Alloggi ex Gozzini a Foggia, Valiante va avanti: altri sgomberi in arrivo

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Dopo gli sgomberi, documentati da l’Attacco, avvenuti nella giornata di lunedì scorso a Foggia, tra via Forcella e via Colicchio, altri alloggi ex Gozzini saranno liberati dagli occupanti senza titolo nei prossimi giorni. Prosegue l’azione del prefetto Maurizio Valiante, che ha inviato decine di ordini di rilascio iniziando da trasferiti, vedove e pensionati delle forze di polizia. Ma in parecchi casi gli appartamenti di Arca Capitanata sono abitati illegalmente anche da persone che nulla hanno a che fare con le forze di polizia. Col proprio atto Valiante, per la prima volta da quando esistono le palazzine ex Gozzini, ha ordinato di sgomberare entro 15 giorni dalla consegna del provvedimento. “Decorso inutilmente l’ulteriore termine di sette giorni da tale scadenza, si procederà al rilascio forzoso con l’ausilio della forza pubblica. In caso di inottemperanza si procederà alla denuncia all’autorità giudiziaria ai sensi dell’articolo 650 del codice penale”, ha scritto il prefetto. Ma ci sono anche situazioni estremamente delicate, che meriterebbero l’attenzione delle istituzioni. Martina Calluso e Nicola Briuolo hanno quattro figli, il più grande dei quali ha sette anni mentre il più piccolo appena due. Dal 25 gennaio 2021, dopo lo sfratto subìto, occupano abusivamente un alloggio ex Gozzini via Forcella, una traversa di via San Severo nei pressi del complesso La Fenice.

E’ lì che ci sono “i palazzi dei poliziotti”, come la gente solitamente chiama le palazzine ex Gozzini nate per le esigenze delle forze di polizia. Martina, 36 anni, arrivò da Potenza per studiare Lettere all’Unifg e partecipò anche ad una pubblicazione della professoressa Laura Marchetti. La sua proprietà di linguaggio e cultura la rende quanto più possibile dal profilo che nell’immaginario comune esiste per coloro che, spinti dal bisogno, decidono di sfondare una porta e occupare senza titolo un alloggio di Arca Capitanata.

 Sfugge del tutto al profilo ideale dell’occupante abusivo anche suo marito Nicola, che di anni ne ha oggi 49, noto in città per i trascorsi da musicista, come cantante e chitarrista. C’è chi vide in lui persino l’erede del grande cantautore apricenese Matteo Salvatore, di cui è stato allievo. A giugno 2023 la giudice del Tribunale di Foggia Renzetti li ha assolti, nel processo penale attivato da Arca, per particolare tenuità del fatto. Ora hanno deciso di raccontare la propria storia a l’Attacco, uscendo allo scoperto. Mentre domani manifesteranno davanti alla sede della Prefettura in corso Garibaldi con altri occupanti di alloggi ex Gozzini.

Lo sfratto avvenne, tra il 2019 e il 2020, per colpa dell'amministrazione Landella che non pagò in tempo una morosità incolpevole”, spiega Calluso a l’Attacco.

“Il proprietario di quella casa di via Lucera ci sfrattò, dopo il ritardo del Comune. Allora avevamo due bambini. Cercammo di parlare con l'assessore Bove e col sindaco Landella. Ci fu fatto capire che la presenza dei bambini e essere in attesa di altri figli ci avrebbe tutelati. Ma la casa è un diritto, non abbiamo mai usato i figli per avere l'alloggio. Dopo lo scoppio della pandemia da Covid non fummo più ricevuti dall'amministrazione comunale. Quando lo sfratto divenne esecutivo tornammo a parlare coi Servizi sociali, ci fu detto che non funzionava così. Non potevano fare nulla per noi. L’occupazione abusiva è davvero dipesa da uno stato di necessità, dalla volontà di dare una casa ai nostri figli ed adempiere al nostro dovere genitoriale”, continua Martina Calluso.

“L'alternativa sarebbe stata, e sarebbe tuttora, dormire in auto. Tre anni fa ricevemmo il decreto di rilascio dell'immobile firmato dall'allora amministratore unico di Arca Pascarella. Dopo aver occupato abusivamente questa casa, spettante a forze di polizia, mi autodenunciai ai vigili che una settimana dopo vennero qui per verbalizzare. Dal 2021 ad oggi abbiamo sempre pagato le spese condominiali, siamo sempre stati in regola per quanto è stato possibile esserlo e lo ha testimoniato anche l’amministratore di condominio. Vivere in questo limbo ci pesa moltissimo, vorremmo uscirne noi per primi. Questa mattina (ieri, ndr) abbiamo tentato di parlare con il nuovo amministratore unico di Arca (Pippo Liscio, ndr) ma l'usciere ci ha risposto che non riceve le persone in questo modo. Vorrà dire che gli scriveremo per avere un appuntamento con lui. Volevamo illustrargli i casi di appartamenti vuoti e murati, ce ne sono tanti nella zona in cui viviamo, attorno a noi. Eppure la situazione dell'emergenza abitativa a Foggia è gravissima”.

Adesso è l’azione della Prefettura a spaventare.

“Non ci è stato notificato il decreto di rilascio del prefetto, ma una decina di giorni fa i vigili ci hanno fatto visita dicendo che ci avrebbero fatto sgomberare a breve. Noi allora siamo andati a parlare con l'assessora alle politiche sociali Mendolicchio, con la sindaca e con gli assistenti sociali. Ci è stato detto che possono prenderci in carico perché non siamo una famiglia con disagio sociale, nel senso che non ci sono disabili, bambini maltrattati o non scolarizzati. Come extrema ratio potrebbero portare me e i bambini in una casa famiglia. La sindaca ci ha spiegato che 200 persone a Foggia vivono in auto e che prima di noi nelle assegnazioni degli alloggi ci sono le famiglie che abitano nella traversa di via San Severo, quelle dell'ex Distretto militare e tutte quelle che situazioni di disagio grave. Secondo lei non abbiamo alcun requisito per poter scavalcare queste famiglie. Noi partecipammo al bando per l'assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica del 2016, quando avevamo un solo figlio. Poi non abbiamo più potuto partecipare essendo occupanti abusivi”.

Calluso rivolge un messaggio alla sindaca: “Le dico che in questa città finché non ci sarà giustizia sociale non ci potrà essere nemmeno legalità. Il diritto ad abitare è sacrosanto e dà dignità alla persona”. 

Un aiuto economico arriva dall’essere percettori di Adi, l'assegno di inclusione che ha sostituito il reddito di cittadinanza. E’ il motivo per cui Nicola lavora senza un contratto.

Briuolo si rivolge al prefetto: “La ricognizione degli alloggi ex Gozzini è stata fatta anche rispetto alle famiglie assegnatarie? Perché non vengono appurate le situazioni di subaffitto e quelle in cui l'alloggio è abitato dai figli o dai genitori degli aventi titolo? Arca è a conoscenza dei subaffitti, una situazione di totale illegalità. Siamo di fronte a una grave ingiustizia sociale. Per noi è assurdo vedere in queste palazzine tanti alloggi vuoti o murati. Per non parlare di quelle famiglie che vengono portate da Arca a vedere gli appartamenti e che li rifiutano alla vista di qualche infiltrazione d'acqua. Secondo noi si sta andando contro i diritti umani. In campagna elettorale fu detto dalla sindaca, che abbiamo votato pure noi, che loro non sarebbero mai stati sordi di fronte alle fasce sociali più deboli. A me una casa non la affittano perché non ho un contratto di lavoro. Noi non siamo mafiosi o simili, siamo cittadini onesti. Dove dovremmo andare? Dobbiamo finire in auto? Abbiamo scritto anche una PEC al prefetto che non ci ha finora risposto. Le istituzioni non ci ascoltano, solo la sindaca ci ha ricevuti ma non abbiamo risolto nulla. Siamo stati assolti nel processo penale attivato anni fa da Arca ma quello civile sta andando avanti ieri. Intanto il personale di Arca ieri (lunedì, ndr) si è presentato di nuovo in queste palazzine, ha aperto una casa murata e poi l'ha rimurata”, conclude amaramente Briuolo.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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