La gestione del Parco Paleontologico dei Dinosauri è tornata al centro del dibattito pubblico e istituzionale di San Marco in Lamis, anche alla luce di quanto discusso recentemente in Consiglio comunale. La vicenda riguarda una serie di passaggi amministrativi che, a partire dal 2016, hanno inciso in modo rilevante sul sistema di gestione e sugli introiti legati a uno dei siti turistici più conosciuti del territorio garganico. Tutto prende avvio nella primavera del 2016, quando la giunta comunale di San Marco in Lamis deliberò l’affidamento temporaneo della gestione del Parco dei Dinosauri al Gruppo Speleologico Montenero. L’associazione, che operava senza fini di lucro e svolgeva attività di volontariato nel campo della speleologia, era già legata al Parco Nazionale del Gargano da una convenzione stipulata nel 2011 per la gestione del Centro visite. Con le deliberazioni adottate in quell’occasione il Comune stabilì anche il sistema di ripartizione dei proventi derivanti dai biglietti d’ingresso. Il biglietto intero venne fissato a dieci euro e quello ridotto a sette euro. Per ogni ingresso una quota doveva essere versata al Comune mentre la restante parte spettava al soggetto gestore secondo percentuali prestabilite. In termini concreti, per ogni biglietto intero da dieci euro al Comune sarebbero dovuti andare quattro euro e quaranta centesimi mentre cinque euro e sessanta centesimi restavano al gestore. Per i biglietti ridotti la quota destinata al Comune era di tre euro e otto centesimi. Anche il parcheggio veniva regolato con un sistema analogo. Era inoltre previsto un meccanismo di controllo molto preciso. La stampa dei biglietti spettava al Comune e le matrici dei blocchetti utilizzati dovevano essere consegnate alla Ragioneria ogni volta che venivano esauriti, così da consentire una verifica puntuale delle somme incassate. Nel 2017, con il cambio di amministrazione e l’elezione a Sindaco di Michele Merla dopo la precedente stagione guidata da Angelo Cera, il quadro amministrativo subì un’evoluzione. Con una deliberazione del Consiglio comunale venne estesa la concessione all’Ente Parco Nazionale del Gargano, includendo oltre al Centro visite anche il Parco Paleontologico dei Dinosauri nel frattempo completato. La convenzione sottoscritta il 24 febbraio 2017 tra il Comune e l’Ente Parco aveva una durata di venti anni, fino al 2037, e conteneva una clausola significativa: il gestore individuato dal Parco avrebbe dovuto garantire al Comune entrate non inferiori a quelle stabilite nelle precedenti deliberazioni comunali del 2016. Gli obblighi economici avrebbero dovuto essere coperti da idonee garanzie bancarie o assicurative.
Pochi mesi dopo la firma della convenzione, con una determinazione dirigenziale dell’11 aprile 2017, l’Ente Parco affidò la gestione per sei mesi al Gruppo Speleologico Montenero che nel frattempo si era trasformato in una società a responsabilità limitata semplificata. Questa gestione si concluse nell’ottobre del 2018, quando la società comunicò di non essere più interessata a proseguire nell’attività. A quel punto l’Ente Parco avrebbe dovuto avviare una procedura di gara pubblica per individuare un nuovo concessionario. Nel marzo del 2019 arrivò invece una manifestazione di interesse da parte della società Green Solutions Srls, protocollata il 15 marzo.
Tre giorni dopo, con la determinazione n. 49 del 18 marzo 2019, il direttore facente funzione dell’Ente Parco Carmela Strizzi dispose l’affidamento provvisorio della gestione delle strutture alla stessa società, in attesa dell’espletamento di una nuova procedura di gara. Secondo quanto emerge dalla documentazione circolata nel dibattito politico locale, il nuovo schema contrattuale avrebbe introdotto un cambiamento sostanziale nel sistema economico della gestione. Al posto del meccanismo percentuale legato al numero dei biglietti venduti sarebbe stato previsto un canone annuo fisso di cinquemila euro. Con questa impostazione veniva meno anche il sistema di controllo basato sulla stampa e sulla consegna delle matrici dei biglietti che consentiva al Comune di verificare il numero degli ingressi e le relative entrate. In questo modo la conoscenza del numero effettivo di visitatori sarebbe rimasta nella disponibilità esclusiva del gestore.
Nel dibattito politico che si è sviluppato negli ultimi tempi viene sottolineato come questo cambiamento abbia prodotto una situazione nella quale il Comune avrebbe percepito per anni una somma fissa indipendente dal numero reale di visitatori del parco. Considerando che ogni biglietto avrebbe dovuto garantire al Comune una quota significativa e che i visitatori del sito sono migliaia ogni anno, la differenza tra il sistema originario e quello successivo viene indicata come uno degli elementi più controversi della vicenda. Un altro punto che suscita interrogativi riguarda la durata della gestione provvisoria. L’affidamento alla società Green Solutions, nato come soluzione temporanea in attesa di una gara pubblica, si sarebbe protratto per circa sette anni senza che la procedura di evidenza pubblica prevista dalla normativa fosse effettivamente bandita.
La vicenda è stata anche oggetto di un procedimento giudiziario e negli ultimi mesi è tornata al centro dell’attenzione politica locale. In Consiglio comunale sono stati sollevati di versi interrogativi sul rispetto della convenzione originaria tra il Comune e l’Ente Parco e sulle scelte amministrative compiute negli anni successivi. Sullo sfondo resta una questione che riguarda direttamente la gestione delle risorse pubbliche. Il Parco dei Dinosauri rappresenta una delle principali attrazioni turistiche del territorio e la gestione delle sue entrate interessa non solo l’equilibrio economico dell’infrastruttura ma anche le finanze dell’ente locale. Per questo motivo il confronto politico e istituzionale appare destinato a proseguire con l’obiettivo di ricostruire con precisione tutti i passaggi amministrativi che hanno portato all’attuale situazione.
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