La riesumazione del progetto della zip line a Panni, su cui l’Attacco ha scritto nell’edizione di ieri, ha suscitato diverse reazioni. Conosciute più semplicemente con il nome di teleferiche, consistono in una lunga corda d’acciaio, sospesa a centinaia di metri da terra che collega due punti di altezze diverse ed è dotata di una carrucola alla quale, grazie a un’apposita imbracatura, si viene agganciati per poter affrontare il percorso in discesa, in totale sicurezza sfruttando la forza di gravità. La velocità del volo varia in base alla teleferica: si possono raggiungere i 100 km /h ma anche superare i 170 km/h. In Italia sono decine le possibilità e le località a disposizione di chi ha voglia di provare l’ebbrezza del cosiddetto volo dell’angelo, con volumi d’affari di milioni di euro all’anno. E sebbene l’idea, per ciò che riguarda il piccolo centro nel cuore dei Monti Dauni, sia ancora in una fase embrionale, ci sono diversi temi su cui occorre fare chiarezza. Innanzitutto per ciò che riguarda l’impatto che un impianto simile potrebbe avere sull’ambiente.
Sulla scorta delle polemiche che in altre località le strutture hanno innescato, l’Attacco ha chiesto un parere al presidente del Wwf Foggia Maurizio Marrese. “I cavi – ha spiegato l’ambientalista – vengono sospesi sulle valli e sono praticamente invisibili, in particolare per gli uccelli, in quanto è di fatto impossibile apporvi dei segnali, come accade sugli elettrodotti. Questo significa che si genera la collisione tra cavi e uccelli in volo. Il fatto poi che attraversino le valli peggiora la situazione perchè è proprio qui che di solito si trovano gli uccelli veleggiatori e migratori. Si pensi alle cicogne bianche e le cicogne nere che frequentano i Monti Dauni per esempio o anche addirittura alle gru. Queste ultime molto spesso migrano di notte, quindi per loro è praticamente impossibile vedere i cavi. Di notte poi frequentano quegli spazi i rapaci notturni, dai gufi ai barbagianni o addirittura il gufo regalo reale che da noi è una presenza molto rara, se non totalmente assente”.
In altre parole il rischio rappresentato dai cavi delle zip line è che gli uccelli ci vadano a sbattere contro e precipitino. “Non a caso nei centri di recupero la maggior parte degli animali che arrivano o sono sparati o sono quelli che collidono con i cavi sospesi – ha confermato Marrese -. Quindi sì, l'impatto c'è, dal punto di vista naturalistico, conservazionistico e direi anche ambientalista, anche in considerazione del fatto che si andrebbe a realizzare un impianto del genere in un territorio che già subisce l’impatto dovuto alla presenza delle tante torri eoliche, è un territorio che ha già dato e che ha già i suoi problemi. E poi, si tratta di avere una diversa visione di un territorio che ha bisogno di essere valorizzato: i Monti Dauni sono spettacolari, bisognerebbe valorizzare le cose belle che hanno senza alterare l'ecosistema ed invece si pensa a renderli uguali ad altri posti, con idee ormai vecchie e con cose già fatte da altri. Andrebbe al contrario realizzato un modello originale che punti sulle peculiarità e l’identità del territorio, all’insegna della sostenibilità, non copiando cose già fatte. Abbiamo l’esempio del Gargano, in cui si punta sempre come al solito sui lidi e gli ombrelloni copiando semplicemente la cultura che ci hanno tramandato i romagnoli cinquant'anni fa. In realtà il Gargano è molto di più e chi viene a conoscerlo si aspetta cose molto diverse rispetto al piatto di tortellini che viene servito al ristorante”.
Naturalmente, nel caso l’idea dovesse andare in porto, il progetto dovrà essere sottoposto a tutta la trafila amministrativa delle autorizzazioni ma il Wwf assicura sin da ora il proprio contributo alla salvaguardia dell’ambiente con la presentazione di tutte le osservazioni del caso, in sede di conferenza di servizi.
Se da un lato il mondo ambientalista non vede nella zip line un volano di sviluppo ma prefigura maggiori possibilità, anche di occupazione e produttività economica, in una valorizzazione più legata alle bellezze del territorio, dall’altro i promotori dell’iniziativa privata confidano che il volo dell’angelo possa rappresentare una sorta di ancora di salvezza per combattere lo spopolamento e la crisi demografica di Panni, borgo ormai di 600 anime.
“La nostra proposta prende le mosse non tanto dall’intenzione di fare profitto – ha illustrato a l’Attacco Franco Rucci, a capo della Società a Capitale Diffuso di crowdfunding per la raccolta delle risorse private, utili alla realizzazione dell’opera –, anche perché gli investitori hanno proprie avviate attività, quanto per, mi si passi l’espressione, amor di patria e per la rinascita del paese. Io sono pannese e con me gli altri che vogliono scommettere sulla zip line, quindi il legame con il nostro territorio e la preoccupazione che l’inesorabile spopolamento possa condannare il paese ci ha spinti ad agire. La cifra aggiornata che abbiamo raggiunto supera i 200 mila euro (si era detto 110 mila euro nell’articolo di ieri, ndr) e c’è perfino un socio statunitense tra i finanziatori. Altri ancora se ne aggiungeranno. E, a dirla tutta, il reperimento delle risorse finanziarie non è il problema principale, già allo stato attuale potremmo avere aperture di credito da parte delle banche e avere la somma necessaria a partire, io sono un commercialista, faccio questo per mestiere”.
Il punto è però capire che intenzioni abbia l’amministrazione comunale: questa la perplessità del professionista e dei suoi sodali.
“Durante l’incontro che abbiamo avuto con il Sindaco in municipio la scorsa settimana, in effetti ci è stata negata la possibilità di visionare il loro progetto ma non era affatto chiaro che l’amministrazione volesse a sua volta realizzare l’opera con risorse pubbliche. Ora ci chiediamo se questo atteggiamento sia volto ad ostacolare la nostra iniziativa. Insomma, potremmo finire per spendere decine di migliaia di euro in perizie, valutazioni e elaborazioni tecniche preliminari per poi ritrovarci di fronte ad una operazione già avviata dal Comune. Ecco perché abbiamo chiesto di visionare il progetto che ormai è congelato da anni. E lo è perché anche allora ci fu un problema di reperimento di soldi. Insomma, non vorremmo arrivare allo scontro con l’amministrazione comunale facendo partire richieste di accesso agli atti e quant’altro; ecco perché chiediamo chiarezza su tutta la linea. Qui non si tratta di chi arriverà prima ma di chi potrà effettivamente portare a compimento il progetto, per il bene della comunità”, ha concluso Rucci.
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