Dimissioni pronte, Rotice fa sul serio e va al contrattacco

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Per quanto siano poco visibili, le tensioni all’interno dei due blocchi che compongono la quasi totalità dell’attuale maggioranza consiliare – Forza Italia da una parte e le due civiche del Sindaco dall’altra – stanno generando una serie di manovre sotterranee. Non sono ancora veri e propri riposizionamenti, tuttavia gli abboccamenti ci sono e nessuno dei due maggiori schieramenti in campo va troppo per il sottile. Tanto è vero che, prima ancora che guardare ai banchi dell’opposizione, molte attenzioni si stanno concentrando sugli attuali sostenitori dell’amministrazione.

Il Sindaco vorrebbe ricomporre la frattura in atto con Forza Italia – non sembra casuale che alla seduta di Giunta del 31 gennaio scorso risultassero assenti solo i due forzisti Giuseppe Basta e Antonio Vitulano -, però non sembra avere alcuna intenzione di scendere a patti. Vada per un compromesso che assicuri la ripartenza dell’azione amministrativa, sicuramente attraverso una diversa distribuzione delle deleghe assessorili, ma Gianni Rotice non vuole sottostare a nessun ‘commissariamento’. Vuole continuare ad essere libero di agire politicamente come meglio crede e, come viene riferito a l’Attacco da beninformati, “ha già preparato la lettera con le sue dimissioni. Non è stata protocollata, ovviamente, però non la tiene nascosta”.

Un bluff?  “Certamente esercita pressione sugli alleati – osserva un vecchio eletto -, perché così mostra che è lui a comandare il gioco ed è pronto anche a lasciare di sua iniziativa. Però bisogna pure tenere conto che Rotice è assolutamente imprevedibile, è atipico. Il suo approccio anticonvenzionale gli lascia modo, in questo caso, di non dare riferimenti a nessuno. Un vantaggio, per lui”.

L’onorevole Giandiego Gatta ha preferito tornare a Manfredonia prima ancora che nel fine settimana, come è solito fare, dal momento che la situazione sta sfuggendo di mano un po' a tutti. Compreso a lui che, più di altri, ci ha messo il cappello sull’operazione che ha ribaltato l’orientamento politico degli ultimi decenni e portato Rotice (alfiere del centrodestra) a Palazzo San Domenico.

Il circolo forzista deve decidersi sul da farsi: dentro o fuori?  Al capogruppo Vincenzo Di Staso non dovrebbe essere sfuggito che il bisogno primario è rinserrare le fila, prima ancora che allargarle. Il gruppo di consiglieri che guida è apparso sinora piuttosto compatto, tuttavia un paio di loro erano presenti ad una festa privata in cui c’era anche il primo cittadino. E questo ha alimentato i chiacchiericci.

In questi giorni, Rotice sta incontrando i singoli consiglieri comunali che compongono la sua maggioranza. Colloqui franchi e cordiali, che valgono anche per tastare il polso della situazione e scorgere quali possano essere i margini futuri. Le voci si rincorrono ma sono tutte riferite a ipotesi. Si prefigurano anche scenari estremi, con ribaltamenti che in alcuni casi sarebbero davvero clamorosi. Con il pallottoliere in mano, tutti fanno i conti sui numeri necessari per la maggioranza in aula e sui volti che la comporrebbero. Tra i 9 che compongono la minoranza, “è difficile che i 2 del PD (Massimo Ciuffreda e Mariarita Valentino, ndr) e i 2 cinquestelle (Raffaele Fatone e Gianluca Totaro, ndr) cambino casacca. Fanno riferimento a partiti, a differenza di chi è espressione di liste civiche”.

Ne resterebbero 5, secondo questo ragionamento. “Togli Giulia Fresca, perché Rotice andrebbe a cercare chi va in aula, invece lei è sempre assente – riprende un precedente amministratore -. Togli pure Gaetano Prencipe, che è stato avversario al ballottaggio e ha un modo di intendere la politica che non glielo permetterebbe”.

Ad esclusione, resterebbero Michele Iacoviello (Molo 21), Francesco Schiavone (Progetto Popolare) e Maria Teresa Valente (CON Manfredonia).

Il primo “non si è mai sentito in Consiglio comunale, forse non si è ancora reso conto di dove sta e di cosa dovrebbe fare”, prosegue. Schiavone e Valente, come riportato più volte su queste colonne, si sono particolarmente distinti per la combattiva opposizione. I loro interventi hanno spesso causato clamore, in aula e in città.

“Però bisogna ricordare che Valente aveva dichiarato sostegno a Rotice quando c’era il ballottaggio – osserva il navigato conoscitore della politica cittadina -. Di qua a immaginare che i due possano collaborare ce ne passa, sarebbe anche difficile spiegarlo. Comunque Rotice deve fare qualche impresa, se vuole trovare nuove sponde”.

Che ha individuato - in quello che è il Governo presieduto da Giorgia Meloni - negli esponenti della Lega. La sua stella polare è l’opposizione all’insediamento Energas a Manfredonia. Questo ha riferito a l’Attacco giorni fa, prima dell’ormai famoso “sono pronto anche a fare scelte politiche forti”. Con somma disdetta di Fratelli d’Italia, che sta proseguendo gli attacchi al Sindaco.

Restano invece margini di riconferma - nella squadra di governo della città - per l’assessora al Welfare, Grazia Pennella. Come scritto ieri su queste colonne, Pennella preferisce aspettare. Ha chiesto qualche giorno di riflessione ma, nel frattempo, il Sindaco non ha mancato di rinnovarle la sua fiducia. Soltanto se l’assessora seguisse il diktat del sottosegretario e commissario provinciale FdI Galeazzo Bignami andrebbe fuori dalla Giunta, altrimenti potrà proseguire il lavoro che sta svolgendo negli uffici dei Servizi sociali. Nella giornata di oggi, secondo rumors di Palazzo San Domenico, la professionista dovrebbe formalizzare la sua fuoriuscita dalla formazione meloniana.

Ma anche  questo  sarebbe  destinato  a  diventare  un  problema  politico  per  il  primo  cittadino,  se  l’assessora  non  rappresentasse più nessuna  delle  forze  che  sosterranno  la  sua maggioranza.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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