Conte a Bari per “chiudere” con Emiliano? Cala il gelo con il Governatore dopo il maquillage in Giunta

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Se l’assessora all’Ambiente Anna Grazia Maraschio è venuta a conoscenza della sua estromissione dalla Giunta regionale con un sms, la stessa sorte sarà capitata anche alla delegata alla Cultura, Grazia Di Bari, che dal suo umor nero mostrato in questi ultimi giorni avrebbe fatto capire di non aver gradito le modalità con cui il governatore pugliese Michele Emiliano ha proceduto al mini rimpasto. C’è anche una differenza sostanziale in tutto questo, poiché il Movimento 5 Stelle ha deliberatamente ritirato deleghe e incarichi dopo le vicende giudiziarie che hanno travolto Comune e Regione chiedendo al governatore un sostanziale cambiamento di rotta. Le reazioni all’operazione di avvicendamento e al “maquillage” non sono state delle migliori. L’unico ad essersi espresso a favore è stato il segretario regionale del Pd Domenico De Santis che, come è noto, è un uomo messo lì da Emiliano con la complicità di Francesco Boccia. Freddo il commento dei Cinquestelle la cui posizione in questo ultimo e delicato passaggio di legislatura potrebbe riservare delle sorprese. A parlare in maniera ufficiale, e soprattutto a fornire una risposta a Emiliano, sarà probabilmente Giuseppe Conte, atteso sabato prossimo all’assemblea regionale del Movimento in programma al Palacarbonara di Bari nell’ambito della tre giorni del tour pugliese dedicato alle elezioni amministrative ed europee. 

Il leader del Movimento toccherà le piazze di Lecce, Gioia del Colle, Rutigliano, San Severo e San Giovanni Rotondo. L’aria che si respira non è delle più salubri e c’è chi ipotizza che il M5S in base alle valutazioni che emergeranno dall’assemblea che vedrà nel capoluogo l’affluenza dei vertici nazionali, possa spingere il Movimento a decretare il definitivo passaggio all’opposizione. Il che in Puglia, con l’eccezione di Foggia, suonerebbe come un de profundis per il cosiddetto “campo largo”. Le prossime mosse dei pentastellati, che a Bari fin dal principio sostengono Michele Laforgia e non Vito Leccese, evidenziano il limite di demarcazione e di presa di distanza dal Partito democratico prima ancora che le inchieste giudiziarie travolgessero il mondo della politica locale trascinandosi con sé tutte le scorie. 

La convivenza con i dem alla Regione Puglia non è mai stata delle più idilliache. Il gruppo regionale dei democratici che subisce la pressione psicologica di Emiliano sulle decisioni è stato indotto a una forma di convivenza coercitiva dalla quale il M5S potrebbe decidere di smarcarsi, pur dovendo giustificare il lavoro svolto da persone come Rosa Barone, ex assessora al Welfare. Tanto più che l’assessorato alla Legalità, la cui delega è stata affidata dal governatore a Viviana Matrangola, disconosciuta da Libera ma molto vicina al sindaco Pippi Mellone di Nardò, rientrava in una delle proposte dei pentastellati. Scelta che avrebbe potuto favorire il rientro nei ranghi qualora l’indicazione della figura, il cui ruolo è ancora tutto da scoprire, andasse in una direzione diversa. Tutto questo non è accaduto e giorni addietro il capogruppo dei pentastellati Marco Galante ha dovuto pesare le parole per esprimere il punto di vista del gruppo regionale sul “rimpastino”. 

L’argomento è al centro di forti polemiche anche all’interno del Partito democratico. I toni accesi durante le assemblee e la catena di dimissioni o degli abbandoni di questi ultimi giorni sono il sintomo di un profondo malessere generale. Il dissenso del gruppo regionale rispetto alla rimodulazione dell’esecutivo è prova evidente che i rapporti con il governatore restano molto tesi. Anche se si viaggia sotto traccia. Ciò che si contesta a Emiliano sono il metodo e la forma. Nomine decise senza interpellare i territori, senza ascoltare il gruppo e senza interrogare il partito. Qualcuno, in un momento di scoraggiamento, pensa di mandare tutto a carte e quarantotto. La legislatura dell’Emiliano bis potrebbe chiudersi anche in questo modo. Ma poi ci ripensa perché lo scioglimento di un consiglio regionale farebbe perdere un bel po’ di soldi a chiunque. Meglio stringere i denti allora e andare avanti, in balia delle onde. 

C’è poi la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni e che dovrebbe andare al voto in Aula il 7 maggio. I pentastellati hanno fatto sapere che non la voteranno perché così si darebbero la zappa sui piedi. Una bocciatura che sarebbe anche una forma di autolesionismo dopo essere stati al governo. Affianco i dem che sotto l’egida dell’unità faranno quadrato tappandosi la bocca e pure il naso. Tanto più che tra loro i rapporti non sono rose e fiori. Tanto per cominciare lo sfogo dell’ex capogruppo Filippo Caracciolo il quale ha fatto la parte dell’agnello pasquale, costretto a dimettersi dall’incarico, impelagato in questioni giudiziarie. 

Caracciolo mal digerisce la nomina di Ciliento ai Trasporti, molto vicina a Boccia dal quale il barlettano è distante. Ma qualcosa da contestare ce l’hanno anche i salentini ai quali è andata storta la nomina di Matrangola. I leccesi la considerano quasi un corpo estraneo, però è amica di Pippi Mellone, destrorso con virate a sinistra. Nell’ambaradan complessivo Lucia Parchitelli, che ha sempre parlato molto poco, se la prende col metodo Emiliano e infine Pierluigi Lopalco il quale sintetizza la drammaturgia del momento in una frase: “Emiliano vuole bene ai 5 Stelle, molto bene ai civici, non ne vuole affatto al Pd”. Amen.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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