Il quotidiano Il Giornale torna a raccontare ulteriori dettagli su Redouane Moslli, l'autore dell’omicidio della tabaccaia di Foggia Franca Marasco.
Scrive Stefano Zurlo che Moslli era stato “espulso come tanti migranti senza permesso di soggiorno, ma rimasto sul territorio nazionale fino alla terribile rapina. Quel che non si sapeva è che Moslli a un certo punto delle sue peregrinazioni era stato chiuso in un Centro di permanenza per rimpatri (Cpr), quello di Macomer, in Sardegna, per via del suo pesante curriculum criminale: una condanna per rapina. Ma il giudice di pace, sempre presente per un controllo di legalità in questi procedimenti, non aveva convalidato il provvedimento. Era il 26 novembre 2020, quasi tre anni fa. E Moslli era solo uno dei tanti sbandati che vivono di espedienti e di crimini ai margini della società”.
“Se fosse rimasto nel Cpr della Sardegna, spiegano oggi i tecnici del ministero dell'interno, sarebbe stato quasi sicuramente rispedito in patria, perché gli accordi con il Marocco funzionano e i clandestini tornano in patria”.
“Ma il giudice aveva deciso di rimetterlo in libertà e Moslli è andato incontro al suo destino di violenza. Il marocchino non era stato portato nel Cpr sardo a caso: in queste strutture - nove in tutto nel Paese, dalla Lombardia alla Sardegna - sono concentrati quasi solo gli irregolari con un profilo criminale. Il tentativo è quello di togliere dalla strada i soggetti più aggressivi, mentre si sviluppano le procedure di rimpatrio”.
“Lui invece rimane e sparisce dai radar per due anni e mezzo. Ricompare in estate per la sventurata rapina alla tabaccaia. Dopo il delitto scappa, ma la fuga dura poco”.
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