Ha avuto risalto l’intervento critico su Amiu Puglia spa a firma dell’ex assessore regionale Leo di Gioia, che non parlava da tempo e che ha sottolineato, numeri alla mano, il profondo squilibrio tra Bari e Foggia rispetto alla gestione del servizio di igiene urbana da parte della partecipata. Non poteva essere diversamente, visto che nell’agone politico locale in tanti si chiedono se di Gioia, che in Capitanata per anni ha rappresentato il più forte esempio di civismo, voglia scendere nuovamente in campo in occasione delle prossime elezioni, provinciali o regionali. Già, perché la classe politica nostrana, a cominciare dai parlamentari a Roma, appare convinta che tra pochi mesi andrà finalmente in porto la riforma che farà tornare le Province enti di primo livello, con elezione diretta da parte dei cittadini e possibilità per chiunque di candidarsi. Il voto potrebbe tenersi a giugno 2025, insieme alle amministrative, e stando ai beninformati alla presidenza di Palazzo Dogana starebbe pensando il coordinatore provinciale della civica emilianista CON, Rosario Cusmai, ex braccio destro di di Gioia. Ma le future tornate elettorali non c’entrano con l’affondo di di Gioia, né quest’ultimo va inteso come il preludio a un suo ritorno sulla scena pubblica. E’ quanto assicurano fonti a lui vicine, garantendo che la questione Amiu è stata posta “non per ragioni elettoralistiche ma perché la partecipata è apparsa in più occasioni asimmetrica nella gestione del servizio di igiene urbana nelle città di Foggia e Bari”.
Non è stato, del resto, il primo ad evidenziarlo. Il tema di una così vistosa discrasia è stato da tempo denunciato dall’eletto di minoranza Giuseppe Mainiero, è rimarcato nelle integrazioni dell'esposto all’autorità giudiziaria presentato da La Società civile, altre associazioni e alcuni avvocati. E’ stato tema di campagna elettorale nel 2023.
“Non c'era la volontà di dire qualcosa di innovativo, del resto Leo è convinto da lungo tempo che conti lavorare insieme perché solo così si possono raggiungere risultati importanti per la comunità, piuttosto che limitarsi alle rivendicazioni relative a chi dice prima qualcosa”, spiega chi gli è vicino.
Il discorso su Amiu si inscrive, ovviamente, nel bilancio del primo anno di vita dell’amministrazione Episcopo, che per di Gioia può spuntare condizioni migliori con la spa rispetto al passato. C’è fiducia al riguardo. Non va dimenticato che tra le questioni più incongrue c’è il fatto che, pur non essendo proprietaria dell'impianto di biostabilizzazione di Passo Breccioso a Foggia, Amiu ne incassa gli introiti. Ebbene, per di Gioia la forza elettoralistica dell'amministrazione comunale di Foggia può consentire finalmente di cambiare le sorti di questa vicenda.
Quanto alla giunta, l’ex assessore regionale la riterrebbe composta da persone dotate di buona volontà, competenze ed esperienza professionale, ma poco esperte nella gestione della casa pubblica. Insomma, gli assessori di Episcopo pagano l’oggettiva inesperienza, oltre alla presenza di una tecnostruttura che stanno cercando di reinventare. Ma alcuni passi falsi andrebbero evitati, non sfuggono le dure reprimende della Direl, il principale sindacato dei dirigenti pubblici: per quella che si autoproclama amministrazione della legalità, le selezioni e gli avvisi pubblici dovrebbero rifarsi a criteri oggettivi e non arbitrari, improntati a trasparenza e imparzialità. Criteri e valori in alcuni casi piegati alle ragioni della politica.
Com’è evidente che ci siano anelli deboli nella giunta e che siano andate finora deluse le enormi aspettative riposte sul super assessore Giuseppe Galasso, titolare delle deleghe relative all'urbanistica e lavori pubblici. Le fonti legate a di Gioia ammettono che l’ingegnere Anas, collega e sostenitore di Decaro, sia tuttora “molto sub judice”: restano da dimostrare attitudine e capacità, visto che, per quanto di certo professionalmente bravo, risulta fuori contesto e non entra in sintonia col meccanismo relazionale foggiano.
Ma per di Gioia, a detta dei beninformati, ciò che soprattutto starebbe mancando a questa amministrazione comunale “è l'impulso vero da parte della maggioranza in consiglio comunale”, dove non ci sono atti di programmazione significativi, dove ci si è arrovellati sul tema delle nomine, dove non si è costruita una declinazione del programma in punti rilevanti e dove manca un vero dibattito sulle leve di sviluppo della città, né c'è una vera affinità con la Regione possa aiutare a superare alcuni problemi e ostacoli. Come dire che il noto slogan di Episcopo in campagna elettorale, quel “Tutta un'altra storia”, rispetto al consiglio non trova riscontro. “Le logiche sono sempre le stesse”, affermano.
“Il consiglio è quasi una controparte della giunta comunale e non è un supporto, vi si vedono i soliti mal di pancia per le nomine e si vive la solita invidia per il potere gestionale della giunta. Un potere che a Foggia avvantaggia molto in termini elettoralistici”.
Ma per di Gioia starebbe mancando anche il supporto del M5S, reo di svariate ingenuità, come aver pensato di poter condizionare Episcopo, dopo averla individuata come la giusta persona della società civile per prendere in mano le redini di Palazzo di Città, e come aver stretto l’accordo col Pd – principale partito degli interessi in Puglia – per poi stupirsi che il campo largo non abbia il senso da loro sperato.
Le polemiche sulle nomine dei cda della partecipata Amiu e delle controllate (Amgas spa, Ataf spa e AM Service srl) non appassionerebbero il 53enne, per il quale il punto centrale non sarebbe chi è stato nominato ma cosa fanno le imprese, chi ne ha la guida reale e se hanno la possibilità concreta di seguire linee di sviluppo.
Così come non è negativo il giudizio del foggiano sulla percezione dell’operato dell’amministrazione Episcopo: ad un anno dall’inizio della consiliatura il convincimento è che la delusione alberghi negli addetti ai lavori, ma non nell’opinione pubblica cittadina e forse anche nemmeno presso gli stakeholder del territorio.
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