E’ partita ufficialmente la campagna della raccolta del grano anche in Capitanata. Ieri mattina Coldiretti ha dato appuntamento alla stampa in uno dei campi del Tavoliere su cui si coltiva il prezioso oro giallo. Quest’anno ancora più prezioso, viste le difficoltà di approvvigionamento causate dalla guerra in Ucraina che tiene bloccate nel porto di Odessa navi cariche di cereali ma, ancora prima, per il drastico calo di produzione dello scorso anno che oggi determina scorte ai minimi storici.
Negli Stati Uniti e Canada, due dei maggiori produttori a livello mondiale, si sta completando in questi giorni la semina ma secondo l’ultimo report di maggio del Dipartimento dell’agricoltura Usa (Usda) tra il 2022 e il 2023, il mondo dovrà affrontare una produzione incapace di soddisfare i consumi. La produzione globale di grano è stimata intorno ai 775 milioni di tonnellate, 4 milioni in meno rispetto all’anno precedente. L’ammanco più importante verrà dall’Ucraina, per la quale le proiezioni parlano di un raccolto un terzo inferiore rispetto a quello precedente. Problemi, riferisce il dipartimento Usa, pure in Marocco e India a causa rispettivamente di siccità e ondate di caldo. Miglioreranno eccezionalmente le messi in Canada, Russia, Turchia, Kazakistan e Stati Uniti aiutate dalle favorevoli condizioni climatiche.
I consumi globali invece si attesteranno intorno ai 788 milioni di tonnellate, 3 milioni in meno rispetto all’anno precedente con il calo nell’alimentazione animale in parte compensato da quella umana e dalla lavorazione industriale. Le aree più affamate di pane e pasta saranno la Cina, l’Africa subsahariana e l’Europa, quest’ultima a causa dell’arrivo di profughi dall’Ucraina e dell’aumento del turismo in seguito all’allentamento delle restrizioni anti Covid. Secondo l’Usda, la crescita dell’inflazione impatterà sul potere d’acquisto nei Paesi in via di sviluppo e spingerà la popolazione a comprare alimenti realizzati con cereali sostitutivi, tanto che le previsioni per il Sud Asia ipotizzano un crollo degli acquisti causato anche dalla situazione in India, dove il governo ha scelto di finanziare l’uso dei fertilizzanti per il riso al posto del grano.
Non andrà meglio in Italia, la produzione di grano è infatti stimata quest’anno in calo del 15% per effetto della siccità che ha tagliato le rese dal Nord a Sud del Paese. È quanto emerge da una stima della Coldiretti divulgata in occasione dell’avvio della trebbiatura che inizia dalle regioni del Sud.
Dall’Emilia Romagna al Veneto si prevede – sottolinea la Coldiretti – un calo intorno al 10%, mentre per le regioni centrali la diminuzione potrebbe attestarsi al 15-20% ma al Sud si prevede un minor raccolto tra il 15 e il 30%.
Il raccolto dovrebbe attestarsi attorno ai 6,5 miliardi di chili a livello nazionale su una superficie totale di 1,71 milioni di ettari coltivati fra grano duro per la pasta (1,21 milioni di ettari) e grano tenero per pane e biscotti (oltre mezzo milione di ettari).
E’ in Puglia che si concentra la maggiore produzione nazionale di grano duro ma anche qui le previsioni non sono buone, si calcola una produzione quest’anno in calo del 30% per effetto della siccità che ha stretto tutta la regione in una morsa per mesi causando il taglio delle rese. E’ quanto emerge da una stima della Coldiretti Puglia, divulgata in occasione dell’avvio della trebbiatura in Puglia.
“Non una buona stagione – conferma a l’Attacco il cerealicoltore foggiano Nicola Siena, dal cui campo, simbolicamente ieri mattina è partita la mietitura in Capitanata -. A questo si aggiunge anche il fatto che i costi di produzione sono praticamente raddoppiati, in parte dovuti agli effetti della guerra in Ucraina ma soprattutto per il caro carburante, il caro concime e il caro energia. A questo punto bisogna prendere dei provvedimenti al più presto possibile”.
“Emerge con chiarezza che ormai coltivare in Italia diventa sempre più complicato in quanto non abbiamo forze in campo sufficienti per poter sostenere il comparto cerealicolo – ha rincarato la dose a l’Attacco Pietro Piccioni, direttore Coldiretti Puglia -. Parliamo di un settore che è stato abbandonato negli anni e che oggi si riscopre in tutta la sua importanza e strategicità, in una nazione che importa grano dall'estero. La guerra in Ucraina non sta facendo altro che accentuare un problema che già esisteva. Innanzitutto si stanno generando dei fenomeni di speculazione a livello internazionale determinando un'incertezza sui prezzi per il futuro: si legano a delle quotazioni e delle strategie che in qualche modo non tengono conto che in Italia produrre grano è strategico ma soprattutto che produrre il grano in Italia ha un prezzo esorbitante, essendoci stato di fatto un raddoppio dei costi di produzione. Questo significa che noi oggi importiamo il 64% del grano per il pane e il 45% del grano per la pasta. Non faremo altro che aumentare le importazioni se non rendiamo più conveniente la possibilità di poter coltivare in Italia”.
Ecco perché occorre investire soprattutto oggi nell'immediatezza, per cercare di abbassare i costi di produzione attraverso una politica di contenimento dei prezzi dell’energia, dei prezzi dei fertilizzanti e a medio e lungo termine finanziando la ricerca scientifica per aumentare le rese. “Ma soprattutto è necessario dare ai produttori l'opportunità di poter irrigare, adottando una seria politica dell'acqua”, ha ricordato Piccioni, essendo stata proprio la siccità uno dei problemi che ha maggiormente inciso sulla bassa resa di quest’anno.
A queste condizioni la cerealicoltura diventa sempre meno attrattiva e diventa sempre più pesante per gli agricoltori stare sul mercato. “Dalla Puglia proviene un quarto della produzione di grano duro italiano, coltivato su 60 mila ettari – ha aggiunto il direttore di Coldiretti Puglia -, il che significa che si tratta di un'economia importante, strategica non solo per la regione ma a livello nazionale, soprattutto in chiave di auto approvvigionamento e sovranità alimentare”.
Eppure si moltiplicano gli imprenditori agricoli che preferiscono cedere, dove possibile, i propri terreni alle aziende del fotovoltaico i cui impianti riescono a garantire un'entrata seppure minima ma certa, al posto di coltivare il terreno. “Non faccio fatica a crederci, basti pensare che una accelerata di una mietitrebbiatrice costa 50 euro di carburante e non basta che il prezzo del grano sia aumentato rispetto agli anni scorsi: oggi va a 55 euro al quintale, al netto dell’incertezza delle speculazioni ma il margine è sempre lo stesso”, ha fatto notare Piccioni.
L’8 giugno scorso l'osservatorio prezzi della borsa merci di Foggia per il grano duro fino nazionale - peso specifico 79 chilogrammi ogni 100 litri, proteine minime 12%, alle condizioni di franco partenza e Iva esclusa - non ha fissato le quotazioni; le nuove, relative al raccolto 2022 saranno rilevate dalla seduta di domani. Le ultime quotazioni di Foggia per il pastificabile nazionale raccolto 2021 risalgono al 1 giugno e sono di 565 euro alla tonnellata sui minimi e 570 euro sui massimi, in crescita di 10 euro alla tonnellata sulla precedente seduta del 25 maggio. Con questo ultimo aumento, su questa piazza il prezzo del grano duro pastificabile risulta cresciuto di 70 euro alla tonnellata dal 29 settembre 2021.
Prezzi che, come detto, non ripagheranno gli agricoltori pugliesi delle spese sostenute: fino a 600 euro in più ad ettaro a causa dell’impennata dei costi di produzione. “Il salasso a carico del Granaio d’Italia rende dunque necessari interventi per aiutare le imprese rispetto a rincari ormai insostenibili, a partire dal settore cerealicolo che rappresenta uno dei simboli della situazione di difficoltà in cui versa l’agricoltura regionale”, ha concluso Piccioni.
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