Emilio Di Pumpo: “Altri 5 anni per terminare ciò che abbiamo avviato. Esperienza conta, sennò fuori dai giochi”

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Non ci sono mai stati dubbi sulla sua seconda candidatura alla guida di Torremaggiore, il Sindaco uscente Emilio Di Pumpo è da mesi il nome proposto dall’unitissimo centrosinistra. A meno di quarant’anni ha buone possibilità di essere rieletto primo cittadino. l’Attacco lo ha incontrato per una lunga intervista.

Sindaco, perché ha deciso di ricandidarsi per la seconda volta consecutiva?
Nel primo mandato si progetta e si pensa dove si vuole portare la comunità. Il secondo serve a terminare tutto quello che è stato iniziato. Anche perché siamo costretti a fare i conti con la lentezza della burocrazia. Non bastano 5 anni per vedere realizzato quello che hai progettato. A maggior ragione noi, che venivamo da un periodo in cui le amministrazioni non hanno terminato i mandati. Questo ha comportato il fatto che non avevamo nulla, siamo partiti da zero. Siamo stati anche bravi a dare corso ai finanziamenti ricevuti, considerando il buco temporale dei due anni di Covid durante i quali l’Italia si è letteralmente fermata.

Che aspettative ha rispetto alla prossima tornata elettorale?
Ogni partita va giocata, è indubbio che abbiamo il vantaggio che ha qualsiasi amministrazione che riesce a portare a termine il mandato e opera bene. Io penso che abbiamo operato abbastanza bene ma sicuramente si può fare meglio. Quindi possiamo dire di avere delle buone aspettative. Crediamo di poter vincere, abbiamo investito sulla nostra comunità, con progetti e iniziative. 

Nelle ultime tre elezioni, i torremaggioresi hanno dato fiducia sempre al candidato più giovane, lei se tutto va bene, sarà Sindaco per la seconda volta a meno di 40 anni. Come commenta questo trend?
Credo sia un fattore positivo, non per me personalmente ma in generale. Evidentemente la comunità crede ancora nei propri figli, vuole dare la possibilità ai giovani di mettersi in gioco. Ed è una cosa fondamentale affinché una società non muoia, in prospettiva si pensa alla crescita della città. Non a caso Torremaggiore è stata inserita in un progetto sperimentale di Telecom, che ha provveduto ad infrastrutturare la città con internet veloce, in un tempo in cui la connessione è tutto. Anche questa è lungimiranza a conti fatti. Ma poi lo sviluppo richiede anche di essere in grado di instaurare rapporti, con tutti i soggetti più importanti, in primis potenziali investitori, assicurando loro una burocrazia smart e una interlocuzione agile. E ancora, occorre darsi da fare per far crescere i servizi. Dal canto nostro abbiamo messo mano alle infrastrutture che erano ferme da una vita. A partire dalle più semplici: non avevamo una struttura sportiva, ora abbiamo il campo da calcio ma anche quelli da basket e da tennis. Abbiamo recuperato strutture fatiscenti e abbandonate. E poi le strade, molte rifatte e altrettante in via di completamento. Abbiamo rinnovato in molte aree anche le linee elettriche, in collaborazione con Enel. Stiamo completando un importantissimo investimento di Acquedotto Pugliese, un progetto del 2012, da svariati milioni di euro che siamo riusciti a sbloccare, anche grazie ai nostri rapporti con la Regione Puglia e colgo l’occasione per ringraziare ufficialmente Raffaele Piemontese, assessore anche al ramo che ha colto l'importanza del progetto per noi. In questo modo daremo risposte ai cittadini rispetto al bisogno primario dell’acqua che in passato ha vissuto delle criticità. 

Anche la sua squadra è per lo più giovane. Ma c’è chi parla di un “grande vecchio” che l’affianca nelle sue scelte, corrisponde al vero?
Non ho solo un “grande vecchio” che mi affianca, ne ho più di uno. Ho cercato di ragionare in questi anni, ma lo facevo anche quando ero all'opposizione, confrontandomi con chi non rivestiva più ruoli di politica attiva. Dimenticare il passato o ignorarlo o non cercare di apprendere da chi ha amministrato prima è per me sbagliato, in fondo le amministrazioni sono collegate in qualche modo le une alle altre e non si può governare bene senza tener presente questo. Avere l'umiltà di chiedere a chi ha amministrato prima per me è un modo per non sbagliare. E forse questa è una capacità che altri non hanno avuto credendo di avere la verità in tasca. 

Qual è la sua visione della città nel breve e nel lungo raggio?
Torremaggiore vive una situazione fortunatamente diversa da molti altri centri della provincia. È totalmente a traino agricolo e in questi ultimi 25 anni la crisi, che ha riguardato la Capitanata in generale si è fatta sentire, a prescindere dalla fama di grandi lavoratori che hanno i torremaggioresi e di conservatori, votati all’investimento nel mattone o nel terreno, abituati a ragionare come ragionava il piccolo contadino: mettiamo da parte perché non sappiamo quello che succede domani. Non a caso, abbiamo diversi istituti bancari. Questo d’altra parte significa che la città può dare ancora tanto. Sicuramente c’è da lavorare, ad esempio per la zona industriale e artigianale, che richiederà dei miglioramenti, indipendentemente dalle richieste che ci sono pervenute, anche perché è la politica che deve intercettare gli interessi della comunità. Noi abbiamo già fatto qualche passo ma dobbiamo continuare a puntare ancora sull'agricoltura, secondo me. Un'agricoltura diversa. Su questo ci stanno dando una mano (e mi congratulo sia con l'associazione che con il consorzio della Peranzana, con tutti coloro che stanno cercando di far crescere il comparto) gli operatori, verso il cambiamento. Che non significa soltanto produrre ma anche accorciare la filiera, trasformando e commercializzando il prodotto. Ci sono tanti giovani, con il supporto delle famiglie, che si sono lanciati in questa attività e che stanno riscuotendo un importante successo. La nostra parte è quella di mettere a disposizione una zona artigianale che possa agevolare questo cambiamento. Senza dimenticare la viabilità che deve essere la più accessibile possibile. L’ideale sarebbe avere un nostro svincolo autostradale, devo dire che la situazione è molto migliorata con la realizzazione della bretella Sanseverina che evita di entrare in città per raggiungere il casello ma ora abbiamo il dovere di migliorare l'ultimo tratto, 3 km di strada che vanno sistemati e sui quali stiamo avendo un’interlocuzione con la Provincia e che speriamo di definire nei prossimi anni. 

Sul versante turistico e culturale invece? Ad esempio, su Fiorentino, il sito in agro di Torremaggiore dove Federico II è morto.
Anche qui, stiamo lavorando. Sono convinto che con l'impostazione data in Regione, la creazione della Fondazione Secondo Federico ci aiuterà molto. Dobbiamo ragionare in rete ma forse è il momento di essere un po’ più campanilisti e rivendicare con forza i nostri tesori. D’altra parte negli ultimi anni sono stati fatti passi in avanti. Anche qui, è doveroso il ringraziamento alle associazioni, Don Tommaso Leccisotti e Borgo Antico, che si impegnano quotidianamente per far crescere la conoscenza della nostra storia e cultura. Abbiamo partecipato a diversi programmi televisivi. Suggestioni sub flore è riconosciuto oggi a tutti gli effetti da Teatro Pubblico Pugliese e dalla Regione. Per far crescere le iniziative ci vuole tempo e soldi, bisogna avere pazienza, l'importante è non perdere mai l'obiettivo. Un target importante della prossima amministrazione, se ci sarà data l'opportunità, è quello riadeguare il centro storico. Ovvero migliorarlo, non eliminare, non abbattere, non rompere, non trasformare. Ma rivederne le potenzialità. La rigenerazione è già in corso per via Sacco e Vanzetti, per piazza Incoronazione e per corso Matteotti in cui è prevista la risistemazione del basolato. Per il teatro, oggi inagibile per alcuni ammaloramenti strutturali, abbiamo un bel progetto, già sui tavoli regionali, che prevede l’abbattimento e ricostruzione dell’edificio, confidiamo di poter avere presto i fondi necessari. Sappiamo bene quanto sia importante per la città che conta ben tre compagnie teatrali e ci teniamo che quel contenitore culturale torni presto fruibile.

A proposito di rigenerazione urbana, si è sbloccata anche la situazione relativa al cosiddetto ecomostro (l’immobile mai completato che avrebbe dovuto ospitare gli uffici giudiziari, ndr) e su cui i suoi progetti sono ambiziosi.
Ringrazio il segretario generale Giacomo Scalzulli che ci ha dato una grandissima mano nel trovare la strada giusta affinché la struttura potesse rientrare nella proprietà del Comune, anche se devo riconoscere che ogni amministrazione ha aggiunto un tassello alla risoluzione del problema. Una volta sistemato mi piacerebbe che l’edificio fosse la sede centrale di tutti i servizi comunali oggi dislocati in diverse zone della città per consentire ai torremaggioresi di recarsi in un unico posto per le proprie esigenze. Gli spazi sono enormi a là potrebbero trovare posto tanti altri servizi, diciamo, collaterali.

E rispetto all’ex ospedale?
A differenza di quello che può sembrare, noi non abbiamo mai fatto un passo indietro. Si sono susseguite riforme, molto spesso abbiamo visto rimbalzare questa palla tra Stato e Regione, a discapito dei cittadini; sulla sanità, si fa molta campagna elettorale perché è un tema molto sentito. Noi stiamo continuando a lavorare sul Pta, in base a quella famosa delibera di giunta che prevede determinati servizi, molti dei quali già attivati. In questi giorni è arrivato il tavolo radiologico, sta arrivando anche l'ecografo. E poi annuncio in anteprima che ad inizio marzo partirà, in collaborazione con Asl e Croce Rossa, l’Officina della salute, un servizio ambulatoriale per i più sfortunati che, anche a Torremaggiore, non sono pochi. Sarà il secondo in tutto il Sud, l’altro si trova in Sicilia. 

Parliamo di politica. Lei è il candidato del campo largo. Per ora ci sono altri due contendenti: Massima Manzelli, consigliera di minoranza e Costanzo Di Iorio, ex Sindaco prima alleato, poi opposto. Che idea si è fatto della sua opposizione nel corso di questi anni? 
Ho iniziato la mia attività politica nel 2012, ero nella maggioranza di Di Iorio, l’alleanza è durata un anno e mezzo circa, dopodiché non furono mantenuti gli accordi politici e l’esperienza finì. Ancora oggi ho ottimi rapporti con lui. All'epoca non fu rispettato un accordo politico, io sono un rappresentante di un partito, la linea del partito fu quella di spostarsi all'opposizione e così ho fatto, come si dovrebbe fare e come che si faceva quando le amministrazioni duravano 10 anni. Credo che determinate regole vadano conservate in politica, come quando si va in guerra: senza ufficiali che facciani rispettare l'etica della battaglia e le posizioni negli schieramenti, non si capisce più nulla, ed è quello che accade oggi. La mia candidatura arriva anche da là, in un periodo in cui il civismo veniva visto come la risoluzione di tutti i problemi, a Torremaggiore si è deciso di investire sul segretario cittadino del partito. Si pensa sempre che i migliori siano fuori dalla politica, che non siano quelli che tutti i giorni tolgono tempo alle proprie famiglie per fare attività politica, ogni volta ci vediamo scavalcati dal santone di turno che deve risolvere il problema. Ecco, in questo quadro io ho iniziato, prima in maggioranza e poi all'opposizione. Ma anche in quella veste si possono portare proposte costruttive. A Di Iorio non facemmo mai una opposizione solo per dire no, abbiamo portato anche delle controproposte, quello che non ho visto nella mia opposizione. Ho visto semplicemente dire no e basta. Oltre al no avrei voluto sentire cosa avrebbero fatto loro al posto mio. Secondo me non c'è stata quella sana dialettica che pure ho cercato i primi tempi, proprio perché credo che per far crescere una comunità serva ascoltare tutti.

Cambiando fronte, Torremaggiore è l'unico Comune in cui il campo largo non è mai stato messo in discussione. Da che cosa dipende questo?
I partiti sono fatti di uomini e donne. Le persone hanno capito che a Torremaggiore si era raggiunto il fondo (politico), per i 15 anni di commissariamento che ci hanno privato di tanto. Questa presa di coscienza della politica ha fatto sì che questa si sia seduta, abbia trovato la quadra per ritrovare la propria credibilità, ristabilendo le regole ed evitando di eleggere 11 consiglieri di 11 partiti diversi. E, soprattutto, raccontandosi sempre la verità. Questo è stato il modus operandi della mia amministrazione all'interno delle segreterie politiche è questa la nostra forza: rispetto delle persone e delle regole.

Che rapporto c’è con il M5S che a Torremaggiore non è così forte come a Foggia, dove si è sperimentato il campo largo?
Il dialogo con la senatrice Gisella Naturale è sempre stato aperto, abbiamo avuto confronti anche accesi ma c’è sempre stato ascolto, anche nelle fasi in cui il suo partito era in contrapposizione al mio. Lo spirito propositivo della sua azione è stato apprezzato e di fatto, anche non avendo più un consigliere, il Movimento 5 Stelle è stato parte integrante di questa amministrazione. 

Torremaggiore è parte di un contesto territoriale. Si vota anche in centri vicini, come San Severo, San Giovanni e Apricena; a parte il Sindaco Potenza che sembra avviato a vincere ancora, altrove la situazione è molto instabile politicamente, la preoccupa questo scenario? 
Avere un'amministrazione stabile serve, non solo a far crescere la propria comunità ma anche a far crescere la fiducia dei cittadini nella politica. Avere Comuni limitrofi con amministrazioni solide permette di fare progetti più ambiziosi. Un esempio è il Pinqua tra Torremaggiore e San Severo. Ma sono tante le progettualità condivise da cui poter trarre grandi benefici.  Ci sono cose che si possono fare solo in sinergia con gli altri, non serve a niente chiudersi nella propria roccaforte e dire di essere il più bravo. 

A proposito di San Severo, un errore che viene contestato a Miglio e che ha provocato, a detta di molti osservatori, questa incertezza, è il non aver designato un suo successore politico. Lei sta già pensando ad un suo possibile erede?
Noi dobbiamo pensare a vincere ora, in seguito insieme alle altre politiche si potrà ragionale. Credo che in politica occorra seguire dei percorsi naturali, non credo nel coniglio da tirar fuori dal cilindro all’ultimo momento. La mia carriera politica ne è l’esempio.  Per fare il Sindaco non basta essere un bravo professionista, sono due cose totalmente differenti, un grande professionista può essere anche il peggiore Sindaco di sempre, così come il migliore Sindaco può non avere competenze specifiche. E’ fondamentale avere un minimo di esperienza e soprattutto la conoscenza degli ambienti politici senza la quale sei fuori dai giochi.  

Come sono i rapporti con la segreteria provinciale Pd? Qualcuno parla di dem torremaggioresi “dissidenti”.
Ottimi. Pierpaolo d’Arienzo è un collega Sindaco e un amico, prima di essere il segretario del Pd ma è lo stesso con Raffaele Piemontese, con Paolo Campo, Lia Azzarone. Forse, ma io non penso, quando si dice dissidenti ci si riferisce al fatto che ho cercato di impostare, insieme alle altre forze politiche, questa amministrazione sulla trasparenza. Anche in federazione ci si parla e diciamo ciò che pensiamo, detto questo Torremaggiore ha due membri in segreteria provinciale, io e il giovane democratico Michele Cuccitto. Non penso avremmo avuto questo riconoscimento se fossimo stati considerati “dissidenti”.

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