d’Arienzo si sveglia ma mai una parola sul dem Masulli, andato con Totaro da Strizzi perchè accusasse Villani

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C’è voluta l’assoluzione della ex direttrice del Parco nazionale del Gargano Maria Villani, falsamente accusata di peculato e licenziata dopo soli tre mesi nel 2020 dal presidente Pasquale Pazienza, per svegliare dal silenzio il sindaco di Monte Sant’Angelo – sede dell’ente – Pierpaolo d’Arienzo, il quale è anche segretario provinciale del Pd. “L’assoluzione è l’ennesima dimostrazione di quanto sia stata fallimentare la gestione dell’ente Parco Nazionale del Gargano negli ultimi anni”, ha scritto su Fb d’Arienzo. “L’epurazione di dipendenti ritenuti ostili, l’estromissione delle associazioni ambientaliste, la chiusura tombale verso il mondo delle associazioni e delle imprese di promozione culturale e territoriale, l’indifferenza spocchiosa nei confronti di guide turistiche, l’ostilità verso tanti sindaci e il filo diretto con il Consorzio di bonifica montana nella battaglia assurda contro le comunità del Gargano e tante altre aberrazioni, hanno rappresentato gli elementi di una pessima strategia messa in campo dal presidente Pazienza, che ha portato all’isolamento del PNG. Un Parco fermo si è trasformato in un ulteriore carrozzone svuotato di qualsiasi funzione e finalità per cui fu istituito più di trent’anni fa. A nulla sono valsi i tentativi dei sindaci di controbilanciare questo potere solitario attraverso la definizione degli altri organismi. Il Ministero competente ha snobbato completamente il territorio lasciando “solo al comando” un presidente che si è dimostrato inadeguato al ruolo, fino al punto di ratificare da commissario tutti gli atti adottati in precedenza in modo monocratico. Quello che si auspica ora è un interesse maggiore da parte del Ministero rispetto alle vicende del Parco Nazionale del Gargano, partendo dalla nomina di un presidente che torni a dialogare con il territorio ma che, soprattutto, smonti l’attuale gestione di potere interno, provvedendo tempestivamente alla designazione di un direttore del Parco che sia capace di rimettere in piedi l’ente”, ha concluso d’Arienzo. Una reazione che non è passata attraverso un comunicato stampa, né come sindaco né come segretario provinciale Pd. Per cinque anni l’Attacco aveva sollecitato invano il Pd e i sindaci a commentare le gesta del duo Pazienza-Totaro, sempre inutilmente. 

Silenzi che si spiegavano con le utilità di ciascuno e che sono servite a coprire e mandare avanti una governance che non solo ha concluso il quinquennio ma ha anche guadagnato quasi un altro anno con le varie proroghe. Silenzi che erano giustificati anche dalla necessità di tutelare i propri uomini all’interno dell’ente.

Né dal sindaco d’Arienzo, presidente regionale di Avviso Pubblico che professa la legalità e la trasparenza nelle passerelle con fascia tricolore, né dal Pd si è mai udita mezza parola su quanto emerso nel processo (noto dal 2023 anche perché riportato su queste colonne) rispetto al coinvolgimento del proprio consigliere comunale di maggioranza Antonio Masulli, piddino. Lo ha rivelato in udienza l’ex direttrice facente funzioni Carmela Strizzi, che aveva segnalato l’utilizzo improprio delle auto da parte di Maria Villani. Ebbene, Strizzi ha smentito clamorosamente tale ricostruzione, affermando che, qualche giorno prima della famosa pec contro Villani, era stata avvicinata, su ordine di Pazienza, da alcuni soggetti, tra cui il controverso direttore facente funzioni Vincenzo Totaro e Masulli.

“L’idea non è stata mia”, ha affermato Strizzi. “Qualche giorno prima del 26 agosto il signor Totaro è venuto a San Giovanni Rotondo Totaro chiedendomi di fare una mail perché il presidente voleva licenziare Villani perché aveva un atteggiamento che a lui non piaceva, per molti motivi, e siccome Villani aveva iniziato un procedimento disciplinare, urlava, mi trattava male, doveva capire che non poteva trattare così le persone, quindi era il caso che la facessi io una mail, così il licenziamento sarebbe stato più… sarebbe stato più facile per lui licenziare Villani, ecco, mettiamola così. Dopo qualche giorno, cioè la sera prima, il 25, sono tornati Totaro e il signor Antonio Masulli, segreteria del presidente (e attuale consigliere comunale Pd a Monte Sant’Angelo, ndr). Mi hanno chiesto di fare questa mail, mi avrebbero fatto sapere quando. Mi hanno detto che stavano andando a Foggia ad incontrare il presidente. Dopo un’oretta, un’oretta e mezza mi richiamano, ci rivediamo e mi dicono: “Domani mattina manda la mail” e io ho mandato quella mail”. Strizzi ha affermato inoltre che Villani “non era propensa a fare gli atti immediatamente ma voleva capire di cosa si trattava” e che Pazienza voleva licenziarla anche “perché non si riusciva a parlare con lei, perché era una pazza, perché gridava, perché l’aveva chiamato sessista”. Dichiarazioni mai smentite da nessuno.

Strizzi ha fatto riferimento anche alle dimissioni di Totaro nel 2015, dopo lo scioglimento per mafia del consiglio comunale di Monte Sant’Angelo (“il Ministero dell’ambiente chiamò l’allora presidente e disse “o l’uno o l’altro”, quindi o sostituisci Totaro oppure…”) e fatto intendere cosa significhi governare l’ente (“il Parco gestisce attualmente più o meno sui 20 milioni di euro. Poi ci sono altri tipi di interessi, quindi oltre a tutti gli interventi, progetti, ma ci sono altri tipi di interessi sul territorio, tipo pareri, autorizzazioni, autorizzazioni sui condoni, quindi tutto ciò che viene realizzato sul territorio più o meno passa dal Parco, deve essere autorizzato o quantomeno ci deve essere un parere secondo la normativa”). Perché il Pd e i legalitari non hanno mai detto nulla su Totaro, su Masulli, sulle mille opacità del Parco prima d’ora?

“In questi anni, in cui mi sono esposto in prima persona tante volte rispetto alla governance dell’ente Parco, ho sempre sollecitato invano il Pd e i sindaci del Gargano a prendere posizione e parlare”, ricorda a l’Attacco l’europarlamentare M5S Mario Furore. “La risposta del Pd era sempre la stessa: “Voi 5S avete messo Pazienza alla presidenza nel governo Conte uno”. Per il resto mai avuto risposte. Lo dico con grande rammarico, oggi coi dem siamo alleati in tante realtà locali. Sull’ente Parco non siamo mai riusciti a trovare un punto di contatto col Pd. Ma adesso che i nodi stanno tutti venendo al pettine si dimostra che abbiamo avuto ragione noi del M5S. Mi dispiace soltanto che siano andati persi tanti anni”.

Fonti pentastellate rivelano che il M5S attende la pubblicazione delle motivazioni della sentenza per segnalare alla Procura di Foggia come nel processo sia emerso che ad usare per fini privati l’auto di servizio fosse in realtà il presidente. Al contempo, dal M5S si fa notare come, al momento, Pazienza figuri tra i nomi presenti sul tavolo romano per la prossima presidenza dell’ente di Monte Sant’Angelo. “La Lega lo rivuole e spinge per lui”, dicono fonti 5S, “sebbene in cima siano stavolta Forza Italia e Fratelli d’Italia. Quella stessa Lega che in questi anni ha continuato sempre a difendere Pazienza, aiutato dall’asse creatosi col Pd per tutela dei propri interessi…”.

Lo scorso anno i giochi parevano fatti per il forzista foggiano Raffaele di Mauro, grazie all’intesa tra FI e meloniani, un’intesa che però si reggeva sulle dimissioni dal ruolo di consigliere comunale a Foggia. “La Lega non vuole fare passi indietro, per quanto assai ridimensionata a livello pugliese”, dicono fonti di FdI a l’Attacco.

“Oggi sul tavolo restano i nomi di Pazienza e di Mauro. L’accordo nazionale su di Mauro si basa sulla disponibilità di FdI a non presentare un proprio nome, ma a condizione che di Mauro si dimetta, senza pretese democristiane di mantenere tutte le postazioni possibili”. L’ultima proroga ottenuta da Pazienza come commissario, dopo la scadenza del 31 dicembre scorso, è semestrale. Si è pensato dunque finora che la nomina ministeriale sarebbe arrivata non prima dell’estate, all’interno di un pacchetto relativo a più enti Parco. Ma, stando ai beninformati romani, l’assoluzione di Villani e le reazioni conseguenti potrebbero adesso favorire una accelerazione rispetto alla decisione del ministro Pichetto Fratin sul presidente del PNG.

Ma conviene aspettare di leggere le motivazioni della sentenza e ragionare con la Lega rispetto alla impossibilità di riconfermare Pazienza o è meglio procedere direttamente? Di certo i meloniani non intendono esporre il governo Meloni al rischio di una figuraccia nel caso prevalga l’ipotesi del Pazienza bis e le motivazioni chiariscano una volta per tutte, ai danni del docente Unifg, l’impianto calunnioso messo in piedi per liberarsi della sgradita direttrice.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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