Su Parcocittà, come spesso accade, la risposta della sindaca Episcopo è stata una non risposta. Cerca sempre di evadere gli argomenti, non dando risposte puntuali e precise. Troppo spesso la butta in filosofia perché, evidentemente, non ha il polso della situazione sulle varie situazioni aperte”, commenta a l’Attacco il forzista Raffaele di Mauro, eletto di minoranza, candidato sindaco alle comunali 2023.
“Resta il fatto che la materia delle convenzioni va assolutamente chiarita e rivista, anche nell’interesse dei soggetti che sono diventati concessionari e che possono partecipare ai nuovi avvisi pubblici per continuare a gestire gli spazi pubblici. Va anche nel loro interesse fare le nuove procedure di affidamento, perché oggi non avendo la piena legittimità non possono porre in essere una serie di iniziative”.
Quanto al cartellone del Foggia Estate, di Mauro è netto: “Di primo acchito, ritengo che vada bene il coinvolgimento di tutte le realtà associative locali, che sono state il motore pulsante di una ripresa, sia pur parziale, delle attività culturali in città. Ma questo è ancora una volta il segnale di un’amministrazione che non ha tuttora le idee chiare e non è guida a livello culturale. La partecipazione delle realtà associative non può essere l’unico strumento per fare cultura.
Denota un’assenza di idee, il cartellone appare come un collage delle proposte pervenute, con una qualità che si è nettamente abbassata rispetto al passato. La giustificazione da loro addotta di minori costi e di partecipazione non regge, non è così che si fa cultura nel comune capoluogo della nostra provincia. Saranno i cittadini a giudicare, a me non sembra però ci siano un filo conduttore e un’elevata qualità come accadeva prima. Oggi non vedo eventi di alto livello e un terzo delle manifestazioni di luglio è svolto a Parcocittà, col cinema a pagamento. Questo stride un po’ vista la provenienza stessa dell’assessora Amatore. Ma, più in generale, il tema è che non c’è una vera proposta culturale e non ci si può nascondere dietro il poco tempo, perché questa amministrazione lavora ormai da oltre sette mesi. Non c’è un’idea di cultura, c’è il prendere il lavoro delle varie realtà mettendole insieme. Un’amministrazione comunale deve fare ben altro, ha un altro compito”.
Chiaro il collega di minoranza Antonio de Sabato, altro candidato sindaco del 2023, il quale però è da sempre a sinistra. “L’ufficializzazione del cartellone estivo ha finalmente palesato l’assoluta incapacità organizzativa e il dilettantismo politico sia della sindaca che dell’assessora alla cultura, la quale ricopre un ruolo fantasma di fatto privo di qualsiasi potere decisionale giacché è tutto nelle mani e nei desiderata della Episcopo”, commenta de Sabato a l’Attacco. “La tardiva presentazione del programma rappresenta una grave mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini e degli operatori che hanno proposto le varie iniziative. Entrando poi nel merito del contenuto lo ritengo del tutto inadeguato e privo di coraggio. La qualità delle proposte è pressoché parrocchiale, non rispecchia le aspettative di una città che doveva ambire a uno slancio culturale dopo due anni di commissariamento. Anzi, perfino il programma predisposto dai commissari prefettizi si era dimostrato più coraggioso. Molti operatori sono stati costretti a rinunciare a causa del contributo irrisorio messo a disposizione dal Comune, che non garantiva nemmeno la copertura delle spese vive. Tutto ciò con l’alibi dei conti da tenere in ordine, mentre le risorse economiche di cui si poteva disporre quest’anno (a volerlo, naturalmente) erano per la prima volta ingenti: la verità è invece una sola: la sindaca e la pseudo assessora alla cultura non hanno alcuna intenzione di scommettere sulle politiche culturali ma intendono andare avanti con mancette per non scontentare chi li ha votati. Non è politica, è soltanto viltà istituzionale. Nessuna parola, se non di biasimo, sul naufragio del brand Giordano in Jazz, che pure aveva portato Foggia ai massimi livelli nel settore: bisognava delandellizzare la città anche nelle cose buone che aveva lasciato, dimostrando la totale incapacità di concepire la politica come un campo di necessità al servizio dei cittadini e non un saloon del far west in cui farsi vendetta da sé”, stigmatizza l’eletto.
“Noi avevamo proposto un salone della piccola e media editoria, non siamo stati nemmeno ascoltati perché forse l’identità culturale di questa giunta non va oltre ‘l’uno vale uno’. Infine il cartellone estivo sembra muoversi sulla falsariga degli eventi proposti a Parcocittà, di cui diviene così la naturale evoluzione. Vincoli familistici che sembrano riportare al passato e sollevano dubbi su potenziali conflitti di interesse. La gestione degli eventi culturali appare monopolizzata da Peppino D’Urso & Partner, una specie di agenzia di spettacolo, suggerendo che la cultura a Foggia sia di esclusivo appannaggio di pochi. È inutile negare una sorta di conflitto di interessi in una gestione che vede una commistione di interessi nemmeno troppo celati. La cultura, e non solo, a Foggia sembra essere esclusivamente nelle mani di D’Urso e dei suoi partner. Amatore è una sua ‘creatura politica’ e sua zia gestisce la struttura nonostante la concessione sia scaduta nel 2019. Esorto l’amministrazione a rivedere con urgenza il proprio approccio”, conclude de Sabato.
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