Manfredonia, a rilento i lavori da oltre 121 milioni sul Bacino Alti fondali: si rischia di perdere fondi PNRR

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A che punto sono i lavori da 121 milioni di euro volti alla rifunzionalizzazione del Bacino Alti fondali, quello che a Manfredonia chiamano porto industriale? La scadenza imposta dal PNRR è ormai dietro l’angolo e, stando a quanto trapela, l’intervento procede estremamente a rilento, con serio rischio di perdita dei fondi. Se ne sarà parlato ieri l’altro nella sede di Bari dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, l’ente appaltatore del super appalto? E’ stata la giornata della prima visita del neo presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, accolto dal numero uno dell’ente portuale Francesco Mastro insieme a tutto il management. Presente anche l’assessore regionale con delega alla portualità e retroporti, il dem foggiano Raffaele Piemontese, e il consigliere regionale Nicola Rutigliano. Un confronto operativo e significativo, nel corso del quale sono stati illustrati a Decaro tutti i cantieri avviati e le opere programmate nei sei scali del Sistema. Si tratta di un volume totale di investimenti che supera i 728 milioni di euro. Questo sforzo economico si divide tra opere in fase di programmazione (316,8 milioni di euro), interventi attualmente in corso di esecuzione (391,3 milioni di euro) e progetti recentemente conclusi e collaudati (20 milioni di euro). Un piano imponente che mette insieme competitività, sostenibilità e visione strategica, interessando tutti i sei porti dell’AdSP MAM: Bari, Brindisi, Manfredonia, Barletta, Monopoli e Termoli. A Manfredonia il focus principale riguarda il ripristino e il consolidamento delle strutture esistenti per garantirne la piena funzionalità. Il Bacino Alti fondali è al centro di un massiccio intervento di consolidamento statico e risanamento conservativo per un totale di 121 milioni di euro. Rispetto a dragaggi e pesca, 5,2 milioni di euro sono stati destinati alla manutenzione dei fondali del porto commerciale e altri 1,5 milioni di euro alla realizzazione di strutture a sostegno della pesca. “L’incontro è servito a fare il punto sui lavori in corso e delle progettazioni ultimate legate ai porti gestiti dall’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico meridionale”, ha detto Decaro. “L’obiettivo era quello di comprendere lo stato di avanzamento delle opere in corso per ampliare le attività portali e valutare potenzialità di sviluppo a seconda delle specificità degli scali: dalle linee di fideraggio per le merci alle linee per trasporto passeggeri, allo sviluppo turistico con la possibilità di approdo di navi da crociere. Particolare attenzione c’è sugli scali di Manfredonia e Brindisi, con riferimento alle aree retroportuali che possono essere valorizzate e utilizzate per sviluppare linee merci anche attraverso la riqualificazione e la realizzazione dei nuovi moli in corso”. “Quella presentata”, ha detto Mastro, “non è una lista di opere, molte delle quali già in corso di realizzazione, è un’azione strategica. Ringraziamo il presidente Decaro per l’opportunità che ci ha concesso e per la manifestata volontà di essere al fianco dell’ente nel sostenere e nel dare impulso alla nostra vision. Un Sistema portuale che cresce in modo coordinato, rafforza la propria competitività e diventa sempre più motore economico per la Puglia e per l’intero Mezzogiorno”. Ma dal Golfo, più precisamente da chi opera sul porto, trapela preoccupazione seria rispetto all’andamento lento dei lavori sul BAF.

Il cartello che campeggia nel cantiere indica come data prevista per l’ultimazione dell’intervento il 18 febbraio 2026, mentre come data di inizio il 20 dicembre 2023. Una scadenza già spirata. “Entro il 30 giugno devono aver realizzato il 40% dei lavori per non perdere i fondi PNRR. I nastri trasportatori? E’ stata rimossa solo una prima parte”, dicono alcune fonti a l’Attacco. Qual è la verità? Si è cercato invano di avere un riscontro sia dall’Autorità di Sistema Portuale che dal Comune sipontino.

Era luglio 2024 quando, proprio sul BAF, furono presentati i lavori aggiuntivi di rimozione degli inutili e obsoleti nastri trasportatori. Ma questa variante è solo una piccola parte di un appalto enorme, quello finanziato con 121 milioni di euro per il recupero e la rifunzionalizzazione del degradato Bacino alti fondali. “Diventerà il vero porto industriale della Capitanata”, fu detto con entusiasmo da AdSP MAM, Regione, Comune, Consorzio ASI di Foggia. L’intervento, coperto per 80 milioni dal PNRR e per 41 milioni dal fondo ZES Recovery Fund, è stato assegnato dall’ente portuale all’rti formato dalla tarantina CISA spa di Antonio Albanese (editore massafrese della Gazzetta del Mezzogiorno e big del comparto rifiuti), dalla napoletana Operazione srl, dalla genovese Fincosit srl, dal salernitano Consorzio Stabile ITM e dalla veneziana Nautilus srl. I referenti locali del raggruppamento aggiudicatario sono Vito Messi, amministratore delegato del costituito consorzio Sipontum e procuratore dell’rti, e Donato Di Palo, presidente del consorzio Sipontum.

L’appalto prevede la realizzazione di lavori manutentivi di risanamento corticale delle strutture in calcestruzzo armato del BAF, nonché la progettazione esecutiva e la realizzazione dei lavori di rifunzionalizzazione, consolidamento strutturale, miglioramento sismico, compresa l’esecuzione di tutte le opere e provviste occorrenti, ponendo successivamente a gara il progetto definitivo validato. Il 21 dicembre 2023 fu sottoscritta una nuova convenzione tra Sogesid spa e l'AdSP MAM per il supporto tecnico-specialistico nel recupero e la rifunzionalizzazione del Bacino Alti Fondali (BAF) nel porto di Manfredonia. La società in house del Ministero delle infrastrutture e trasporti assunse così la direzione dei lavori. La convenzione riguarda la realizzazione degli "Interventi di recupero e rifunzionalizzazione del Bacino ad Alti Fondali (BAF)", che prevedono la costruzione di un pontile di approccio lungo circa 2 km, con un fondale minimo del bacino portuale di circa 10-11 metri. Il porto è attrezzato con cinque banchine e un'accostata per navi lungo il pontile di approccio. Le banchine A1, A2, A3 ed A4 sono destinate esclusivamente alle operazioni di carico e scarico di merci varie, comprese le liquide non pericolose. La banchina A5 è riservata alle navi che movimentano merci pericolose, sia liquide che gassose. Attualmente, l'accostata per navi lungo il pontile di approccio non è operativa a causa del suo degrado. Il pontile, oltre ad avere una viabilità a doppio senso di marcia, ospita nastri trasportatori e condotte per la movimentazione delle merci.

A l’Attacco l’ex presidente dell’AdSP MAM Ugo Patroni Griffi chiarì: “I tempi per la rimozione del nastro sono quelli dell'appalto relativo alla rifunzionalizzazione del Bacino alti fondali. Nel progetto viene compresa, con variante, l'eliminazione dei nostri trasportatori. Non si poteva far operare due imprese diverse contemporaneamente: o bisognava attendere la fine dei lavori del BAF nel 2026 oppure bisognava fare una piccola variante, così come è avvenuto”.

A gennaio scorso ci fu un sopralluogo da parte del direttore di esercizio porto di Manfredonia, Piero Bianco, assieme al RUP Paolo Iusco, ad una rappresentanza di funzionari dell’AdSP MAM, al direttore dei lavori, al personale del consorzio Sipontum. Presenti pure il sindaco Domenico la Marca e l’assessore allo sviluppo economico Matteo Gentile. Fu constatato lo stato di avanzamento dell’operazione di sostituzione dei tegoli sul pontile di collegamento del BAF. “L’AdSP sta realizzando a Manfredonia un’opera storica e strategica che prevede interventi radicali che non solo miglioreranno significativamente la sicurezza dello scalo, ma imprimeranno un rilevante impulso alla crescita economica e infrastrutturale di tutto il territorio”, fu detto dall’ente portuale. “Una volta terminati i lavori, lo scalo sarà trasformato in un hub moderno ed efficiente; un polo logistico e commerciale di rilevanza internazionale.  Le strutture del Bacino Alti fondali versano in una condizione critica, sostanzialmente riconducibile al degrado per corrosione delle armature e ai conseguenti effetti sul calcestruzzo. I lavori sono finalizzati non solo a conservare l’opera, tramite interventi corticali, di riparazione e di ripristino delle originarie condizioni di protezione delle armature e delle sostituzioni delle stesse, ma anche la contestuale rifunzionalizzazione che sarà ottenuta attuando, in particolare sul pontile di approccio e con modalità diverse anche sulle banchine, provvedimenti che riguardano il consolidamento strutturale degli elementi e il miglioramento del loro comportamento sotto l’azione sismica”.  

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testatina dillo al direttore WEB

 



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