Il violino di Saveria Mastromatteo fino in Giappone con il quartetto d’Archi del Teatro Petruzzelli

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Un piccolo violino regalatole quando aveva 5 anni e i primi saggi quando ne aveva soltanto 7, guidata e spronata dal padre Enzo, violinista e all’epoca docente al Conservatorio di musica Umberto Giordano di Foggia, che le imponeva di imparare ogni nota a memoria. “Il mio papà mi ha fatto innamorare del violino donandomi quel ‘giocattolo’ con cui voleva sperimentare la mia predisposizione. Ha notato che un po’ di talento c’era, e da bravo insegnante ha saputo insistere e seguirmi nel percorso di formazione musicale”.

Le parole chiave di quel periodo sono state rigore (tanto) e libertà (ma solo dopo il diploma), perché poi di fatto Saveria Mastromatteo racconta di averne vissuta poca all’inizio, specie in età adolescenziale, poiché coperta da sacrifici, studio continuo e tante rinunce, anche perché non studiava al Conservatorio. “La domenica seguivo lezioni private a Roma e il lunedì mattina ero in aula nel liceo classico che frequentavo a Foggia. Insomma, ho dovuto sacrificare tanti momenti importanti della mia adolescenza per il violino, cosa che credo tanti ragazzi di oggi non sarebbero disposti a fare, però tutto questo mi ha dato tanto dopo. Appena diplomata sono partita per Milano e ho cominciato a studiare ancora di più, perché da una parte ho capito i miei veri obiettivi e cosa dovevo fare per raggiungerli, e dall’altra ho constatato la grande concorrenza che c’è in questo settore. È stato allora che mi sono stra innamorata del violino e di questa professione. Oggi, quando suono, provo una sensazione indescrivibile: mi piacciono il palco, le luci che si abbassano, quel silenzio così forte e rumoroso che ti penetra e ti prepara a questo rito: l’andare in scena, ascoltare il tuo suono e quello degli altri e poi immergersi nel flusso della musica”.

Ed è così che è cominciata la brillante carriera di Maria Saveria Mastromatteo (solo Saveria per familiari, amici e colleghi), che da pochi giorni è tornata nella sua Foggia, dopo una mini tournée in Giappone come componente del Quartetto d'Archi del Teatro Petruzzelli di Bari, come unica donna e unica foggiana della formazione musicale.

L’intento della missione era rafforzare il rapporto fra la Puglia e l’Oriente, attraverso la grande musica classica, tanto apprezzata dal popolo giapponese, detentore di una cultura solida e dalle secolari e poliedriche sfaccettature. La musica è dunque vettore culturale, ma anche fonte di attrazione turistica in un mercato di lungo raggio molto attento alle eccellenze artistiche.

Nel paese nipponico c’era già stata nel 2018, sempre con il Petruzzelli che aveva portato la Turandot, poi in Russia, a San Pietroburgo, nel 2021, e in tempi più recenti negli Stati Uniti e in Germania.

Saveria Mastromatteo si è formata presso l’Accademia del Teatro alla Scala ed è stata componente per quattro anni dell’Orchestra “Cherubini” diretta da Riccardo Muti, partecipando a concerti in tutta Europa e a prestigiosi festival. Dal 2012 è Primo dei secondi violini dell'Orchestra lirico-sinfonica del Petruzzelli, risultando, nel 2015, vincitrice non solo del concorso per il ruolo da lei ricoperto ma anche di quelli da Concertino dei primi violini e Concertino dei secondi violini. Inoltre, si è spesso esibita quale Primo violino della stessa orchestra.

Si è praticamente nutrita di arte ed esibizioni fin dalla culla: oltre a papà violinista, la mamma, Maria Rosaria Vera, è attrice e poetessa, e il fratello maggiore, Francesco, è un affermato violoncellista e docente del Giordano alla sede di Rodi Garganico.

Oggi, che vanta un curriculum artistico impressionante, la si potrebbe definire un “talento di ritorno”, poiché nonostante da subito la sua carriera fosse indirizzata verso prestigiose istituzioni del Nord Italia, ha compiuto una scelta di cuore decidendo di tornare nella sua amata Puglia, in quel Teatro Petruzzelli che rappresentava il suo sogno.

“Anche se mi ero praticamente già proiettata lì a Nord, dove le opportunità di lavoro sono davvero numerose, e quindi stavo investendo il mio futuro tra Milano, Genova e soprattutto Parma, dove ho svolto la mia gavetta importante, ho scelto la terra più bella d’Italia. Della Puglia mi mancavano i colori, il mare e il calore, cose che per me erano importanti per poter crescere anche musicalmente”.

Nel suo futuro vede ovviamente il violino e quella ardente passione che le dà energia, ma c’è anche il desiderio di trasmettere, come già sta facendo, ciò che ha appreso alle future generazioni di artisti, con l’impronta rigorosa ricevuta fin da piccola. “Il talento, inteso come ricchezza rara, come valore aggiunto di una persona, non basta - ha concluso - servono anche determinazione, studio e sacrificio. Solo da questa combinazione, con un obiettivo in testa, si arriva in alto. Per questo oggi ci vogliono più educazione musicale, alla bellezza e alla disciplina”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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