Un confronto sul futuro della giustizia italiana e sulla separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante, in vista del referendum costituzionale del prossimo 22 e 23 marzo. È questo il tema al centro dell’incontro pubblico che si è svolto ieri pomeriggio al Gate Club di Via Zingarelli, a Foggia, promosso dal comitato Chi Accusa Non Giudica insieme ai Liberali e Riformisti del Nuovo Psi.
L’iniziativa ha riunito cittadini, professionisti del diritto e rappresentanti politici per discutere una riforma da tempo al centro del dibattito nazionale. Secondo i promotori, la separazione delle carriere rappresenta un passaggio fondamentale per rafforzare l’imparzialità del giudice e garantire un maggiore equilibrio tra accusa e difesa nel processo penale. Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali di Paolo Russo, segretario provinciale, e Luigi De Mucci, segretario regionale del Nuovo Psi. A seguire gli interventi degli avvocati Vincenzo Paglia e Luigi Leo, entrambi del Foro di Foggia, che hanno illustrato criticità e prospettive della riforma nel quadro del sistema giudiziario italiano.
Ospite d’onore dell’incontro Gabriele Elia, cofondatore del comitato Chi Accusa Non Giudica, che ha portato la propria esperienza personale, diventata negli anni simbolo della battaglia per la separazione delle carriere. “Incappai tanti anni fa in un blitz. Fui arrestato nel 2015 e trascorsi un anno in custodia cautelare. L’anno scorso, invece, tutte le pesanti sentenze di primo grado sono state annullate”, ha raccontato. “Mi hanno definito la testimonianza vivente, al netto dell’errore giudiziario, perché mi ritrovai il pubblico ministero che mandò elicotteri e mitra per il mio arresto e giudice nella stessa sezione della Cassazione. Tant’è che ci fu anche un’interrogazione parlamentare”.
Un caso che, ha spiegato Elia, lo ha portato a essere indicato come il testimone plastico dell’importanza di questa riforma. Da qui l’auspicio che il referendum sulla separazione delle carriere possa segnare una svolta. “Spero, e sono fiducioso, che passi. Avverto nei cittadini italiani la volontà di evolversi. Questa riforma è un segnale, un passo. L’Italia spesso rimane ferma, mentre il 22 e 23 marzo dobbiamo decidere semplicemente se continuare a restare sotto una repubblica giudiziaria oppure accodarci alle altre civiltà occidentali e diventare finalmente una democrazia liberale”.
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