Monte Sant’Angelo, il turismo cresce ma i numeri restano ridottissimi. E gli investitori non arrivano

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In un normale giorno feriale di febbraio, mese tra i più deboli dell’anno quanto ad arrivi e presenze, chi giunge a Monte Sant’Angelo fa due scoperte, così come è avvenuto a l’Attacco giovedì scorso. La prima è che è impossibile stancarsi della bellezza del luogo, ogni volta un vero piacere per gli occhi. La pietra dei monumenti, a cominciare dal santuario, così come il bianco del rione Junno, fanno a gara con l’emozionante panorama che domina il Gargano sud. La seconda riguarda il silenzio. Man mano che si sale verso il centro storico, cuore del paese, l’atmosfera si fa sempre più ovattata e le persone che si incontrano diventano pochissime. Un centro desertico dove quasi tutti gli esercizi turistici e commerciali sono vuoti, compresi i ristoranti e i due alberghi cittadini. E’ febbraio, le chiusure stagionali e quelle legate alla cessazione dell’attività e ai vendesi non si contano. E’ da esperienze come queste, oltre che dal racconto dei montanari stessi, che nasce l’approfondimento de l’Attacco sulla fortissima discrasia che si sta registrando a Monte Sant’Angelo: da un lato gli svariati riconoscimenti e l’attività promozionale connessa ai due siti Unesco e al titolo di capitale regionale della cultura 2024; dall’altro un tessuto economico agonizzante, con scarsa imprenditoria e commercio che va riducendosi sempre più.

I numeri del turismo
Perché i passi avanti compiuti sul piano turistico non riescono ad attutire, se non ad arrestare, il gravissimo decremento demografico di cui la città soffre da decenni e che tuttora continua? Dal 2001 al 2023 la popolazione di Monte si è ridotta del -6,48% ed è invecchiata notevolmente, passando da un’età media nel 2001 di 41 anni a 47,60, +6,60%, nel 2023. Il comparto turistico è migliorato di parecchio: +32,14% tra il 2016 e il 2022. Ma i numeri, se valutati in senso assoluto, sono troppo ridotti per una città che ha così tanto da offrire per siti culturali, naturalistici, religiosi. Nel 2022, anno degli ultimi dati ufficiali di Pugliapromozione disponibili, ci furono 70.718 presenze (+ 17.059 rispetto alle 53.659 del 2021) e 20.670 arrivi (+ 6.011 rispetto ai 14.659 del 2021). Quanto pesa sull’economia cittadina? Pochissimo: l’ISTAT dice che è assai scarsa l’incidenza del turismo sul PIL totale di Monte Sant’Angelo: appena il 2,28%. 

Il progetto di via Verdi
Nel 2021 su queste colonne fu raccontato il progetto di recupero e riqualificazione degli immobili in disuso di via Verdi ad opera dell’architetto siciliano Giuseppe Tortorici e del suo Studio Regolo di Parma. Si immaginava di far nascere un ristorante, un bar, diversi b&b, una gelateria, una riad marocchina, botteghe artigiane. “L’intervento di via Verdi va annoverato tra i primi, importanti effetti di una programmazione, pianificazione e progettazione che viene dal 2017 e cioè dall’insediamento di questa amministrazione”, commentò a l’Attacco il sindaco Pierpaolo d’Arienzo. Ma l’investimento si è fermato ad un bar e al ristorante Profumo, oggi chiuso. Non si è generato l’interesse sperato intorno a tale operazione. Null’altro è stato realizzato da allora. 
“La prima domanda che ciascuno dovrebbe porsi, a cominciare dai nostri amministratori comunali, è perché gli imprenditori non vengano ad investire a Monte Sant’Angelo”, analizza un operatore commerciale, parlando con l’Attacco. 
“Se il turismo cresce, come dicono, perché non arrivano investitori? Che fine ha fatto la grande operazione di via Verdi? Perché tutto l’investimento previsto è sparito? Sono sorti solo un ristorante, peraltro chiuso, e un bar. La verità è che i numeri del comparto turistico restano limitatissimi. Quanto al commercio, non c’è ricambio perché evidentemente manca la prospettiva di guadagno. Dire che i giovani montanari vogliono il posto fisso non basta, perché se quei locali intorno al santuario fossero attrattivi si farebbero avanti persone forestiere a rilevarli. Invece nulla”, continua il montanaro. “La politica parla sempre di pianificazione ma in realtà manca la progettazione. Per fortuna la Regione non fa mancare i finanziamenti pubblici, ma l’economia non cresce. E se non si inverte la rotta questo è un paese destinato a morire. Si è scelto di scommettere su una scuola per operatori socio sanitari, col risultato che si studia per andarsene a lavorare fuori città. Si insiste con la solita solfa dello scioglimento del consiglio comunale per presunte infiltrazioni mafiose, come a dire che dopo il 2017 il paese è rinato. Ma se la narrazione è questa ci spiegano perché sul piano economico ed occupazionale non è cambiato nulla in meglio? L’ultima grande operazione è stato l’arrivo dei turchi di Sisecam, che nel 2016 rilevarono l’ex Sangalli Vetro di Macchia. Null’altro quanto a investitori”. 

La fine di Macchia
Proprio la frazione costiera di Monte, ovvero Macchia, è oggetto di discussione rispetto ai numeri del comparto turistico. “Di 70mila presenze turistiche del 2022 la metà riguarda Macchia”, sottolinea l’operatore commerciale. “Sono persone che magari non salgono mai nemmeno a Monte. Il grosso, quanto a balneare, lo fa Baia del Monaco, il cui proprietario ormai investe esclusivamente su Macchia e non più sul Palace che sta a Monte. E non è paradossale che, tranne i lidi in estate, lungo la costa tra Macchia e Mattinata non ci sia un solo posto dove poter mangiare, in uno dei tratti più belli del Gargano sud?”. 
“Il turismo resta un fenomeno prevalentemente giornaliero e legato al mare”, racconta a l’Attacco un secondo montanaro. “Sono poche, pochissime, le 70mila presenze ufficiali del 2022. Numeri troppo bassi per una economia turistica soddisfacente. Il reddito di chi lavora nel comparto è davvero scarso, la stessa redditività legata al santuario si è ridotta. Chi lavora attorno al santuario sopravvive, compreso il museo interattivo de Il sentiero dell'Angelo, che non è mai stato davvero integrato nelle politiche culturali del Comune né sostenuto in qualche maniera. Si è smontato il progetto di rigenerazione di via Verdi e le strutture ricettive restano limitate. A Monte le uniche realtà alberghiere sopravvissute sono il Palace Hotel e la Casa del pellegrino, mentre gli altri sono tutti b&b o case vacanze. Peraltro il primo è chiuso in inverno, apre ogni anno per Pasqua. È cresciuta molto la ricettività extra alberghiera ma il comparto resta assai stagionalizzato. A Macchia ci sono nicchie di mercato interessanti, compreso il turismo di alta gamma che è il segmento in cui operano Villa Basso e Barone Gambadoro. Sono due strutture ricettive che lavorano bene con la clientela danarosa e straniera, ma i posti letto sono pochi. Stiamo parlando di piccoli numeri”. C’è amarezza in paese anche per la sospensione, da parte di Slow Food, del presidio del pane di Monte Sant’Angelo. “E’ stato un brutto colpo”, continua il montanaro. “Si è aggiunto ad un ridotto livello qualitativo della ristorazione e all’irrilevanza del turismo gastronomico. Oggi si fa davvero fatica a dire che, come in passato, ci siano turisti che arrivano a Monte Sant’Angelo spinti dal desiderio di fare esperienze gastronomiche”. 

La comunità tagliata fuori
Le interviste realizzate da l’Attacco la scorsa settimana sono state e sono tuttora oggetto di dibattito in paese. Nel mondo delle associazioni, ad esempio, ha colpito il riferimento alla “vitalità associativa” fatto con ottimismo da Matteo Rinaldi, che dal 2015 presiede Monte Sant’Angelo Francigena, realtà che si occupa prevalentemente di cammini. “In realtà le associazioni sono sempre meno e quelle esistenti sono invecchiate. La sola novità rilevante è quella creata dai giovani di Un Monte di idee, che organizzano cose peraltro interessanti e che meriterebbero un maggiore protagonismo e coinvolgimento”. 
Proprio in merito alla partecipazione della comunità alle scelte amministrative si avverte una forte distanza tra la versione fornita da Palazzo di città e l’opinione raccolta in paese. 
Venerdì prossimo è prevista una “riunione speciale con attività produttive e operatori turistici”. “Continua il percorso di ascolto, dialogo, confronto, condivisione e co-progettazione con la comunità grazie al progetto di partecipazione e cittadinanza attiva #Monte2027”, è l’annuncio fatto dall’amministrazione d’Arienzo nei giorni scorsi, dando appuntamento per il 23 febbraio, alle ore 18.00, in biblioteca, col Tavolo permanente su cultura e turismo, dedicato alle attività produttive. 
“Quel tavolo non si riuniva da chissà quanto. Ma, incontri a parte, vengono decantate una partecipazione e integrazione che non ci sono effettivamente. Anche questa è narrazione di facciata. Che a Monte Sant’Angelo esternino dissenso pubblicamente in pochi non vuol dire che non esista un largo disagio, un’insoddisfazione profonda. In realtà i più sono scontenti, ma non parlano per non avere problemi o perché avvertono il peso del potere. Manca la coesione, non appare compatto nemmeno il mondo ecclesiastico”. 

L’esempio di Mattinata
C’è chi mostra l’esempio positivo del sindaco di Mattinata Michele Bisceglia: “Lui anima l'intera comunità, è sempre presente a qualunque iniziativa o evento organizzato nella propria realtà. A Mattinata non ci sono associazioni amiche e altre considerate politicamente distanti e dunque ostili. A Monte Sant’Angelo, invece, il primo cittadino non si vede da nessuna parte: non partecipa alla vita della città, va solo agli appuntamenti istituzionali dove è previsto che debba intervenire. Serve cambiare atteggiamento nei confronti della comunità, abbandonando posizioni divisive”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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