Sono stati centinaia i commenti di addetti ai lavori e cittadini in questo infuocato weekend di agosto, ciascuno pronto a dare la propria versione dei fatti, a raccontare la propria esperienza in loco e a somministrare la ricetta (o la punizione) per risollevare le sorti del comparto. A conferma che dal punto di vista mediatico il tema è molto sentito e tocca varie sensibilità. Lo sa molto bene Federico Massimo Ceschin, esperto di turismo di origine veneta ma pugliese d’adozione, project manager, consulente e autore di numerosi volumi sull’argomento, l’ultimo dei quali è intitolato La città diffusa del Gargano. “In effetti non ha tutti i torti Nobiletti quando dice che ogni estate è lo stesso refrain – il commento di Ceschin raggiunto telefonicamente da l’Attacco –. Io faccio turismo da quarant'anni e devo dire che a tutte le latitudini non si aspetta l'esito della stagione ma già a metà di essa ci si piange addosso”. D’altra parte è vero anche che quest’anno chi si lamenta non ha tutti i torti e non solo perché i flussi turistici paiono essere in flessione.
“C’è un segnale che andrebbe colto: l’aumento complessivo del turismo internazionale – ha rilevato l’esperto –. Le destinazioni che attirano turismo internazionale crescono: Stati Uniti, oceano Indiano, Kenya, Zimbabwe, Giappone crescono del 400%. La Grecia e la Spagna crescono tra il 9 e il 12%. L'Egitto che è considerata ormai nel Mediterraneo la destinazione migliore per qualità prezzo registra un più 250% di italiani, il che mi fa pensare che gli italiani, con l'Albania e quest'anno con l'Egitto, abbiano trovato soluzioni alternative alla Riviera romagnola, al Salento e ahinoi, al Gargano. Che sconta il fatto, come ho già detto in altre occasioni, che perfino le istituzioni, quindi non il cittadino o l'operatore turistico, nei loro piani, scrivono a chiare lettere che il brand Gargano è appannato. Quindi è una questione di brand e di posizionamento nei mercati. Per cambiare questi due fattori occorrono investimenti da parte di tutti”.
Proprio sul marketing territoriale, o meglio sulla sua carenza, in molti hanno puntato il dito in questo ultimo turbinio di polemiche. Ma non sono mancate le repliche e le difese d’ufficio scattate per le strategie sin qui adottate. “Vorrei capire dov’è e come si esplica il marketing territoriale del Gargano – la riflessione di Ceschin –. Ricordo anni nei quali si è tentato di fare delle operazioni legate a dei segmenti innovativi, anche con eventi e promozioni nazionali e internazionali, per esempio legati alla bicicletta. Non vedo più cose del genere oggi. L’ho detto e scritto già in passato: dal mio punto di vista la modalità con cui Puglia365 o comunque l’attuale piano strategico della Regione premia i territori non guarda molto bene a Taranto e a Foggia. Se nell’incipit del piano si dice che il brand Gargano è appannato allora si deve investire di più, altrimenti il divario tra questo e altri territori è destinato a crescere. Un brand appannato vuol dire attrattività ridotta, minore capacità degli operatori di accogliere e quindi di investire in innovazione e qualità. Partiamo da un altro punto di vista: invece di aspettare i dati ufficiali di Regione e Comuni, come suggerisce Nobiletti, che arriveranno ad aprile del 2025, perché non proviamo a contare quante sono le domande di operatori garganici per bandi regionali aperti in questo momento dedicati al turismo?”.
La risposta non troppo implicita non è edificante. “E non possiamo dire che è tutta colpa di Bari perché i bandi danno pari opportunità di accedere ai benefici da Poggio Imperiale a Leuca. Ma se 9 domande su 10 vengono da Bari (costa, valle d’Itria, Monopoli tanto per citare quelle più vivaci) o dal Salento e niente da Bat, Taranto e Foggia un motivo ci sarà. Vero è che individuare le responsabilità nel turismo è sempre difficile. Ma penso che nel momento in cui la Regione scriva che il brand Gargano è appannato, deve intervenire”.
A partire dalla predisposizione di una strategia di rilancio molto precisa. “Di recente il nuovo presidente di Camera di commercio, Pino Di Carlo ha parlato di brand Gargano e Daunia, credo sia partito con il piede giusto. Almeno per me è tale, probabilmente per un legame affettivo al concetto che, mi permetto di dire, ho inventato nel 2010 e portato in Regione. E’ da 20 anni che chiedo di smettere di parlare ora di Tavoliere, alto o basso, ora di Capitanata, ora di Gargano, ora di provincia, ora di Daunia. I mercati non le capiscono queste variazioni sul tema. Se ciascun brand fosse connesso a un'esperienza diversa, allora sarebbe anche ragionevole. Ma invece questo dimostra una polverizzazione degli operatori e anche, mi permetto di dire, degli operatori culturali. Quindi colgo con favore il fatto che il presidente abbia parlato di un unico brand, al suo posto farei anche altro: chiamerei tutti i media e chi si occupa di comunicazione per concordare con loro che per i prossimi 5 anni si vada tutti insieme in un’unica direzione, con un solo brand”.
Anche il ruolo delle amministrazioni locali non può essere marginale. “Chiederei ai Sindaci come mai in questa settimana è in programma Festambiente, Orsara Jazz, Accadia Blues. Non mi capacito del fatto che un territorio non riesca a percepirsi in grado di accogliere, animarsi in un arco di tempo di almeno 40 giorni. Ho conosciuto un assessore regionale non pugliese mesi fa, la cui strategia che mi ha rivelato è stata: ‘basta che venga gente’. Ecco, finché ci sono questi assessori non andremo da nessuna parte, finché gli eventi sono programmati una settimana prima, anche se alla loro decima o quindicesima edizione, finchè non si pianifica in un’ottica di insieme non ci sarà sviluppo”.
E in questo l’intervento della Regione potrebbe essere decisivo. “Non credo nella lamentela dei figli e dei figliastri ma se l’ente dice che il brand è appannato, vede che non c’è capacità di progettare e partecipare ai bandi, vede che non c’è capacità di essere territorio allora deve venire qua, fare formazione seria, incontrare le persone, le imprese, i cittadini e investire di più, non in promozione ma in educazione, in cultura del turismo e della sostenibilità, dell'accoglienza e dell'ospitalità. Mi chiedo e l’ho chiesto a molti politici locali, come è possibile che l’Its turismo abbia attivato un corso sulla blue economy a Manfredonia e 17 degli altri 20 siano tra Bari e il Salento? Non sono campanilista ma si può accettare una cosa del genere soprattutto se, lo ripeto per l’ennesima volta, è la stessa Regione a parlare di brand appannato?”.
Nonostante tutto gli operatori provano a riqualificare, investire, infrastrutturare. Ma non basta, in particolare in certe aree del Gargano completamente sottoutilizzate, secondo Ceschin, che al contrario potrebbero essere decisamente attrattive, ove valorizzate. Come ad esempio le zone di Lesina e Capoiale. “In Sicilia, vicino Marsala in un contesto simile, con le stesse condizioni di partenza hanno fatto cose meravigliose ed oggi è la seconda destinazione in Europa per gli appassionati di kitesurf, grazie alla cooperazione di tutti i Comuni ogni anno si tiene un festival che richiama gente da tutto il mondo. Mentre qui ci accontentiamo di tarantelle e notti bianche peraltro organizzate negli stessi giorni e che non hanno alcuna utilità nel posizionamento del territorio”.
Nel frattempo il turismo è cambiato, i viaggiatori non si accontentano più del mare, vogliono vivere una vera esperienza e sono disposti a pagarla profumatamente. “Nascono comitati contro il turismo e questo non deve e non può verificarsi. Quando un turista viene percepito come un nemico, come una cavalletta, vuol dire abbiamo sbagliato tutto perché il turismo nei prossimi 15 anni diventerà la prima economia del pianeta e d'Italia. Le stime dell'Organizzazione mondiale del turismo dicono che se oggi accogliamo 134 milioni di turisti, nel 2040 saranno 200 milioni. Il fatto che questo territorio sia ancora poco antropizzato, che ci sia cultura vera, patrimonio culturale, paesaggio, cibo genuino, potrebbe rispondere proprio a quella richiesta di turismo di emozioni che sta crescendo. L’essere rimasto autentico potrebbe essere la miniera d’oro di questo territorio, se non perde anche questo treno”.
Però bisogna cambiare rotta, con una cabina di regia che coordini il lavoro di costruzione dell’offerta. “Serve un salto di qualità che è alla portata della Daunia. A patto che ci sia integrazione e cooperazione. Questo è l’ostacolo più duro, visti i tentativi falliti del passato. Ecco perché dico che la Regione dovrebbe avere un ruolo guida. E in assenza della Regione, la Camera di commercio potrebbe essere l’ente adatto. Non meno importante il ruolo dell’università di Foggia che al momento però non sembra aver assunto e anche su questo mi interrogherei. Occorre cercare la coralità delle azioni seduti ad un tavolo, tutti insieme. Ma non ora, non è questo il momento delle polemiche, questo il momento dell'accoglienza, dell'ospitalità, del servizio. Per poi certamente ripartire. Infine, mi permetto di dirlo a tutti: basta con la promozione, non è di promozione che abbiamo bisogno, la soluzione è lavorare sulla domanda, studiarla, conoscerla e concentrarci sul travel design, ovvero sul disegnare prodotti in funzione della domanda”.
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