Preoccupazione per la situazione dell’Istituto Comprensivo Santa Chiara - Pascoli - Altamura di Foggia, nel tempo affermatosi come polo di riferimento per il suo attivismo e la sua centralità nelle dinamiche educative nei contesti sociali di riferimento, che abbracciano due aree urbane a forte rischio di dispersione scolastica e povertà economica come il centro storico e il rione Candelaro. Per inquadrare in maniera esaustiva il problema e tutte le conseguenze è necessario fornire un breve quadro di sintesi, cosa che ha fatto la dirigente scolastica Angela Maria D’Arienzo a l’Attacco.
“L’istituzione, formata da tre plessi (Santa Chiara e Pascoli, ubicati in zona via Arpi e piazza De Sanctis e Altamura, in via Petrucci, zona Candelaro) vive un presente difficile ed una prospettiva futura connotata da notevoli incertezze a causa dei lavori avviati in tutti e tre i plessi”, spiega. “Il plesso Santa Chiara, destinatario di un cospicuo finanziamento con fondi PNRR è stato sottoposto a lavorazioni importanti che ne hanno determinato la chiusura e il relativo spostamento di tutte le classi di scuola primaria e le sezioni di scuola dell’infanzia nel vicino plesso Pascoli”, ricorda. “Ad oggi, non esiste una data certa relativa alla restituzione del plesso alla comunità scolastica e, sia pure consapevoli della necessità di intercettare il finanziamento, va sottolineata la perplessità relativa al processo che ha accompagnato il percorso di definizione delle alternative da parte del Comune, che aveva messo sul tavolo una serie di locali alternativi in zone troppo distanti rispetto al bacino d’utenza”, sostiene. “In quel frangente, se le proposte fossero state accettate, l’esito sarebbe stato disastroso perché avrebbe determinato una fuga (comprensibile) dell’utenza, che avrebbero dovuto portare i loro figli in locali distanti anche 3 km dall’attuale ubicazione dei plessi, con la dispersione di un patrimonio di saperi, pratiche e innovazione, senza contare l’estinzione del servizio in zone nevralgiche per la loro complessità sociale”, afferma. “La soluzione adottata, che si è tradotta nello spostamento di sei sezioni di scuola dell’infanzia e di undici classi di primaria nei locali della Pascoli ha determinato una contrazione degli spazi nel plesso di destinazione, snaturando il senso profondo dell’azione didattica, con una ricaduta negativa sulle opportunità degli alunni, che non hanno potuto più contare su uno spazio adibito per le attività di educazione motoria e dei diversi laboratori, da sempre nel DNA della Santa Chiara”, sottolinea.
“Questa soluzione, solo in apparenza risolutiva, ha permesso di non causare la contrazione del servizio, ma ha inciso pesantemente sul carico di un edificio storico come quello della Pascoli, interessato a sua volta da una ristrutturazione pregressa (che va avanti da ben sette anni) della quale non si riesce a ricostruire in maniera chiara tempistiche di restituzione e certezze sulla continuazione dei lavori, attualmente fermi”, racconta. “Non avere a disposizione un’intera ala dell’edificio (i lavori interessano la parte che contiene le aule più spaziose e la palestra) comporta l’impossibilità di programmare il futuro in maniera serena ed ha determinato, come già accennato, la saturazione degli spazi, che impedisce anche l’organizzazione funzionale delle classi e la piena fruizione dei tempi scolastici, soprattutto se si considera la mancanza del locale per la refezione, visto che la maggior parte delle classi funzionano secondo il sistema delle quaranta ore e della relativa mensa”, rimarca. “Il plesso più distante dal centro, situato in via Petrucci, insiste nel rione Candelaro ed è stato anch’esso sottoposto ad una lavorazione che ne ha impedito il pieno utilizzo”, evidenzia. “Attualmente, sembra che stia per essere riconsegnata la zona sottoposta alla ristrutturazione ed è in programma un avvio di lavori nella porzione attualmente disponibile”, dice. “L’ennesimo trasloco, sia pure interno, appare quasi come una beffa, al termine di un anno scolastico costellato dai due traslochi necessari per spostare le classi dalla Santa Chiara alla Pascoli e lo spostamento degli uffici amministrativi e di presidenza sempre nel plesso Altamura, che ha causato e causa una sofferenza nella gestione delle attività e nel rapporto con l’utenza”, prosegue. “I locali del plesso Altamura all’interno del quale, obtorto collo, sono stati delocalizzati gli uffici di presidenza e amministrativo appaiono poco consoni, sia in termini di spazio sia in termini di mancanza dei requisiti minimi infrastrutturali: ad oggi, non è ancora stato attivato un servizio telefonico, la linea internet e una verifica dell’impianto elettrico che costringe i lavoratori ad erogare le loro prestazioni in condizioni ambientali caratterizzate da notevole stress termico”, continua.
“Manca, ad oggi, una cabina di regia in grado di fornire risposte certe, supporto e interlocuzioni chiare per pianificare con serenità l’avvio del nuovo anno scolastico, all’interno di un contesto cittadino che ha visto altre istituzioni interessate da interventi infrastrutturali, per le quali sono state trovate soluzioni concordate e maggiormente orientate alla funzionalità rispetto al cantiere permanente che è diventato l’IC Santa Chiara Pascoli Altamura”, chiosa. “Chiediamo con forza che ci si faccia carico in maniera unitaria delle varie situazioni, attraverso l’istituzione di un tavolo permanente, con la partecipazione della componente tecnica e politica, cercando di non dimenticare che è in gioco uno dei servizi essenziali non solo per il futuro della comunità ma anche per il suo presente immediato”, conclude.
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