La presenza di oltre 90 milioni di metri cubi di acqua nella diga di Occhito, un record degli ultimi due anni che si porta dietro dati incoraggianti pure per gli altri tre invasi della Capitanata, non è motivo sufficiente per mettere da parte il tema centrale della questione idrica sul territorio provinciale. In Molise il dibattito sul famigerato collegamento con l’impianto del Liscione è sempre piuttosto vivo, come per esempio accaduto qualche giorno fa proprio nel Comune di Guadialfiera in cui ha sede l’infrastruttura, durante l’incontro intitolato “Acqua in bocca: le verità sul Tubone”, promosso dall’associazione Partecipa Molise. Gli interventi sono stati diversi, tra cui quello del presidente della Provincia di Campobasso, e Sindaco di Larino, Pino Puchetti, al quale è toccato ricordare che a oggi i fondi stanziati dal ministero sono 15 milioni di euro e riguardano solo la progettazione, mentre le altre decine sono indicate come promesse finora non mantenute in alcun provvedimento del Governo. È stato lui stesso a confermare i frequenti rilasci in mare dal Liscione, stimati in circa 6 mila litri al secondo, a fronte di un utilizzo reale inferiore per le comunità circostanti. Tuttavia si tratterebbe di situazioni cicliche, per cui accade pure che la risorsa non sia sempre totalmente disponibile, e quindi ha chiesto misurazioni precise da parte dell’Autorità di bacino, così da avere un quadro certo su cui ragionare. Puchetti si è cimentato anche sugli aspetti prettamente economici, rivelando che in un recente tavolo tecnico con i rappresentanti delle due regioni, è stata calcolata la possibile entrata per il Molise su cui comunque ha espresso qualche perplessità: “2.300 litri al secondo a 11 centesimi al metro cubo, quindi circa 7 milioni di euro l’anno, ai quali si aggiungere il rimborso dei costi energetici per il sollevamento”.
L’idea che sta letteralmente intorno alla grande connessione idrica, sulla base di uno studio redatto anche dal Consorzio per la Bonifica della Capitanata, è quella di rendere irrigui circa 4.500 ettari di terreni nei comuni di Ururi, San Martino in Pensilis, Rotello e Santa Croce di Magliano, con l’ulteriore surplus destinato alla Capitanata che lo riverserebbe sul comparto agricolo, con una stima di 20 milioni di euro di aumento di reddito nel settore, del valore dei terreni e del potenziale occupazionale per circa mille nuovi posti. Ma l’ospite più attesa era Micaela Fanelli, consigliere regionale del Pd che è in minoranza a Campobasso. Da tempo sta mostrando grande attenzione sul tema, ed è tornata a invocare dati certi prima di fare concessioni alla Puglia, lamentando scarsa trasparenza sia della sua Regione che dell’ente gestore Molise Acque e pure il fatto che la decisione finale è affidata a un commissario nominato a Roma, senza grosse possibilità di manovra e accordi a livello locale. “Manca una valutazione autonoma dei benefici per i molisani – ha dichiarato – e poi non si capisce bene come ci si dovrà comportare nel caso dovesse mancare l‘acqua per gli usi civili che sono ovviamente la priorità, manca uno studio di fattibilità aggiornato e già consultabile con proiezioni climatiche di medio-lungo periodo sulla disponibilità futura della risorsa. Come si fa a decidere con questa incertezza? Ci vogliono elementi concreti da valutare e proposti da organismi indipendenti, e poi la politica potrà prendere decisioni che possono diventare anche un ampio accordo di programma che preveda governance, monitoraggi, ristori e garanzie, superando possibilmente anche i tradizionali confini amministrativi e garantendo il coinvolgimento diretto delle comunità locali nelle scelte che riguardano la gestione del territorio. È doveroso quindi rafforzare strumenti di controllo e partecipazione istituzionale, fino all’ipotesi di introdurre una normativa regionale sui diritti dell’acqua, sul modello di esperienze già avviate in altri Paesi”. L’ingegnere Luigi D’Orsi è andato più sul tecnico, riferendo che per irrigare quei circa 6 mila ettari totali del Basso Molise ci vorrebbero 18 milioni di metri cubi d’acqua l’anno, cioè “soli” 800-900 litri al secondo, certamente molti di meno rispetto alla capacità dell’impianto di sollevamento attualmente in costruzione sotto la diga, in grado di spingerne anche 2.700, fino ai 168 metri della vasca del Biferno prima di essere distribuita sui terreni. Da qui la valutazione di costi energetici poco sostenibili se il sistema venisse utilizzato solo per gli appezzamenti molisani. Ecco perché la condivisione con la Puglia potrebbe aumentare i benefici per tutti.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).