, quasi a voler prevenire le obiezioni. Non esiste ancora un iter autorizzativo compiuto, né un cantiere. Quello che sarà presentato è, nelle sue parole, “uno schizzo moderno”, accompagnato però da una relazione che prova già a misurarsi con temi delicatissimi come sostenibilità economica, inserimento paesaggistico e possibili ricadute sul territorio.

L’idea, intanto, parte da Manfredonia. E non è un caso: “Vorrei ubicarla lì perché è la mia città”, spiega De Meo. Ma aggiunge anche un passaggio che lascia capire quanto questa proposta voglia sfuggire alle appartenenze rigide: se Manfredonia non dovesse mostrarsi interessata, il ragionamento potrebbe spostarsi altrove, in un altro comune del Gargano. E se anche il Gargano si sfilasse, dice provocatoriamente, la proposta potrebbe essere portata persino altrove. Il messaggio è chiaro: l’idea, nella sua testa, non deve morire soffocata da veti preventivi.

L’ingegnere insiste sul fatto che il nodo non sia soltanto estetico o religioso. Nella sua impostazione, il tema centrale è la capacità di immaginare un segno riconoscibile, destinato a inserirsi nel racconto del territorio. Un’opera, sostiene, capace di parlare insieme ai residenti e a chi arriva da fuori, intercettando non solo il turismo tradizionale ma anche quello legato ai cammini, alla spiritualità e alla componente fideistica del promontorio.

Per ora il “Cristo del Gargano” resta sospeso in una zona intermedia: troppo strutturato per essere liquidato come semplice boutade, troppo embrionale per essere definito un progetto vero e proprio. Ma proprio questa sospensione, forse, è il dato più interessante. Perché costringe il territorio a porsi una domanda che va oltre la statua in sé: se si abbia ancora la forza di immaginare qualcosa di nuovo, e soprattutto di discuterlo senza rifugiarsi subito nel sì o nel no.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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