Longo: “La destra foggiana non è sparita, deve soltanto riallinearsi con le sensibilità della popolazione”

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Recentemente, il quotidiano l’Attacco ha posto il tema della sparizione della destra dal territorio di Capitanata. Si è detto, in buona sostanza, che, a differenza del recente passato, quando la destra sociale godeva di un certo radicamento sul territorio, facilmente riscontrabile in alcuni settori ben definiti della società civile e in alcune evidenti iniziative editoriali, e diversi suoi protagonisti erano riusciti, in qualche modo, a connettere il sentimento conservatore con i bisogni complessivi di un’ampia fetta della popolazione locale, la destra radicale odierna, nonostante il positivo riscontro a livello nazionale, abbia perso quell’appeal che esercitava in provincia di Foggia, e che le aveva permesso di governare anche piuttosto bene il capoluogo nel decennio di consiliatura di Paolo Agostinacchio. Si è fatto esplicito riferimento, poi, alla figura politica di Francesco Martucci, uno che avrebbe favorito questa convergenza d’interessi. L’Attacco ne ha discusso con Bruno Longo, storico esponente di Alleanza Nazionale, oggi in quota Fratelli d’Italia, partito che si appresta ad andare a congresso il prossimo 27 gennaio.

Secondo l’Attacco, Fratelli d’Italia sarebbe, al momento, un partito piuttosto assente nelle dinamiche politiche che regolano lo sviluppo del territorio di Capitanata. Lei ha questa impressione?

In linea di massima, non ho questa sensazione. Fratelli d’Italia, come tutti gli altri grandi partiti che compongono lo schieramento di centrodestra foggiano, sta tuttora pagando dazio per via dello scioglimento per infiltrazioni mafiose comminato ai danni dell’amministrazione Landella.

A mio avviso, dunque, il giudizio relativo alla sparizione del mondo conservatore in provincia di Foggia non scaturisce da un fattore oggettivo, perché la destra locale sta scontando inevitabilmente gli strascichi ereditati da una situazione precedente. Sono d’accordo, tuttavia, sul fatto che attualmente manchi al centrodestra una classe dirigente solida e adeguatamente strutturata. Lo dimostrano, purtroppo, i recenti risultati elettorali. L’imminente congresso di Fratelli d’Italia, infatti, si preoccupa proprio di ricostruire dalle fondamenta l’ossatura del partito, attingendo a piene mani anche dal variegato universo civico.

Sul congresso di Fratelli d’Italia si è detto che sarà piuttosto virtuale, perché la nomina di Giannicola De Leonardis a segretario regionale sarebbe stata stabilita a tavolino dai vertici. Come vede De Leonardis in questa veste? E quale sarà, secondo lei, l’indirizzo che darà al partito?

In questo momento, vista la situazione del partito su Foggia, c’era bisogno di un congresso unitario, in cui si arrivasse ad essere più o meno tutti allineati sullo stesso nome. Questo, però, non vuol dire che sarà un congresso virtuale. Ci sarà, come sempre, un salutare confronto sull’indirizzo che si intende dare al partito. La motivazione che ha portato i vertici ad optare per De Leonardis alla guida della segreteria regionale è evidente. Giannicola, infatti, al netto della stima di cui gode all’interno del partito, presiede il collegio elettorale della Provincia di Foggia, per cui ha una conoscenza più ampia e soprattutto più dettagliata sia del contesto cittadino che di quello territoriale. Altri esponenti di spicco del partito, come Giandonato La Salandra e Annamaria Fallucchi, che pure sarebbero stati ottimi rappresentanti, vengono da un percorso politico diverso, che non gli avrebbe consentito di avere la stessa visione d’insieme. De Leonardis, ripeto, è una persona che conosce a fondo il territorio di Capitanata, e che ha come principale obiettivo quello di risollevare le sorti del partito a livello locale.

Fino a 20 anni fa, l’elettorato di base della destra, su Foggia, era rinvenibile in alcuni cospicui settori della società civile, e riconducibile ad alcune grandi famiglie che ne avevano segnato la storia. Oggi, invece, sembra non avere un bacino di riferimento preciso. Dove si trova, secondo Bruno Longo, la destra foggiana?

La situazione complessiva della città di Foggia, e più in generale dell’Italia, è cambiata molto rispetto a 20 anni fa. A livello nazionale, Gianfranco Fini rese grande Alleanza Nazionale andando a pescare in un bacino di persone che io definisco i non tutelati, ovvero coloro che non godevano dei privilegi che si spartivano, a seconda del proprio orientamento politico, i seguaci del Partito Democratico a sinistra e di Forza Italia a destra. Su Foggia, un’operazione simile fu quella di Paolo Agostinacchio. Fratelli d’Italia, però, è una creatura diversa rispetto ad Alleanza Nazionale, e di conseguenza tiene conto di altre dinamiche. Intanto, è il principale partito di maggioranza, e questa condizione gli permette di guadagnare consensi anche all’interno della classe media. Ad esempio, penso a tutti quegli elettori di ceto medio che non si riconoscono e non condividono le politiche eccessivamente europeiste del PD, e che gli preferiscono un’alternativa di stampo maggiormente sovranista. Oggi, piuttosto che di destra, infatti, si parla di centrodestra proprio perché è stata intercettata un’ampia fetta di ceto medio. 

Si è fatto riferimento, in particolare, alla figura politica di Francesco Martucci, designandola come il trait d’union capace di connettere il sentimento conservatore a sensibilità più generali della popolazione del capoluogo. C’è, oggi, qualcuno che può occupare questo ruolo?

Ho una grande stima e un’ottima considerazione di Francesco Martucci e del suo percorso politico. Tuttavia, non credo che sia stato lui il vero fattore d’intesa tra le idee della destra e la stragrande maggioranza della popolazione foggiana. Ritengo, piuttosto, anche sulla scorta dei ruoli istituzionali che ha ricoperto, che questo compito, a cavallo tra la fine del Novecento e l’inizio del Duemila, sia stato magistralmente adempiuto dallo stesso Paolo Agostinacchio. È con lui che la destra si è avvicinata alle esigenze e ai bisogni dell’elettorato foggiano. Al giorno d’oggi, tuttavia, non intravedo all’orizzonte una figura altrettanto carismatica, capace di assurgere ad una posizione del genere. Credo che il partito, a livello territoriale, vada piuttosto ristrutturato dalle fondamenta, senza andare alla ricerca di un ipotetico trascinatore.

L’Attacco ha parlato di un tacito accordo della destra foggiana con il cosiddetto partito del mattone, finalizzato all’ingresso di considerevoli portatori d’interesse all’interno del proprio circuito, e che avrebbe contribuito a sfaldare, nel tempo, il consenso raccolto precedentemente. È così che sono andate le cose?

A scendere a patti con il cosiddetto partito del mattone non è stato il centrodestra, ma il centrosinistra, che ha messo a punto nel foggiano una delle più grandi zone 167 di tutta Italia. Il centrodestra, invece, ha applicato una serie di interventi che sono andati in qualche modo a favorire lo sviluppo dell’edilizia pubblico-privata. Durante la consiliatura di Agostinacchio sono state costruite a Foggia circa 3mila abitazioni, distribuite a chi ne aveva bisogno.  In più, sono stati regalati alla città degli spazi che fino a quel momento sarebbero stati impensabili per la nostra realtà locale. Ritengo, in fin dei conti, che le condizioni politiche che portarono a quella circostanza possano essere ricreate. Cinque anni fa, ad esempio, il centrodestra vinse le elezioni comunali con Franco Landella alla guida della coalizione, a dimostrazione del fatto che di base può disporre di un cospicuo bacino elettorale, di cui vanno soltanto intercettate adeguatamente le sensibilità.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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