E’ nell’autoproduzione il futuro (prossimo) dell’energia

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L’Italia è tra le primissime nazioni europee ad aver disciplinato il recepimento della direttiva Red II rendendo possibile la condivisione dell’energia elettrica prodotta da impianti alimentati a fonti rinnovabili tra più cittadini, i consumatori di energia elettrica potranno associarsi per realizzare configurazioni di autoconsumo collettivo e Comunità energetiche.

Si tratta di una possibilità che non esisteva in precedenza, poiché sussisteva il limite normativo per cui l’energia prodotta da un impianto alimentato da fonte rinnovabile fosse autoconsumata al massimo dall’utente presso il quale l’impianto era installato e che rivoluziona il sistema energetico del Paese. Adesso privati cittadini, attività produttive ed enti pubblici possono costituire comunità e usufruire dei vantaggi a esse connessi. Vantaggi in termini di risparmio ma anche di salvaguardia dell’ambiente, per contrastare gli stravolgimenti climatici.

Se ne è parlato venerdì mattina in Camera di Commercio a Foggia, in un incontro organizzato dal deputato Giorgio Lovecchio, nonché vicepresidente della commissione permanente bilancio e tesoro della camera dei deputati, al quale hanno partecipato Damiano Gelsomino, presidente della Camera di Commercio di Foggia; Mario Turco, vicepresidente del M5S; Michele Gubitosa, vicepresidente del M5S; Leonardo Donno, componente della commissione permanente bilancio e tesoro della camera dei deputati. Ad illustrare analiticamente il tema delle comunità energetiche è stato Gianni Girotto, presidente della commissione attività produttive del Senato e ideatore delle comunità energetiche.

Tra i relatori anche Gianfilippo Mignogna, Sindaco di Biccari, chiamato a testimoniare l’esperienza del suo Comune, primo in Capitanata ad istituire una comunità energetica.

“È uno strumento nuovo che abbiamo ideato e che è disponibile da un anno a questa parte - ha spiegato Lovecchio a l'Attacco -. Con questo primo convegno promosso in Capitanata lo abbiamo voluto far conoscere alle associazioni di categoria e a tutti i cittadini e amministratori, per spiegare loro come funziona una comunità energetica. Molto spesso se ne parla ma è un po' difficile da capire e proprio in questo momento in cui le fonti energetiche fossili hanno un costo elevato, come vediamo benissimo in bolletta, costituire delle comunità energetiche, specialmente in provincia di Foggia, dove abbiamo risorse naturali come sole e vento, significa un abbassamento dei costi dell'energia elettrica per i singoli cittadini ma anche per le amministrazioni pubbliche e per le imprese, ottenendo quindi un doppio vantaggio: un risparmio immediato e un guadagno successivo con l'arrivo degli incentivi. Senza contare gli effetti positivi sull’ambiente”.

 

“Il fabbisogno di corrente è destinato ad aumentare, questo modello potrebbe fare la differenza tra cittadini poveri e agiati”
Una comunità energetica è un’associazione composta da enti pubblici locali, aziende, attività commerciali o cittadini privati, i quali scelgono di dotarsi di infrastrutture per la produzione di energia da fonti rinnovabili e l’autoconsumo attraverso un modello basato sulla condivisione. Si tratta dunque di una forma energetica collaborativa, incentrata su un sistema di scambio locale per favorire la gestione congiunta, lo sviluppo sostenibile e ridurre la dipendenza energetica dal sistema elettrico nazionale.

Le comunità energetiche vanno oltre la soddisfazione del fabbisogno energetico, infatti incentivano la nascita di nuovi modelli socioeconomici caratterizzati dalla circolarità. In una comunità energetica i soggetti sono impegnati nelle diverse fasi di produzione, consumo e scambio dell’energia, secondo i principi di responsabilità ambientale, sociale ed economica e partecipazione attiva in tutti i processi energetici.
Ma se fino a qualche tempo fa i limiti di legge erano molto restrittivi, ora con la direttiva Red II si sono aperte molte più possibilità di cui però non tutti sono a conoscenza.
L'argomento assume ancor più rilievo se si pensa che le partite più importanti, anche su scala internazionale, si giocano proprio nel campo dell'approvvigionamento di energia.

“Le 30 guerre che ci sono attualmente nel mondo sono dovute per la maggior parte a questioni legate al controllo dell'energia e quella in Ucraina è solo l'ultima – ha messo in evidenza Gianni Girotto -. Oggi abbiamo 1,2 milioni di condomini in cui, fino a febbraio 2020, era vietato esplicitamente, in presenza di un impianto condominiale, distribuire energia ai vari appartamenti, che al contrario avrebbe potuto alimentare solamente ascensore e luci scale. Questo ha posto di fatto completamente fuori mercato le rinnovabili sui condomini. Invece nelle abitazioni singole in Italia abbiamo già mezzo milione di piccoli impianti domestici, nei condomini non ce n'è alcuno. Ecco perché dal nostro punto di vista questa è stata semplicemente un’operazione di normalizzazione: abbiamo eliminato un divieto che era assolutamente irrazionale e antieconomico. I condomini quindi non hanno più scuse, solo vantaggi”.

Questi si esplicitano in un risparmio in bolletta di almeno il 20-25% per tutti i membri della comunità ma soprattutto l’autoproduzione consente di ridurre il prezzo dell’energia all’ingrosso a vantaggio di tutti gli italiani, il che farebbe già comodo nell’immediato, ancora di più in prospettiva futura, quando si passerà al vettore elettrico in casa anche per il riscaldamento e per la cottura dei cibi. Sono infatti tre volte più efficienti pompe di calore e fornelli ad induzione, rispetto ai tradizionali strumenti a gas. Di conseguenza si prevede che aumenterà ancora il fabbisogno di corrente con prezzi destinati a salire ulteriormente.
Per questo “domani la differenza tra un cittadino povero e uno agiato sarà proprio nella autoproduzione di energia”, ha rimarcato il senatore.

Per quanto riguarda i fondi, ci sono 2 miliardi del Pnrr che a breve verranno messi a bando per tutte le comunità energetiche create nei comuni fino a 5 mila abitanti, di qualunque natura esse siano: condominiale, artigianale, agricola e così via. Girotto ha tuttavia presentato un emendamento per portare a 10 mila il tetto di abitanti. “Ho il terrore che, stante la scarsa conoscenza della misura, quei soldi non vengano spesi e sarebbe un peccato micidiale, quindi meglio allargare la platea. Le comunità energetiche hanno inoltre il grandissimo ulteriore pregio che gli incentivi esistenti si cumulino a quelli nuovi. Ad esempio, a livello residenziale la detrazione fiscale del 50% si aggiunge all'incentivo dei 100 euro a MW/h autoconsumato accordato per 20 anni; a livello industriale, il super ammortamento si cumula con gli stessi 100 euro; a livello pubblico gli enti locali possono pagare l'impianto usando una serie di fondi pubblici già esistenti. Parliamo di qualcosa che già fattoda una serie di Comuni, non è cioè mera teoria ma è già nella pratica. In altre parole, agli enti pubblici va detto che hanno i fondi, agli imprenditori invece che ci sono clienti con denaro da spendere, denaro garantito peraltro. Sono tutti contenti”.

Ultima possibilità è quella legata al superbonus con cui si può fare anche una comunità energetica: la misura finanzia un impianto fino a 20 kW su cui non però viene dato l'incentivo. In alternativa, col superbonus si fa tutto il resto e l’impianto della comunità energetica si realizza con l’incentivo al 50% pagandolo quindi la metà; in questo caso scattano i 100 euro di incentivo.

“Il condominio è solo uno dei luoghi in cui dare vita ad una comunità energetica – ha ricordato Girotto -, sono tante le combinazioni possibili: nelle zone industriali, artigianali, nei borghi, nelle colline, in montagna; la composizione è assolutamente a piacere, ci può essere una famiglia normale o il libero professionista, il commerciante o l'artigiano o l'industriale. La presenza degli enti pubblici è opzionale anche se ci sarebbe il vantaggio di poter avere risorse pubbliche per l’impianto. Statuto e regolamento sono un ulteriore pregio: ogni comunità energetica è sovrana al proprio interno, non c'è un regolamento predefinito, quindi oneri (spese) e onori (ricavi) vengono gestiti come meglio ritiene la comunità stessa che può scegliere la grandezza, la tipologia, l'ubicazione dell'impianto. Le grandi imprese e le aziende che distribuiscono energia sono escluse dalle comunità energetiche, possono fare invece la consulenza, la progettazione e la manutenzione degli impianti. Io vedo solo vantaggi e finora non c’è stato nessuno che sia riuscito a trovarmi un elemento negativo rispetto a questa opportunità. Per ora parliamo di comunità limitate perché inscritte nel perimetro delle cabine secondarie, anche se siamo in attesa che le norme permettano alle comunità energetiche di agganciarsi alle cabine primarie, molto più grandi. Ma anche in questo modo si tratta di un'occasione da non perdere”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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