Gli ultimi 20 anni de l’Attacco, infrastrutture: dai porti turistici al Gino Lisa. Il racconto delle operazioni

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Era il 1999 quando i Subsonica balzavano in testa alle classifiche con Strade, il cui ritornello suonava così: “Strade che si lasciano guidare forte…” Di sicuro il gruppo torinese non voleva disquisire di sviluppo territoriale ma le strade “forti” sono una cartina di tornasole economica.

Secondo l'ultimo studio della Banca Mondiale, all’incremento del 10% in investimenti in infrastrutture si associa una crescita media del PIL territoriale pari al 1,2%. Appare quindi lampante come l’ammodernamento e la creazione di strade, autostrade, porti, aeroporti e linee ferroviarie rappresenti un fattore cruciale per la crescita economica e la riduzione delle disuguaglianze di un territorio.

La classe dirigente politica, imprenditoriale e giornalistica di Capitanata conduce ormai da decenni una battaglia in nome della maggiore infrastrutturazione della provincia di Foggia scegliendo strade diverse per richiedere e talvolta ottenere dei risultati.

La via più semplice è quella degli strali populistici e delle promesse roboanti da campagna elettorale, talvolta accompagnate da vittimistiche sindromi di Calimero contro il "baricentrismo" o il "romacentrismo", mentre quella più difficile è fatta di proposte concrete, i cui risultati potrebbero non essere immediatamente visibili, ma che sono state lodate dal tempo per la loro lungimiranza.

Un esempio pratico sotto gli occhi di tutti i villeggianti che giungono sul Gargano è la serie di gallerie che collegano Mattinata a Vieste, alla cui realizzazione ha contribuito anche un giovane ingegnere dell’Anas di nome Antonio Decaro, di cui poi si è sentito parlare. Le gallerie sono state inaugurate nel 2004 con l’obiettivo di evitare il percorso più lungo e tortuoso precedente. Questa variante ha ridotto il tempo di percorrenza, permettendo un risparmio di almeno 15 minuti rispetto al vecchio itinerario litoraneo e riducendo il tragitto a circa 10 km.

L’Attacco è consapevole che la questione della viabilità sia uno dei temi più sentiti dai lettori e dall’opinione pubblica di Capitanata, perché ogni cittadino auspica cambiamenti capaci di migliorare la vita della propria terra e per questo motivo ci ha dedicato molta attenzione.

In alcuni articoli pubblicati il 27 gennaio 2007, Luca D’Andrea illustra la genesi che ha portato alla costruzione di due porti turistici che hanno cambiato la connotazione geografica e infrastrutturale di due località marittime: Manfredonia e Vieste. 

Nel 2026, la parola "porto turistico" è entrata a far parte del lessico familiare pugliese, intrisa di termini figli della turisticizzazione di massa. Tuttavia, nell'ormai non vicinissimo 2007, l'uso di questa parola suscitava ancora perplessità. Per questo motivo, il giornale ha deciso di approfondire il tema, dando spazio ai dubbiosi e agli scettici in nome del sacro ruolo del dibattito. Le discussioni hanno sempre caratterizzato e vivacizzato le vicende della provincia di Foggia e uno dei compiti della buona stampa è quello di offrire uno spazio alle diverse opinioni e idee riguardo alla strada da seguire per il futuro di una terra.

Si parte da Manfredonia con l’articolo “Tra accuse, interessi e intese. Cosa c’è dietro il porto turistico” offre spazio ai dubbi, alle perplessità e alle proteste del movimento ambientalista, raccogliendo le dichiarazioni di Franco Salcuni, una delle voci più riconosciute di Legambiente in Puglia e successivamente in tutta Italia, nonché ideatore di Festambiente Sud, che ha trasformato il modo di percepire la cultura e il turismo nel territorio di Monte Sant’Angelo. Un uomo di cultura e cittadino ponte tra Spoleto e Monte Sant'Angelo, simbolo di chi, pur non risiedendo più in Puglia, continua a offrire il proprio contributo, sia ideale che concreto, al proprio luogo. 

Franco Salcuni esprime con forza le sue idee riguardo questa trasformazione radicale degli spazi nautici:  “È difficile capire perché si sia dato fondo a un progetto per la costruzione di un porto quando nel raggio di pochi chilometri ci sono già due strutture e una terza quella dell’Inside è in fase di realizzazione a Macchia. Avremo tra poco tempo un fronte di porto enorme per quelle che sono le reali necessità del territorio.

È un fatto assurdo come assurdo è il modo in cui sono stati affidati i finanziamenti del Terzo Protocollo. Infatti è importante ricordare che il progetto deve essere, per rispondere ai requisiti, non solo finalizzato alla realizzazione dell’infrastrutture ma anche alla gestione. […] Si poteva quindi sfruttare finanziamenti per riqualificare la vecchia struttura portuale ed evitare una nuova costruzione. Qui a Manfredonia ormai pensiamo di essere Genova, ma sinceramente non condivido assolutamente i toni trionfalistici dei nostri amministratori. Quello che invece mi salta agli occhi è l’evidente interesse alle costruzioni ma non per produrre un tentativo di sviluppo”.

Sono numerose le voci a temere il paradosso della creazione di troppi approdi nel giro di pochi chilometri, come si evince dal pezzo “Cadono le resistenze di Manfredonia, al via i lavori per la realizzazione dell’Inside”, sempre a firma di D’Andrea.  Un porto turistico che avrà una storia travagliata, come è successo per tante altre opere roboanti dalla triste fine, cronache di storie di costruzioni a metà di cui ci occuperemo in successivi reportage.

D’Andrea chiude i suoi articoli con un'analisi della scommessa rappresentata dall'operazione del porto turistico per l'imprenditoria locale con una descrizione della società affidataria Gespo srl, definita “un'armata che annovera tra i propri ranghi praticamente tutto il mondo imprenditoriale riconducibile al settore edilizio”.

Oltre a Manfredonia, l’inchiesta di D’Andrea guarda anche a Vieste, ponendo la fatidica domanda: “Chi gestirà il porto di Vieste?”. Duello all’arma bianca per l’affidamento della struttura”. Dall’interesse mostrato dall’imprenditoria locale si evince come il turismo, in particolare quello nautico, venga percepito come un settore economico cruciale, infatti sono molti gli attori interessati alla gestione di un porto in una località strategica come Vieste.

L’articolo parte dalla genesi del porto, raccontando come Italia Navigando, società partecipata di Sviluppo Italia, abbia seguito tutte le fasi iniziali del progetto di realizzazione del porto turistico, per poi ritirarsi senza che i motivi siano mai stati chiariti definitivamente. Il Comune di Vieste ha costituito un tavolo tecnico per la realizzazione di un bando per il secondo lotto e l’affidamento della gestione della struttura, ma, come nel caso di Manfredonia, anche in questo caso ci sono pareri discordanti dietro questa scelta.

Si richiede il parere locale del consigliere comunale Mauro Clemente, che contesta la linea attendista dell’amministrazione, colpevole di aver perso troppo tempo cullandosi delle promesse di Italia Navigando, e invita a coinvolgere maggiormente gli operatori locali.

“Il primo lotto del porto turistico è in corso di ultimazione, esso è costruito oltre che dalle opere strutturali, dai servizi connessi ai pontili galleggianti con relative pertinenze, negozi e servizi lungo il molo foraneo; il secondo lotto, che comprenderà i manufatti da destinare ai servizi, nautica da diporto, centro commerciale, espositivo fieristico, attività commerciale non viene attivato”.

L’analisi giornalistica condotta sui due porti della Capitanata ha il merito di parlare anche ai lettori e agli analisti del presente, perché da questa puntuale lettura comprendiamo come anche i più ambiziosi progetti abbiano dovuto pagato dazio a realtà falcidiate della grave crisi finanziaria mondiale del 2007-2008, i cui effetti si sono fatti sentire nel Mezzogiorno d’Italia con conseguenze nefaste.

L'eco delle critiche ambientaliste sul consumo di suolo ci fa riflettere. Con il senno di poi, sarebbe stato auspicabile uno sviluppo che avrebbe preferito la riqualificazione degli spazi costieri alla costruzione di nuovi porti “nel mare”. Come è successo per il porto di Tivat, in Montenegro, nato pochi anni dopo quello di Manfredonia. Pur avendo meno posti barca di Manfredonia, la località in meno di un lustro si è trasformata da un'antica base navale austro-ungarica in un hub del traffico di imbarcazioni di lusso, attirando numerosi armatori internazionali nel Mediterraneo orientale. Tutto  grazie alla sua integrazione con il territorio, al lungomare e ai negozi esistenti.

Dopo una disamina sulle strutture portuali, si passa al convitato di pietra per ogni discussione sullo sviluppo della Capitanata, l’aeroporto Gino Lisa. L’Attacco con pazienza segue il filo delle vicende intricate e altalenanti della travagliata storia di un aeroporto, sempre in bilico, nonostante i numerosi tentativi di rendere l'esperienza aeroportuale quotidiana e non eccezionale. In questo viaggio fra la cronaca apprendiamo come la Capitanata impara sulla propria pelle il prezzo il costo di un aeroporto e tutte le processioni burocratiche da seguire pedissequamente per raggiungere l’obiettivo della completa attività dello scalo 365 giorni l’anno. 

È il 3 marzo 2007 quando Angelo Del Vecchio scrive di numerosi retroscena e ricostruzioni che rendono molto difficile il raggiungimento della piena attività dello scalo. Il titolo dell'articolo è: "La pista del Lisa è un elastico. Scontro con l’ex Seap per il futuro dello scalo”.

L'articolo è una ricostruzione del braccio di ferro tra le istituzioni della Provincia di Foggia che chiedono un incontro urgente a Domenico Di Paola, per quasi quindici anni deus ex machina di Aeroporti di Puglia spa, per poi passare a ricoprire altri ruoli dirigenziali e incappare in alcune vicende controverse, terminate con la sua assoluzione nel 2020. L’ente provinciale e i suoi apici si sentono abbandonati dalla Regione Puglia e accusano la gestione di Nichi Vendola di non aver mantenuto le promesse fatte durante la campagna elettorale per la sua prima elezione.

“Quei soldi dove sono finiti? I vertici provinciali chiedono a Nichi Vendola di prendere a cuore la questione dell’aeroporto dauno e decida immediatamente sul da farsi. Dobbiamo uscire dal vicolo cieco in cui ci troviamo. Se il Gino Lisa non va bene ci si attivi per un’altra soluzione. Si assicurino almeno un paio di voli charter da Foggia a Milano o addirittura si pensi all’opzione ghiotta del vicino aeroporto militare di Amendola.

È difficile pensare alla questione aeroporto Gino Lisa seguendo una linea precisa. Nel vortice delle proposte, si passa dalla richiesta di cambiare la destinazione dei voli alla paura della chiusura dello scalo, dalla richiesta di voli giornalieri verso mete migliori allo scongiurare la chiusura trasformando la struttura.

Nel 2007, il parlamentare sipontino dell’Ulivo Michele Bordo si fece promotore di un’iniziativa di imprenditori e operatori turistici per presentare un’interrogazione al governo e richiedere lo spostamento dell’arrivo dei voli da Bari e Brindisi a Linate anziché a Malpensa, con lo scopo di aumentare il numero di passeggeri dalla Puglia a Milano e garantire una maggiore celerità nel collegamento da Foggia al capoluogo lombardo.

“L’aeroporto civile Gino Lisa è uno degli scali di cui si occupa il sistema aeroportuale pugliese, legarlo agli imprenditori del Contratto d’Area di Manfredonia e agli operatori turistici del Gargano è necessario. Tutti preferiscono Linate piuttosto che Malpensa, lo scopo della nostra richiesta è velocizzare l’intera tratta di trasferimento da Foggia, dato che dal nuovo scalo lombardo è più complesso giungere in città. L’obiettivo è quello di soddisfare la domanda di mobilità veloce avanzata dalle numerosissime aziende che operano nel nostro territorio e nel settore turistico”.

Questo andamento altalenante ha caratterizzato la storia dell’aeroporto della Daunia fino ai giorni nostri, come emerge dagli articoli della stampa locale, dalle promesse fatte in campagna elettorale e dalla creazione di comitati in difesa dell’aeroporto.

La politica di Capitanata è in fermento e, viste le dichiarazioni non rassicuranti di Aeroporti di Puglia spa, l’articolo di Michele Esposito del 16 marzo 2007, “Vogliamo il Foggia-Roma o il Foggia-Torino”, sulle ambizioni dello scalo, è più che mai attuale. Il refrain ripetuto tuttora è sempre il seguente: più voli ci sono e più lo scalo acquista appeal e indotto. Il presidente della Provincia, Carmine Stallone, cerca nuovi interlocutori, come l’assessore ai trasporti Mario Loizzo, che si impegna a Foggia affermando in maniera quasi paternalistica/coloniale: “Rispettate i patti e avrete la pista più lunga”.

L’articolo de l’Attacco si sofferma sul problema della pista considerata la vera spada di Damocle: “L’allungamento della pista perpendicolare alla principale. Non esistono ostacoli che ne impedirebbero l’allungamento e da una parta all’altra e consentirebbero atterraggio e decollo. Sia l’assessore Loizzo che Promodaunia e Aeroporti di Puglia considerando l’allungamento della pista il miglior presupposto per un progresso virtuoso di rilancio del Gino Lisa, un areoporto che non dovrà essere considerato subordinato a quello barese bensì complementare richiesto dal presidente Stallone”.

Ma sempre Michele Esposito, corrispondente da Bari de l’Attacco e giornalista d’inchiesta di lungo corso per Antenna Sud, in un articolo del 21 marzo, sottolinea le contraddizioni della giunta Vendola sul tema, con un Loizzo dai due volti: mentre a Foggia sembrava accondiscendente, a Bari è apparso più caustico, definendo lo scalo di Foggia "un aeroporto chiuso".

Scrive il giornalista: “L’assessore regionale si rimangia quasi tutto e dice: Non siate ansiosi, Per ora, accontentatevi così! È la seconda pista costerebbe meno di 40 milioni. Fatti i lavori di adeguamento, l’aeroporto andrà bene così com’è ora mi pare più che sufficiente, tenete i piedi per terra. Parlando con i tour operator del Gargano non ho riscontrato tutta questa grande domanda di voli, dunque non vedo alcuna urgenza”.

Il Gino Lisa sembra vivere un tempo dilatato, paragonabile alla Fortezza Bastiani del Deserto dei Tartari: i tempi per l’estensione della pista si allungano a dismisura, mentre le crisi dell’aeroporto saranno all’ordine del giorno, come i temporali estivi. Mi dispiace pensare che l’aviatore piemontese a cui è stato intitolato l’aeroporto possa soffrire una seconda volta, guardando alle sorti del “suo” aeroporto. Forse non è bastato soffrire per una vita spezzata a soli 21 anni, quando, durante la prima guerra mondiale, è stato abbattuto dai nemici mentre cercava di aiutare un altro aviatore in difficoltà.

Proseguendo la rassegna de l’Attacco sulla questione Gino Lisa, colpisce il confronto con l’aeroporto di Comiso, entrato poi nel circuito Ryanair e definito “l’aeroporto di Montalbano” nell’articolo del 20 marzo “Mentre a Foggia parlano, a Comiso volano”. I foggiani che volano (male)”, a firma di Gennaro Pesante, giornalista e caporedattore del quotidiano di Capitanata nonché poi addetto stampa della Camera dei Deputati, che mette a confronto le differenze e le affinità fra due scali del Sud Italia.

“Basteranno 30 milioni per rimettere in pista lo scalo foggiano? Con 36 in provincia di Ragusa hanno realizzato un piccolo gioiello. Difficile però il paragone anzi nessuno con Gino Lisa. A Comiso non solo la pista è più lunga ma c’è l’aerostazione con tanto di torre di controllo che prima non c’era. C’è il sistema di atterraggio strumentale (un sistema che crea un campo elettromagnetico che guida il pilota in fase di atterraggio) ma soprattutto c’è un piazzale su cui possono parcheggiare 8 Boing 737 mentre a Foggia se ne parcheggerebbero a stento 2 per non parlare dell’area parcheggio per le automobili.

Insomma mentre a Comiso nasce un piccolo gioiello con l’intento di rilanciare un territorio che non ha grandi performance da mostrare, a Foggia si arrovella su un piccolo aeroporto installato su un territorio su cui è presente San Pio a San Giovanni Rotondo con tutto il Gargano. Ora se nel profondo sud anche di Foggia sono riusciti a realizzare un aeroporto come Comiso spendendo 30milioni di euro perché per il Gino Lisa se ne dovrebbero spendere per una struttura che non ha nessuna delle caratteristiche e potenzialità tecniche di quello scalo? Soprattutto chi mette i soldi.”

In questo articolo si cita già il vecchio scalo abbandonato di Borgo Mezzanone, poi diventato noto per altri motivi di fallita integrazione. In tutti gli anni Duemila sono circolate numerose voci di interessi di investitori privati, come riportato in un articolo dello stesso Pesante del 29 marzo: "Foggia riprenderà il volo da Borgo Mezzanone". I dettagli di un maxi progetto”.

L’articolo racconta nei minimi dettagli il progetto dell’immobiliarista romano Stefano Bono, foggiano d’adozione, che ha commissionato alla società inglese Airport Development Team International il progetto di un nuovo aeroporto a Borgo Mezzanone. Bono, presidente del comitato Daunia Vola, ha sempre caratterizzato la sua carriera con roboanti progetti, talvolta naufragati per svariati motivi.

L’articolo ci parla infatti di come nel 1998 aveva in mente di realizzare un centro commerciale a Manfredonia, con 1.500 posti macchine, 700 posti di lavoro e un investimento di 100 miliardi. Tuttavia, a causa del parere contrario della Regione, il progetto non è andato in porto come non è riuscito nemmeno il sogno dell’aeroporto di Borgo Mezzanone. Sempre Pesante con sapiente scetticismo si pone delle domande e marzullianamente, si da delle risposte:

“Sarebbe praticamente lui a realizzare il progetto, quindi a mettere i soldi. Si spingerebbe a tal punto il desiderio di Bono perché la provincia di Foggia abbia un aeroporto vero e proprio da metterci i soldi di tasca sua? In effetti no perché Bono avrebbe una contropartita da offrire. Lui fa il mega aeroporto, ma poi vorrebbe la totale a gestione dell’area dove sorge il Gino Lisa per dare sfogo alla più grande operazione urbanistica di tutti i tempi: la Foggia del 3000. Una sorta di Miliano 2 da realizzare nella periferia del capoluogo dauno, palazzi e un auditorium da 2500 posti Impresa coinvolgerebbe tutti i costruttori locali. Resta solo da capire come si muove Stefano Bono…”.

La passione della redazione per l'argomento infrastrutture è palpabile. Tutto questo perché si stava vivendo un periodo storico di grande fermento in Capitanata. Come scrive Francesco Bellizzi in un articolo del 20 marzo, c'era l'unanime convinzione che Foggia dovesse diventare "la cerniera con il resto d'Italia". Polo, aeroporto, interporto: serve tutto, subito e insieme entro il 2010".  Grandi speranze dickensiane che, purtroppo, sono andate deluse e chissà se il futuro ci riserverà delle sorprese e se il meglio deve ancora venire.

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 

Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet