Dem di Capitanata frammentati verso il congresso nazionale. “Giusto così, pluralità è segno di vitalità”

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Da un lato la segreteria provinciale che appoggia la candidatura di Bonaccini, dall’altro i Giovani Democratici che dichiarano la loro preferenza per Cuperlo, infine Elly Schlein incassa il placet di Paolo Campo e di alcuni altri dem di Capitanata. E’ questo il quadro che per ora si delinea nel Partito Democratico in provincia di Foggia in vista del congresso con il quale si rinnoverà la segreteria nazionale. Domenica l’ultimo ad esprimersi è stato il consigliere regionale sipontino: “Condivido appieno il punto di vista Elly Schlein sulla centralità dei diritti sociali, a partire dal lavoro, la strategicità della transizione verso un’economia sempre più sostenibile, digitale e democratica, l’improcrastinabilità della lotta alle disuguaglianze e le discriminazioni di ogni genere.

“Tra le priorità dell’agenda politica del Partito Democratico indico anche l’opposizione dura allo scellerato disegno di autonomia differenziata, tracciato dalla Lega per provare a recuperare voti ai danni delle comunità del Sud, e l’individuazione di nuove e più chiare forme di collaborazione e condivisione istituzionale tra lo Stato e le articolazioni territoriali del governo del Paese. Il congresso nazionale del Partito Democratico deve essere vissuto e partecipato come occasione di confronto e dibattito anche per definire il quadro delle alleanze future, fondandolo su valori e idee realmente condivisi e non esclusivamente su tatticismi elettorali. A chi dichiara di essere preoccupato che il Partito Democratico corra il rischio di frammentarsi e dividersi mi permetto di suggerire un approccio più sereno alla discussione politica e alla selezione democratica della leadership della nostra grande e bella comunità politica”.

Non frammentazione ma salute di un partito in cui il dibattito è davvero democratico e ciascuno si può esprimere secondo le proprie sensibilità e la propria storia: questo il concetto espresso a l’Attacco da Massimo Ciuffreda, dirigente Pd e consigliere d’opposizione a Manfredonia, che pure ha dichiarato la sua preferenza in favore di Schlein.

“Condivido con lei molto, a partire dalla scelta di lasciare il partito con la gestione di Matteo Renzi, in particolare per le sue politiche del lavoro che per me, nei partiti di sinistra dal 1996, furono un colpo al cuore, per poi tornarvici, apprezzo l'idea di un partito che abbia un occhio verso il recupero della sua identità, che guardi alle parti del Paese che oramai si sentono abbandonate. A livello nazionale il Pd ha avuto senso di responsabilità nei confronti della nazione, entrato in governi che obiettivamente ci hanno portati a praticare scelte anche contro quelli che dovrebbero essere i principi fondativi dal Partito Democratico ma era doveroso vista la situazione d’emergenza in cui ci trovavamo”.

Quanto al congresso “mi auguro che le scelte per il nuovo segretario vengano fatte esclusivamente come frutto di un ragionamento e non per prese di posizione per spartirsi questo o quell'incarico piuttosto che questa o quella posizione all'interno del partito. Paolo ed io siamo amici ma non abbiamo concordato il nostro appoggio a Schlein, le nostre scelte, per chi ci conosce sono coerenti con le nostre storie; in ogni caso la segreteria provinciale sta lasciando campo libero, come è giusto che sia, sarebbe assurdo il contrario”, ha evidenziato Ciuffreda, che respinge anche la ricostruzione secondo la quale le contrapposizioni in Capitanata riflettano una strategia per misurare le forze in campo delle diverse correnti.

Sulla stessa linea di pensiero anche Michele Lacci, consigliere dem ed ex candidato Sindaco ad Apricena. “Quando c'è pluralità in un partito c'è vitalità e quindi va bene che non ci siano grupponi che fanno l'amore con questo o quel candidato, il dirigente in quanto tale deve sentirsi libero, fuori da qualsiasi schema e dire la propria, io personalmente accordo le mie simpatie ad Elly Schlein. Il partito cresce nei congressi quando si avvicinano persone che possano esprimere la propria idea politica, se invece il partito rimane chiuso e c’è qualcuno che dice chi votare per ragioni di opportunità, allora si resta al palo. Quindi bene così, temevo che potesse esserci un'imposizione dall'alto ma invece non è accaduto. Del resto, un congresso non deve essere questo, deve essere l’occasione per ragionare su come impostare il partito, credo che il Pd abbia pagato questo a livello nazionale, la mancata partecipazione dal basso. Ed infatti gli elettori che non hanno più trovato questo elemento nel Pd lo hanno cercato nei 5 Stelle che stanno provando ad essere quello che è sempre stato il Pd, un partito presente per i cittadini e sul territorio”.

Ancora alla finestra Elena Gentile, storica dirigente di partito, oggi non più iscritta ma ancora attenta osservatrice delle vicende dei dem. “Il mondo istituzionale sta sicuramente con Bonaccini, per via della sua attività da amministratore, veste nella quale ha fatto bene – ha sottolineato la politica cerignolana -, l'Emilia Romagna è sicuramente la regione più avanti, da prendere come modello. Però la politica è altro, ora prendersi a pugni su un ring rispetto alle alleanze mi sembra una cosa completamente fuori dalla realtà, anche perché la fidanzata che noi volevamo è un po’ ribelle e capricciosa (i 5Stelle, ndr), oggi sta con te e domani ti lascia. Allora, diciamo che non è più tempo delle poesie recitate a memoria, siamo tutti d’accordo sui valori della sinistra ma come li mettiamo in pratica? Nessuno ne parla. Serve anche rispolverare e ritrovare gli strumenti per creare empatia: tra le persone non c'è entusiasmo e lo sento”.

“Serve un cambio di passo a partire dal modello di elezione dei rappresentanti dell'assemblea; questo ambaradan porterà ad eleggere i rappresentanti nell'assemblea e si faranno un'altra volta liste bloccate, un'altra volta i capi corrente decideranno, cioè non è cambiato niente. Io avrei lasciato le liste aperte. Questo atteggiamento sta portando il partito allo scioglimento, come un ghiacciaio, cade a pezzi, lo si vede dai risultati elettorali. E’ una riflessione che faccio con dolore e se guardo a questa vicenda oggi veramente non saprei chi scegliere: se devo pensare all'affidabilità, al riformismo più ortodosso, Bonaccini dà garanzie. Elly avrebbe potuto fare la rivoluzione ma mi domando: perché Loredana Capone lascia Bonaccini per stare con Schlein? Perché la supporta Francesco Boccia? Nulla di personale contro di loro ma la sua identità finisce per diluirsi se al suo fianco ci sono i protagonisti di una stagione che possiamo definire non felicissima. Questo è il mio stato d'animo, aspetterò dunque di capire meglio dopo il voto degli iscritti”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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