Appaiono ormai inconciliabili le diverse anime del M5S. Lo scontro tra il ministro Luigi Di Maio e il capo politico Giuseppe Conte è arrivato a un punto tale da non sembrare più ricomponibile. Un terremoto che lascia attoniti eletti e attivisti di Capitanata e Puglia.
Di Maio ha accusato con una durezza inusitata Conte di avere una linea “ambigua” sulla guerra e sul governo, della pessima performance elettorale e di non consentire il confronto sulla linea politica del MoVimento. L’ex premier ha replicato attribuendo le “fibrillazioni” al voto imminente sul secondo mandato che potrebbe mettere fine alla carriera di molti degli attuali parlamentari, a partire proprio da Di Maio. E lo stesso, redivivo Beppe Grillo ha dato man forte a Conte sul limite del doppio mandato, con un riferimento nemmeno troppo velato a Di Maio quando ha parlato di “gestori che si arroccano nel potere”.
“Nessuna uscita in solitaria è conveniente, neppure per Di Maio”, commenta a l’Attacco la senatrice Gisella Naturale. “Si deve mediare tra le varie anime del MoVimento, serve maggior dialogo, ma mi rendo conto che i problemi sono molteplici in questo periodo storico davvero troppo veloce che mette tutti di fronte a un grande impegno per affrontare il repentino susseguirsi di emergenze”.
Nessun altro parlamentare ha voluto esprimersi, per ora, sulla guerra interna tra vertici. Ma dietro le quinte il clima è incandescente. In provincia di Foggia l’esasperazione è forte tra i parlamentari dopo la nomina di Leonardo Donno quale coordinatore regionale del M5S. E lo è per numerose ragioni. La prima è che il comitato per i rapporti territoriali, coordinato dall’ex ministro della giustizia Alfonso Bonafede, poco tempo fa contattò telefonicamente tutti i parlamentari pugliesi chiedendo loro di indicare due nomi: uno per il coordinatore regionale e uno per il coordinatore provinciale.
A grandissima maggioranza - pare dell’80% - il più indicato fu l’europarlamentare foggiano Mario Furore. A seguire il senatore barese Gianmario Dell’Olio e il deputato di Galatina Leonardo Donno.
Per Furore si sono espressi sia eletti dimaiani che eletti contiani perché appare equidistante (sebbene sul Fatto Quotidiano sia stato scritto definito dimaiano) ma anche perché, essendo europarlamentare, non deve candidarsi il prossimo anno alle elezioni politiche. Può darsi che abbia influito anche la capacità critica sempre mostrata nei confronti del Pd.
Come si spiega, allora, che Conte abbia alla fine scelto Donno? “Non è stata una decisione contro Furore, il rapporto è ottimo con lui”, commentano a l’Attacco alcuni beninformati.
E’ avvenuto, a quanto pare, per “una questione di equilibri” dentro il M5S, dal momento che Donno era sponsorizzato dal vicepresidente nazionale 5S Mario Turco. Stando ai rumors trapelati da Roma, a livello nazionale sarebbero state fatte valutazioni anche rispetto all’opportunità di non bruciare Furore in vista di “altri progetti”.
C'è chi pensa alla candidatura a sindaco di Foggia alle comunali che si terranno presumibilmente a novembre 2023, ma sono in ballo anche la nomina del coordinatore provinciale M5S e quella del referente nazionale per l'area sud. Comunque stiano le cose, la scelta di Donno ha creato enormi malumori nel M5S di Capitanata e Puglia. Il politico salentino nel 2020, con Di Maio al comando, era stato nominato facilitatore degli interni ma allora si votava sulla piattaforma. Adesso “nessun parlamentare pugliese si è congratulato con lui tranne Giorgio Lovecchio, che ha chiesto la segreteria provinciale”, rimarcano alcune fonti. C’è chi dà per fatta la questione di Lovecchio coordinatore provinciale e scommette che la settimana prossima l’incarico sarà ufficializzato. “Spaccherà ancora di più il MoVimento, non lo vogliono neanche gli attivisti”, afferma una fonte.
“Il nome di Lovecchio è già deciso, è garantito da Donno che a sua volta è garantito da Turco, uno che ha preso il 4,60% nella sua Taranto. E’ dalle Quirinarie che girano questi nomi, è da lì che c’è un enorme malumore generale. E giovedì scorso Conte ha annunciato il voto sul secondo mandato. Gli scoppierà la bomba in mano…”.
Altri eletti non reputano scontata la nomina di Lovecchio e pensano che ci siano i margini per farsi sentire da Conte al riguardo. “Gli stessi consiglieri regionali stanno chiedendo di poter fare loro i referenti provinciali e quindi potrebbe esserci un'ipotesi Rosa Barone”, spiegano.
A far imbestialire i 5Stelle della provincia di Foggia è stato, poi, quanto affermato da Donno su queste colonne, quando ha parlato di “non presenza sui territori” e di “mancato coordinamento” nel momento in cui gli è stato chiesto del risultato elettorale pessimo anche in Capitanata.
“Donno non dovrebbe parlare di Foggia. Ha sminuito il lavoro di tutti i parlamentari e anche quello dei consiglieri comunali”, è la reazione nel M5S foggiano, che ricorda di avere una pattuglia di 7 parlamentari e consiglieri a Manfredonia, San Giovanni Rotondo, Cerignola, San Nicandro Garganico. “Il M5S è tutt’altro che sparito in provincia di Foggia. A Cerignola abbiamo un assessore e un consigliere comunale. Donno non è riuscito a eleggere il sindaco, come può dire che siamo spariti in provincia di Foggia, dove abbiamo fatto leggere due sindaci e diversi consiglieri comunali?”.
Al neo coordinatore regionale non viene perdonato nemmeno quanto fatto a Manfredonia, dove era reggente. E, del resto, il M5S ha preso il 2,87% nella Galatina di Donno e in tanti non capiscono perché sia stato premiato laddove i 5S hanno ottenuto risultati molto più lusinghieri in Capitanata, come il 9,04% di San Nicandro Garganico. Lo scombussolamento è tale che gli eletti - ad un anno dalla scadenza di mandato, che li tiene in continua ansia - ammettono di non sapere che fine farà il M5S. “Ci stiamo male tutti, gli scenari possibili sono tanti…”.
Le accuse reciproche tra Conte e Di Maio riguardano anche il livello di democrazia interna. Oggi, per la prima volta, a tutti i livelli pare esserci l’ammissione che qualcosa non funziona oggi e non funzionava nemmeno prima. Le lamentele degli eletti hanno a che fare anche con le difficoltà di interlocuzione col capo politico e talune scelte, come quella di fare le primarie in Sicilia. “Stiamo creando un precedente, saremo costretti a fare le primarie. Siamo la brutta copia del Pd, ormai…”.
La spaccatura tra contiani e dimaiani rischia di aggravarsi. Ma come sono attualmente collocati gli eletti nostrani? Furore è dell'area ex dibattistiana, Marialuisa Faro è considerata molto vicina a Laura Castelli che è una dimaiana, Lovecchio era vicino a Di Maio (che accompagnò nella visita a Rodi Garganico la scorsa estate) e ora lo è a Donno e Conte, Naturale è molto legata al ministro dell'Agricoltura Stefano Patuanelli (contiano), Marco Pellegrini non appare inquadrato in alcun modo, mentre Carla Giuliano è legata a Bonafede (che ora è contiano).
Quanto all’assessora regionale Rosa Barone è considerata espressione della vecchia guardia e quindi più vicina alle posizioni dimaiane che al nuovo corso.
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