Costarono 150 miliardi di vecchie lire, soldi pubblici. Ma non sono mai entrati in funzione e adesso, finalmente, stanno per essere demoliti. Sono i famigerati ed obsoleti nastri trasportatori del Bacino alti fondali di Manfredonia, quello che i sipontini chiamano porto industriale. L’intesa “storica” è stata presentata stamane da Regione Puglia, Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico meridionale e Consorzio ASI di Foggia.
Presenti il neo commissario dell’ente portuale e contrammiraglio Vincenzo Leone, il presidente della Regione Michele Emiliano con gli assessori Raffaele Piemontese e Debora Ciliento, il sindaco di Manfredonia Domenico la Marca coi colleghi di Mattinata e Cerignola Michele Bisceglia e Francesco Bonito (assente invece il Comune di Monte Sant’Angelo, sulla cui area ricade il porto), il presidente del Consorzio ASI Agostino De Paolis, il consigliere regionale Paolo Campo, i referenti dell’ATI che si è aggiudicata i lavori sul BAF.
Difatti, come anticipato da l’Attacco nell’intervista pubblicata oggi all’ex presidente AdSP Ugo Patroni Griffi, la rimozione dei nastri si è aggiunta, con variante, al mega appalto integrato dei lavori per la rifunzionalizzazione del Bacino alti fondali (appalto finanziato con 121 milioni di euro, di cui 80 milioni coperto dal PNRR e 41 milioni dal fondo ZES Recovery Fund).
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