Il ragazzo, deduco, si è mosso per esasperazione da attesa. Perché la sua pratica è correttamente aperta presso la Prefettura di Foggia, me lo ha appena confermato la dottoressa Raia con cui ho parlato. Semplicemente sta attendendo l’ultimo parere obbligatorio, quello dell’Ispettorato del lavoro, per poter convocare nuovamente il ragazzo e definire tutto”. Paola Gervasoni, responsabile di patronato che segue le pratiche, ricostruisce così lo stato dell’iter amministrativo a l’Attacco. “Il ragazzo era già stato convocato in data 12 maggio 2025, insieme a dei connazionali, per essere regolarizzato dal datore di lavoro. Ho qui davanti tutto il fascicolo. La pratica era formalmente conclusa”. Poi, però, qualcosa si inceppa. “C’è stato un problema tecnico della Prefettura, in cui non posso entrare, e quindi questa pratica da quasi un anno viaggia in una specie di ricircolo di pareri”. Da qui, secondo Gervasoni, l’origine della reazione del lavoratore. “Capisco l’esasperazione del ragazzo, che però è fortunatamente infondata”. La prospettiva, aggiunge, resta quella di una conclusione positiva. “La dottoressa Raia invierà l’ennesimo sollecito all’Ispettorato del lavoro, che è l’ultimo parere che manca. Acquisito quello, il ragazzo si recherà in Prefettura a firmare insieme al signor Buccino, come hanno fatto tutti gli altri lavoratori”. E precisa: “Lui non è in una fase di irregolarità. Ha avuto il nulla osta e una convocazione. Significa che la Prefettura ha valutato la documentazione e l’ha ritenuta idonea”. Quanto alla figura dell’intermediario indicato dal denunciante, la presa di distanza è netta. “Chi sia questo Abderrazak e che ruolo abbia non lo so. Per me che lavoro allo sportello immigrazione è un nome comune. Se lo ha denunciato, ha fatto benissimo. È un livello di intermediazione che non ci riguarda”. Eppure è proprio lì che la vicenda si apre. Perché Touqif racconta di aver pagato 8.000 euro ad Abderrazak per arrivare in Italia. Una cifra enorme, soprattutto se confrontata con i costi ufficiali: circa 200 euro per il patronato, 300 per l’assistenza legale. Il resto, tutto ciò che sta fuori dal perimetro formale, resta senza un perimetro chiaro.
Quanto prende davvero questo intermediario? E soprattutto: a chi è collegato? Ha relazioni con il datore di lavoro, indicato nel signor Buccino, o con i professionisti coinvolti nella pratica? Al momento, elementi diretti non ce ne sono, e le stesse Gervasoni e Belmonte escludono qualsiasi coinvolgimento. Ma è proprio questo il punto che resta da chiarire. Perché se è vero, come sostiene il patronato, che una pratica può restare ferma per mesi - se non anni - in attesa di un parere dell’Ispettorato del lavoro, è altrettanto vero che proprio questa lentezza diventa terreno fertile per intermediari informali.
Non è necessario stabilire, oggi, chi abbia ragione nel dettaglio delle singole versioni. Ma c’è un dato che emerge con chiarezza: il sistema consente che racconti opposti risultino entrambi plausibili. Il pagamento degli 8.000 euro si inserisce in una dinamica ricorrente, quella di un mercato parallelo che si innesta su procedure formalmente regolari. E quando il percorso si inceppa - per ritardi, errori o passaggi mancanti - quel doppio binario si rompe, lasciando emergere conflitti e scarichi di responsabilità. Il risultato è un sistema in cui tutto può essere formalmente corretto e, allo stesso tempo, profondamente opaco. Dove un lavoratore può avere un nulla osta valido, una convocazione già fissata e, parallelamente, aver pagato migliaia di euro a soggetti che ufficialmente non esistono. E allora la domanda resta: se il canale regolare funziona - come sostengono i soggetti coinvolti - chi intercetta quel denaro? E perché riesce a farlo con tanta facilità?
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