Ammonta a circa 400mila euro il valore dei beni confiscati ad Arcangelo Brandonisio, pregiudicato di Cerignola del clan Piarulli, personaggio di spicco del tessuto criminale dauno e già condannato in via definitiva per associazione di stampo mafioso. L’importante operazione è stata eseguita dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) di Bari che ha esperito le indagini sotto la direzione della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia. Le indagini sono state condivise dal Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione di Foggia. Il risultato conseguito va ad inserirsi nell’ambito delle attività istituzionali finalizzate all’aggressione dei patrimoni acquisiti in maniera illecita e riconducibili, direttamente o indirettamente, a contesti di stampo mafioso, agendo così a tutela e a salvaguardia della parte sana del tessuto economico nazionale.
Non è la prima volta che Cerignola si trova al centro delle attività della DIA finalizzate al sequestro di beni di provenienza illecita. Lo scorso settembre, su misura disposta dal Tribunale di Bari su proposta congiunta del Procuratore della Repubblica di Bari e della direzione DIA, è stato sequestrato un ammontare di beni stimato in 10 milioni di euro circa comprendente tre aziende agricole, una società del settore dell’imbottigliamento, macchine operatrici speciali, 26 terreni, 28 fabbricati, altri diritti reali di godimento e numerosi rapporti finanziari. Il destinatario di tale provvedimento è risultato essere un imprenditore cerignolano con interessi nei comparti immobiliare, agricolo e del commercio dell’olio d’oliva. Peraltro, il soggetto è stato direttamente coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari a partire dagli anni 80 che lo hanno annoverato tra i principali sofisticatori d’olio d’oliva a livello nazionale, con importanti proiezioni anche sul mercato alimentare internazionale. Gli inquirenti hanno avuto modo di documentare un ingente accumulo illecito di ricchezze che hanno consentito alla persona in questione di realizzare notevoli investimenti nonostante l’ampia sproporzione tra la sua capacità reddituale dichiarata e la reale consistenza del patrimonio a lui ascrivibile.
Nel gennaio di quest’anno, il Procuratore della Repubblica di Bari e la direzione DIA hanno chiesto di disporre il sequestro dei beni appartenenti a cerignolano di 49 anni, eseguito anch’essa dalla DIA di Bari con il supporto dei reparti territoriali della Polizia di Stato, dell’arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Il valore del patrimonio confiscato è stato nell’occasione di 5.5 milioni di euro ed ha incluso 38 appezzamenti di terreno, 18 unità immobiliari e 6 complessi aziendali che sviluppavano un volume complessivo annuale d’affari superiore ai 3 milioni d’euro. Sequestrate anche numerose diponibilità finanziarie su conti correnti e depositi di risparmio. A detta delle autorità giudiziarie, P. S. (queste le iniziali dell’uomo destinatario del provvedimento) si segnala per essere un soggetto caratterizzato da un profilo di alta pericolosità sociale in relazione al proprio coinvolgimento in articolate indagini che hanno svelato gravi reati contro il patrimonio che gli hanno consentito di accumulare un notevolissimo patrimonio per l’acquisto di beni immobili e per rilevare diverse attività imprenditoriali. In passato, l’uomo è stato più volte arrestato tra l’altro per reati associativi, rapine ai danni di portavalori e di caveau di istituti di vigilanza. Contro di lui è stata anche spiccata un’ordinanza di custodia cautelare.
Andando più indietro nel tempo, nel maggio 2020 la DIA di Bari, Foggia e Lecce ha sequestrato beni per un totale di quattro milioni di euro a ben 14 persone indagate per estorsione; riciclaggio; impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita; autoriciclaggio; trasferimento fraudolento di valori.
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