Nel 2020, a Manfredonia, il reddito medio pro-capite (lordo) è stato pari a 15.289 euro. Quasi un terzo in meno rispetto al dato nazionale di 21.570 euro. Non va troppo meglio nei Comuni circostanti, anche se ci sono grosse differenze. A Peschici, il reddito medio è di 10.882 euro. Basso come quello di Vieste: 11.977 euro. A Vico del Gargano è circa 13.000 euro, quasi lo stesso a Rodi Garganico e a Mattinata, mentre a Monte Sant’Angelo supera quello di Manfredonia: 15.420 euro. Capeggia San Giovanni Rotondo, dove il reddito medio annuo è di 17.536 euro.
Dati che hanno interesse e valore, la cui lettura va ben oltre quella meramente numerica, dei quali si è preso cura di redigerli e pubblicarli Nicola di Bari. Economista, docente di Finanza e Pianificazione presso l’Università di Bologna e presidente della cooperativa sociale Medtraining, per due anni consecutivi alla ribalta dei media nazionali e internazionali come una delle cooperative più performanti in Europa.
La sua chiacchierata con l’Attacco.
Ha pubblicato tre libri, ognuno con titolo chiaro dell’argomento che ha analizzato: Economia e dignità – Turismo e agricoltura per il futuro della Capitanata; Capitanata Meridiana – Un nuovo modello di sviluppo economico locale; Il futuro della città – La via morale dello sviluppo.
Nessuno mi ha considerato. Mi sto rassegnando, anche se spero di non farlo per davvero.
Adesso ha reso noto il quadro reddituale a Manfredonia e nelle ulteriori 7 comunità citate prima.
Il Ministero dell’Economia e Finanze ha appena pubblicato i dati delle dichiarazioni dei redditi dei cittadini italiani riferiti all’anno 2020. Mostrano la situazione economica delle città e dei comuni nell’anno dell’inizio della pandemia da Covid-19. I dati pubblicati contengono i redditi lordi suddivisi per lavoro dipendente, possesso di fabbricati, pensioni erogate, lavoro autonomo e redditi di impresa individuali. Sono esclusi i redditi di società di capitali e quelli rivenienti da tutti gli altri redditi non soggetti a Irpef (imposte sostitutive, proporzionali e varie). Preciso che non sono compresi i ‘redditi’ degli evasori fiscali, un dato estremamente significativo.
I numeri che ha portato all’attenzione, con i redditi pro-capite annui di 8 comuni garganici palesano, a suo dire, un’elevatissima evasione fiscale.
È presente soprattutto in quei comuni dove l’affluenza turistica è importantissima e il lavoro sottopagato e sfruttato. Si tratta di una certezza matematica e può anche essere stimata in che misura è presente in questo territorio. Vi sono algoritmi che la stimano: siamo oltre il 50%.
Quasi il 90% del reddito dichiarato a Manfredonia riviene da lavoro dipendente e da pensione, inoltre più del 70% del reddito dei 33.297 sipontini che hanno presentato la dichiarazione, proviene da impiego pubblico o da pensione.
I nuovi poveri sono i professionisti. Più della metà dei professionisti di Manfredonia non presentano più la dichiarazione dei redditi perché o non hanno reddito, oppure è al di sotto della soglia minima di 9.500 euro necessaria per presentarla. Nel 2020, sono stati circa 300 i professionisti di Manfredonia che hanno dichiarato il proprio reddito. “Già solo in termini di avvocati, ce ne sono 350 a Manfredonia. Ergo, più della metà dei professionisti non ha presentato la dichiarazione dei redditi.
Per immaginare meglio la distribuzione della ricchezza in città, viene d’aiuto il dato per cui soltanto l’1,5% della popolazione abbia entrate oltre i 70.000 euro annui, mentre l’80% dei manfredoniani vive con redditi tra i 15.000 e i 35.000 euro.
È sconcertante che la città venga retta dal pubblico e dai pensionati. Manfredonia è molto vicina al punto di non ritorno, quello superato da paesi limitrofi come Monte Sant’Angelo, come ho avuto modo di scrivere in miei precedenti contributi. Il punto di non ritorno si misura sulla base dell’età media della popolazione. Manfredonia aveva un’età media di 36 anni, quindici anni fa. Adesso, invece, l’età media è 44 anni.
Riflettendo questi numeri di Manfredonia in prospettiva futura?
Una città e un territorio con questi numeri non garantiscono nessun presente e futuro, il rischio più grave è la desertificazione del miglior capitale umano: fenomeno già in atto da anni. Se l’accelerazione anagrafica continuerà a essere di questa portata, non sarà difficile capire che ormai siamo ad un passo dal punto di non ritorno. I giovani se ne vanno, con loro il migliore capitale sociale. Quando una città se ne priva, non ha più prospettive.
Una scelta che contraddistingue i sipontini da decenni, ormai. Cosa c’è che non va e non si riesce a realizzare?
Abbiamo tutte le risorse che potrebbe offrire una città, piuttosto bisognerebbe aprire una discussione e il tema dovrebbe essere: perché non siamo riusciti a …?.
Qual è la sua risposta alla domanda che pone?
Manfredonia sta morendo degli aiuti che erano arrivati negli ultimi 40 anni. Invece di creare un modello di sviluppo sostenibile, hanno generato effetti collaterali: hanno favorito la criminalità organizzata e la corruzione, per esempio.
E nella vicina Monte Sant’Angelo, dove il reddito medio annuo è leggermente superiore rispetto a quello di Manfredonia, cosa succede?
Monte Sant’Angelo. da una prima lettura dei dati, sembra la seconda città più ‘ricca’ dei comuni garganici, subito dopo San Giovanni Rotondo il cui reddito pro-capite annuo è fortemente condizionato dall’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza e da tutte le altre attività nate intorno alla figura di San Pio.
Perché dice “sembra”?
La realtà è invece drammatica. Il 92,22% del reddito dichiarato proviene da pensionati e dipendenti pubblici, mentre il lavoro autonomo contribuisce per l’1,50% e quello di impresa individuale per il 2,10%.
Come interpreta questi dati?
La città si sta avviando verso una sua progressiva estinzione. Tra dieci anni ci troveremo di fronte a un paese fantasma con costi pubblici sproporzionati rispetto alla popolazione, vista la vastità del suo territorio.
Una proiezione nefasta, per quanto frutto di studio e analisi. Pensa che potrà essere sovvertito questo senso di (retro)marcia?
La responsabilità politica e della classe dirigente degli ultimi decenni è stata determinante nel portare una città straordinaria dal punto di vista culturale, religiosa e architettonica verso la sua estinzione se non si troveranno soluzioni sostenibili e innovative tenendo conto delle specificità della città e del territorio che sono i suoi vantaggi comparati rispetto ad altre realtà territoriali. In altre parole, c’è bisogno di una visione e di una strategia per dar corpo ad un modello di sviluppo inclusivo e attraente per tutti
Lei sollecita e invita a una discussione pubblica su questi temi.
Perché o riusciamo a creare nei prossimi cinque anni un modello di sviluppo sostenibile con le risorse che stanno arrivando, oppure è la fine. Purtroppo.
Ci sono interlocutori privilegiati, rispetto ad altri, ai quali rivolgersi?
Questi dati, anche se viviamo un momento così particolare, dovrebbero portarci tutti ad aprire una discussione pubblica nella quale siano coinvolti politici, economisti, imprenditori, corpi intermedi e tutta la cittadinanza attiva, poiché questi dati ci dicono che non c’è dignità né nel lavoro che c’è né in quello che non esiste. Il nostro territorio e la nostra città sopravvivono di illegalità (lavoro nero, sottopagato e sfruttato), di evasione fiscale e nella peggiore delle ipotesi di economia criminale.
Pensa che esistano margini e volontà per il confronto che auspica?
Certamente sì. Il problema è che bisogna mettere le intelligenze migliori intorno ad un tavolo. Ci vuole conoscenza e studio. Studiare, studiare, studiare. E formazione.
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