Apricena, alla mossa contro Ferullo opposizione replica contestando incompatibilità di Specchiulli e Zuffrano

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Continua ad essere incandescente l’atmosfera politica ad Apricena. Un nuovo scontro è sorto tra la maggioranza del tre volte sindaco Antonio Potenza e le opposizioni, che adesso sono rappresentate non solo dal fronte Pd ma anche dal gruppo dei fuoriusciti dalla coalizione di governo, ovvero quello dell’ex vicesindaca Ada Soccio e del consigliere Vincenzo Ferullo. Nelle scorse settimane ha tenuto banco il caso Ferullo, con la maggioranza che ha contestato all’eletto una presunta incompatibilità per il doppio ruolo di consigliere comunale e dipendente del big dell’edilizia Matteo Bianchi. Una mossa che gli avversari di Potenza hanno letto alla luce dell’unico voto di vantaggio oggi in aula e della necessità di approvare il bilancio. Ferullo ha inviato all’ufficio protocollo le proprie deduzioni e si dovrà tornare in aula consiliare per decidere e deliberare. Ebbene, in difesa dell’amico Ferullo, Soccio aveva subito esternato sui social che c’erano ben altri casi di consiglieri dalla dubbia compatibilità, senza dare dettagli. Poi, il 20 febbraio, è stato il Pd a sollevare formalmente la questione rispetto all’assessore Nino Specchiulli e al consigliere Michele Zuffrano

Nella prima segnalazione si legge che “l’assessore comunale alla sanità, dottor Nino Specchiulli, risulta ricoprire altresì il ruolo di dirigente presso la ASL Foggia, con specifico incarico di responsabile del servizio protesico” e che “in tale qualità l’assessore ha partecipato e sottoscritto deliberazione di giunta comunale avente ad oggetto l’autorizzazione allo spostamento di uno studio di medici associati presso struttura riconducibile alla medesima ASL”. Dunque “la sovrapposizione dei suddetti incarichi potrebbe integrare una situazione di potenziale incompatibilità e/o conflitto di interessi ai sensi del D.Lgs. 267/2000 nonché della normativa in materia di obbligo di astensione degli amministratori pubblici”.

Da qui la richiesta “che venga formalmente verificata la sussistenza di eventuali cause di incompatibilità o conflitto di interessi, che venga acquisita relazione del segretario generale in merito alla legittimità della partecipazione dell’assessore alla deliberazione in oggetto e che il consiglio comunale venga investito della questione per le determinazioni di competenza”.

Mentre rispetto al secondo eletto, è stato segnalato: “Ai sensi dell’art. 63 del D.Lgs. 267/2000 costituisce causa di incompatibilità la sussistenza di debiti liquidi ed esigibili verso il Comune. Secondo la consolidata giurisprudenza della Corte di cassazione, la dilazione costituisce soltanto una modalità agevolata di pagamento che lascia immutati titolo e contenuto dell’obbligazione. La rateizzazione, pur comportando la sospensione delle procedure esecutive, non elimina la situazione di incompatibilità prevista dall’art. 63, comma 1, n. 6 del TUEL. Il debito, infatti, permane sino al pagamento integrale del piano, e con esso permane anche il conflitto di interesse tra la funzione di consigliere comunale e la condizione di debitore dell'ente. Con delibera di consiglio comunale n. 22 del 28.06.2024 emergeva a carico del consigliere Michele Zuffrano una pendenza di carattere tributario per la quale è stato necessario attivare la procedura di cui all'articolo 69 del D.Lgs. n. 267/2000. Con delibera di consiglio comunale n. 29 del 30.07.2024 si dichiarava rimossa, da parte del consigliere, la causa di incompatibilità, per aver lo stesso provveduto al pagamento delle imposte e tasse di competenza comunale, comunicato dallo stesso con nota del 09/07/2024. Al consiglio comunale non è noto se il consigliere Michele Zuffrano abbia estinto il debito in un’unica soluzione o se è stata concessa l’opportunità di dilazionare il pagamento. Qualora tale debito risultasse ancora sussistente, certo, liquido ed esigibile, potrebbe configurarsi una causa di incompatibilità”.

Ecco perché è stato chiesta al consiglio “l’acquisizione agli atti della certificazione dell’ufficio competente attestante il saldo della posizione debitoria” e che “laddove la posizione debitoria non risultasse completamente sanata, venga attivata la procedura prevista dall’art. 69 del D.Lgs. 267/2000”. “Abbiamo chiesto, come previsto dalle regole, che tali questioni fossero iscritte all’ordine del giorno del primo consiglio comunale utile. Eppure, nella convocazione ricevuta il 26 febbraio, di quegli argomenti non c’è traccia”, hanno lamentato i dem. “Un fatto grave, l’ennesimo sopruso di una lunga serie. La cosa pubblica viene ormai interpretata e gestita come un bene personale, senza regole e senza rispetto delle istituzioni e delle minoranze. Per questo abbiamo diffidato formalmente il presidente del consiglio comunale, chiedendo l’immediato aggiornamento della convocazione. Contestualmente, abbiamo informato il prefetto di quanto accaduto. Siamo certi che, anche questa volta, ci saranno persone dalla schiena dritta, non disposte a tacere né a voltarsi dall’altra parte di fronte a metodi che nulla hanno a che vedere con la trasparenza e la democrazia. Le regole non sono un’opinione. E noi non faremo finta di niente”. Successivamente, il Pd è tornato sulla vicenda, chiedendo “chi controlla il controllore”. “In questi giorni abbiamo chiesto chiarimenti su presunte incompatibilità che coinvolgono un consigliere comunale e addirittura un assessore di una maggioranza che, più che governare, sembra ormai sopravvivere per inerzia. In un caso parliamo di incompatibilità di ruolo, nell’altro di debiti nei confronti del Comune. Non proprio dettagli marginali”, hanno sottolineato i dem. “Ad oggi, però, la risposta è una sola: il silenzio. Un silenzio assordante, soprattutto se si considera che sarebbe bastato pochissimo per fare le dovute verifiche e rispondere con chiarezza. Ma quando la trasparenza diventa scomoda, anche le cose più semplici sembrano improvvisamente complicate. Vedremo. Anche se l’impressione è che si stia puntando, ancora una volta, sulla solita strategia: prendere tempo, far calare la polvere, sperare che nessuno insista troppo. La riflessione, però, è inevitabile: sono questi gli amministratori che in consiglio comunale dovrebbero giudicare le incompatibilità altrui? Sono queste le figure chiamate a ergersi a garanti delle regole, della correttezza e dell’imparzialità? Il problema, ormai, va ben oltre l’aspetto tecnico o burocratico. Qui si parla di opportunità politica, di credibilità istituzionale e di rispetto verso i cittadini. Perché anche quando tutto fosse “formalmente” in regola, resta il tema di chi amministra e con quale autorevolezza morale. A questo punto la domanda sorge spontanea, e forse anche legittima: dobbiamo aspettarci che emergano altre situazioni simili? Oppure si continuerà a far finta di nulla, proteggendo l’equilibrio interno di un’amministrazione sempre più fragile, anche a costo di sacrificare trasparenza e fiducia? Noi continueremo a fare domande, perché la trasparenza non è un atto di cortesia ma è un obbligo morale”.

Nella diffida si sollecita il presidente dell’assise, l’avvocato Michele Di Maio, “a provvedere immediatamente (e comunque entro i termini previsti per l’integrazione degli atti) a integrare l’ordine del giorno della seduta già convocata con le istanze presentate dai sottoscritti in merito alle posizioni di incompatibilità citate”, aggiungendo che “in difetto, la seduta si riterrà convocata in violazione delle prerogative dei consiglieri comunali, con riserva di impugnare ogni atto adottato e di informare formalmente il prefetto per l’adozione dei provvedimenti di competenza volti a ripristinare la corretta dialettica democratica e il rispetto delle norme di legge presso il Comune di Apricena”. Nella giornata di ieri il presidente del consiglio Di Maio ha fatto sapere che nel pomeriggio avrebbe aggiornato la convocazione dell’assise, aggiungendo i punti sulle due possibili incompatibilità, mentre il sindaco Potenza non ha fatto alcun commento rispetto a tale vicenda.

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