Gli ultimi 20 anni de l’Attacco, parabole politiche: parlamentari, sindaci e compagnia bella

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Il triennio 2007-2010 rappresenta, ad oggi, l'ultima fase di intensa partecipazione alla vita politica del Paese: il numero di votanti alle elezioni supera infatti per l'ultima volta la soglia psicologica dell'80%, grazie anche al forte bipolarismo dialettico e politico tra berlusconiani e antiberlusconiani, che garantiscono un'alta partecipazione tra i sostenitori dei guelfi e ghibellini dell’agone italico. Dal 2008, però, si assiste a un declino inesorabile, con il 58,5% di votanti pugliesi alle elezioni politiche del 2022 e il drastico risultato del 41,8% alle ultime elezioni regionali del 2025. La ricerca dell’elettore illuso prima, deluso poi e attualmente perduto rimane un elemento chiave per riflessioni profonde. Questa alta tensione/attenzione per la politica nazionale ha spinto l'Attacco nel suo primo triennio di vita ad inaugurare la rubrica Il Borsino Parlamentare, con schede dedicate agli equilibri romani e alle loro conseguenze sul territorio. Da queste pagine settimanali si osservano, si elencano e si commentano le attività dei numerosi parlamentari eletti in Capitanata nella XV legislatura (2006-2008) fra Camera e Senato: ben nove, un risultato poi eguagliato soltanto nel 2018 grazie alla vittoria schiacciante del Movimento 5 Stelle che otterrà 8 seggi, con il solo Michele Bordo a rappresentare il Partito Democratico. In questa quindicesima legislatura, breve ma molto intensa, in cui Romano Prodi svolge il ruolo di mediatore fra le varie anime della sua Grosse Koalition e Silvio Berlusconi guida con veemenza l’opposizione in maniera incalzante e ossessiva, a rappresentare la provincia di Foggia alla Camera dei deputati sono:  Michele Bordo (l’Ulivo), membro della Commissione d'inchiesta sulla criminalità organizzata; Antonio Leone, vicecapogruppo vicario di Forza Italia alla Camera; Lello Di Gioia, uno dei deputati più attivi della lista socialista-radicale Rosa nel Pugno; Antonio Pepe (Alleanza Nazionale), segretario della Giunta per le autorizzazioni e del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa; Pietro Folena, capolista di Rifondazione Comunista (pugliese d’elezione e d’adozione), nonché presidente della Commissione cultura; Angela Filipponio Tatarella (Alleanza Nazionale), componente della Commissione cultura; Vladimir Luxuria (Rifondazione Comunista) è sempre in Commissione cultura. Si nota come il territorio di Capitanata sia stato molto rappresentato in questa commissione spesso considerata erroneamente come un’istituzione minore ma fondamentale. Infatti, grazie a quel contesto allora favorevole, in quel biennio vengono gettati semi importanti per avviare e consolidare processi di salvaguardia culturale. Al Senato invece siedono per l’Ulivo Colomba Mongiello e per Forza Italia Cataldo Morra ed entrambi sono presenti nella undicesima Commissione permanente dedicata a lavoro e previdenza sociale, temi molto delicati per il territorio che rappresentano. Questo non è solo un elenco di nomi e deleghe, ma la dimostrazione che, nella prima elezione con la legge Porcellum – definita una “porcata” dallo stesso promotore Roberto Calderoli –, i partiti attribuiscono ancora importanza ai territori e al cursus honorum dei politici locali. Fra gli eletti - oltre ai grandi centri quali Foggia, Manfredonia, San Severo e Cerignola - spiccano scelte radicate nei territori: ex sindaci come Morra da Monteleone di Puglia e Di Gioia da San Marco La Catola, paesi sotto i mille abitanti ma politicamente rilevante. Questo legame con le comunità locali, però, si dissolverà nelle elezioni successive. Il Porcellum sarà aspramente criticato per le liste bloccate, che eliminavano le preferenze degli elettori concentrando il potere di nomina nelle mani delle segreterie di partito. Eppure, gli stessi centri di potere ne prolungheranno l’uso per le elezioni del 2008 e del 2013, a conferma che del “Porcell(um)” non si butta via niente. Sempre per quel consueto equilibrio fra locale e nazionale, il primo approfondimento politico de l’Attacco è legato alle fibrillazioni della giunta di centrosinistra guidata dal magistrato Orazio Ciliberti a Foggia. 

Dall’analisi della stampa e della storia politica di territori paralleli come Foggia e Bari, emerge uno sliding doors dei sindaci-magistrati: Michele Emiliano, eletto nella stessa tornata elettorale sindaco di Bari, avvia una ventennale carriera fra Palazzo di Città e Regione, mentre quella del collega Ciliberti si interrompe dopo due mandati – uno da consigliere d’opposizione e uno da sindaco.

La candidatura di Ciliberti nasce in un periodo di grande fiducia nella magistratura, soprattutto nel centrosinistra: la parabola di Antonio Di Pietro - all'epoca leader di Italia dei Valori e ministro dei trasporti e durante la stagione dei magistrati-senatori Giuseppe Ayala, Felice Casson, Gerardo D'Ambrosio e Gianrico Carofiglio incarna la volontà popolare di selezionare simboli di onestà contro il malaffare, fiducia che si rinnoverà con l'ascesa di Luigi De Magistris, prima europarlamentare e poi sindaco di Napoli per due legislature dal 2011 al 2021. 

Queste figure legalitarie hanno anticipato il successo del Movimento 5 Stelle, che farà successivamente dell’“onestà” il proprio mantra, e dove saranno eletti magistrati come Scarpinato e Cafiero De Raho.

Il rovescio della medaglia per i magistrati che diventano amministratori è che l’elettorato si aspetta da loro standard ben più alti rispetto ai politici tradizionali: ogni loro errore nelle dinamiche partitiche o nelle lentezze burocratiche diventa imperdonabile. Per questo motivo, la luna di miele tra Ciliberti e Foggia svanisce rapidamente. 

L’Attacco ne racconta le fasi, dall’illusione iniziale al disincanto, dal 2007 al 2009, quando, nonostante le dimissioni annunciate e poi ritirate a più riprese dall’ex primo cittadino, la legislatura giunge a scadenza naturale.

È il 31 gennaio 2017 quando il direttore del giornale, Piero Paciello, esprime giudizi non eccelsi su questa esperienza amministrativa, nel pezzo “Crisi a Palazzo di Città. Il centrosinistra più scassato del mondo, le occasioni perdute di Orazio Ciliberti” in cui si accusa il sindaco della cessione di sovranità ai partiti: “L’agonia del sindaco che doveva cambiare le cose […] Caro Orazio, sai che i partiti sono scatole vuote, quartieri generali senza truppe, élites avvizzite e senza rappresentanza. Inoltre la riscrittura del programma è stata affidata ad un giovane dell’apparato, ad un comunista ignaro e a un docente di inglese.  Caro sindaco, sei senza ambizione, non te la sei giocata. E hai perso l’ultima opportunità che incredibilmente ti è stata offerta dalla magistratura: quegli avvisi di garanzia erano lì a dirti: fa qualcosa, intervieni, non lasciare spazio alla politica più affamata”. 

Il giornale riprende anche critiche di esponenti autorevoli del centrosinistra, come l’ex senatore comunista Orazio Montinaro che offre dalle pagine de l’Attacco alcuni consigli per giungere a fine legislatura: “Rompa questa stanca liturgia di riunioni lunghe e inconcludenti. Definisca un programma i fine mandato coerente con uno più lungo da completare successivamente. Cancelli ogni consulenza, riduca i consigli di amministrazione dell’ex municipalizzate come pertanto le impone la legge finanziaria e riduca i costi dell’amministrazione. Ricordi che se lei perderà, perderà tutto i centrosinistra per molti anni; utilizzi la sua intelligenza, la sua passione civile, la sua competenza per dare un futuro a questa città. La saluto”.

E’ poi Luca D’Andrea a tenere i riflettori accesi per analizzare gli ultimi due altalenanti anni di questa stagione amministrativa del capoluogo, fra dimissioni, ripensamenti, rimpasti, attacchi dell’opposizione e anche interferenze della politica nazionale, come descritto nell’articolo del 22 febbraio 2007 “Fassino, infuriato, telefona a Ciliberti”.

Come a Roma anche a Foggia l’opposizione azzurra marcia coesa e forte e sono proprio le voci dei parlamentari ad essere più incalzanti. Antonio Leone attacca frontalmente il centrosinistra affermando “siete incapaci di governare” e si rincorrono voci di una candidatura del parlamentare Antonio Pepe a sindaco della città in caso di elezioni anticipate. 

I primi ad intervistare Pepe, che si dice sicuro del ritorno alla vittoria del centrodestra, sono proprio i giornalisti de l’Attacco. L’intervista del 10 marzo 2007 è sempre di D’Andrea: “Noi siamo pronti ma non parliamo della mia candidatura”. Il parlamentare dichiara: “E’ logico che il sindaco ora chiede delle garanzie alla sua maggioranza. La stessa legge gli consente di fermarsi a riflettere, per venti giorni, nel frattempo è ovvio che si muova qualcosa. Il problema però è un altro: anche se ricompongono tutti i nodi resteranno al pettine. La crisi del centro sinistra, tra l’altro, è un fatto nazionale, quindi se scelgono di andare avanti non credo manchi nulla cambi nulla. La condotta del centro sinistra ha portato alla paralisi”.

Ma nonostante i presupposti non idilliaci, la crisi rientra. Foggia è una città troppo importante per l’equilibri nazionali del centrosinistra e non può andare al voto anticipato. Sempre D’Andrea,  con ironia, l’11 marzo 2007 annuncia: “O’Miracolo! È riapparso. Ciliberti ritira le dimissioni e torna più forte”. L’“atto di fede” dei consiglieri convince il sindaco-magistrato a proseguire. Nonostante dubbi iniziali, il primo cittadino completa il mandato fino al 2009, non senza tensioni. Sarà poi membro della Costituente PD, non riuscirà ad essere eletto in consiglio provinciale nel 2008 e, alla scadenza, non si ricandida.

Ma se Atene piange Sparta non ride e infatti, mentre Foggia sembra pacificata, a Roma accade un terremoto politico di più grave intensità e senza ripensamenti. Il 24 gennaio 2008 cade il governo Prodi, in una seduta del Senato passata alla storia per la scena iconica per il tifo da stadio, per lo champagne stappato dal senatore Gramazio e per il collega Nino Strano che addenta platealmente una fetta di mortadella, facendo ironia sul soprannome affibbiato al fondatore de l’Ulivo. Una legislatura da record, con una chiusura da record. Infatti si va a votare dopo soli 80 giorni e subito l’Attacco parte alla ricerca di indiscrezioni e di notizie sulla compilazione in tempi record delle liste. 

Gennaro Pesante, il 23 febbraio 2008, intervista Raffaele Fitto, nominato plenipotenziario di Berlusconi nel Mezzogiorno:  “Eravamo un partito sbandato… Adesso serve una democrazia vera”. Un colloquio dove Fitto parla dei piani del suo partito per le elezioni, critica la qualità dell’azione di governo dell’esecutivo guidato da Nichi Vendola e anche chi ha abbandonato Forza Italia per altri lidi:  “Quelli che sono andati via da Forza Italia lo hanno fatto quando c’era la sensazione che la nave affondasse… e si sa che quando la nave affonda i topi scappano”.

Fitto auspica e crede fermamente in una trasformazione di Forza Italia in un “partito solido”: “La stagione dei congressi partirà da marzo. Non accetterò tesseramenti gonfiati. Vigilerà ovunque. Ho trovato un partito allo sbando sotto il profilo dell’organizzazione. In molti casi non c’era la sede del coordinamento. È necessario avviare una profonda democratizzazione del partito […] In questi anni di governo regionale e nazionale il partito ha commesso diversi errori nella sua gestione, perché non ha affrontato il nodo della sua organizzazione. In molti casi si è lasciato allo sbando. Abbiamo compiuto una analisi critica seria e siamo ripartiti. Io sono coordinatore regionale dal giorno dopo le elezioni e sto rimettendo in piedi il partito. In molti casi non c’era più nemmeno la sede del coordinamento provinciale ho trovato coordinatori dimissionari e il vuoto assoluto in molti comuni. Però già alle politiche abbiamo ottenuto un grande risultato, che è il frutto del grande messaggio mediatico di Berlusconi. Ma se poi in Puglia si prende il 28% come Lombardia e  Sicilia, aggiungerei anche che il nostro lavoro ha cominciato subito a dare dei risultati sul territorio”.

Ma la “rivoluzione fittiana” non accadrà, le liste non saranno figlie del territorio, Fitto diventerà ministro ma sempre più distante dall’organizzazione del partito. E sarà proprio questa la causa che porterà dieci anni dopo il politico di Maglie ad abbandonare la creatura berlusconiana per creare prima nel 2015 Conservatori e Riformisti, Direzione Italia e poi confluire in Fratelli d’Italia, diventando nel 2024 commissario europeo per la coesione e le riforme.  

Sempre Pesante, l’8 marzo del 2008, annuncia le liste non vicinissime all’utopia democristiana di Fitto ma che strizzano l’occhio al mondo dello spettacolo, primo amore di Berlusconi.  L’articolo, dal titolo “Silvio Style, dopo la Carfagna tocca a Barbara Matera”, fa una disamina sulla volontà del deus ex machina del centrodestra di puntare su donne dello spettacolo da lanciare in politica, anche a discapito di chi proviene dagli enti locali e dalla politica casa per casa.  L’articolo di Pesante, consapevolmente o inconsapevolmente, anticiperà di solo un anno l’uscita della signora Berlusconi, Veronica Lario, che l’anno successivo dichiarerà all’Ansa che questa consolidata prassi di candidare veline e showgirl rappresentava solo “ciarpame senza pudore”, dichiarazione che porterà al divorzio della coppia. 

Tornando all’articolo, Pesante scrive: “Barbara Matera. L’annunciatrice Rai, ex letteronza, attrice e conduttrice lucerina sarà candidata (per essere eletta) in Puglia. Dove non fanno salti di gioia. Silvio Berlusconi, dal 94 in poi, non ha mai smesso di portarsi dentro (e dietro) pezzi consistenti del suo passato da imprenditore televisivo. Poi, Gabriella Carlucci, presentata nel collegio pugliese di Trani alle politiche 2001. Non solo vinse ma in breve tempo dimostrò di saper fare politica. Siede tuttora in parlamento e tra i parlamenti più attivi sulle materie riguardanti lo spettacolo. Mara Carfagna, paracadutata alla Camera ha cominciato a produrre proposte di leggi. La Carfagna va dicendo di giro in questi giorni che sarà ministro nel prossimo governo e non è tanto per dire”. Infatti. 
(Vito Saracino - ricercatore della Fondazione Gramsci di Puglia e professore a contratto di Storia sociale dei media)

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