L’avvocata Belmonte: “Ospitati in attesa di sistemare le cose”. Nessuna risposta da Soluzione Tecnica srls

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L’Attacco ha contattato l’avvocata Benedetta Belmonte, chiamata in causa nel racconto di Touqif Namouuh, per ricostruire la sua versione dei fatti. La professionista respinge le accuse e colloca la vicenda in un contesto segnato, a suo dire, dall’allontanamento improvviso del lavoratore e dalla conseguente rottura del rapporto fiduciario. “Ho cercato di aiutarlo con il datore di lavoro, ma subito dopo è scomparso”, afferma. Belmonte conferma di aver fornito anche un supporto logistico iniziale. “L’ho ospitato nel mio studio, che per un periodo non ho potuto utilizzare proprio per accoglierlo”. Dopo circa quindici giorni senza notizie, racconta, ha chiesto almeno un contributo per le spese. “Gli ho chiesto di pagare la luce e mi ha risposto che si sarebbe rivolto a un amico”. Secondo la sua ricostruzione, l’irreperibilità del lavoratore ha avuto effetti anche sul piano amministrativo. “Ho fatto comunicazione alla Prefettura perché non sapevo dove fosse. Con il datore di lavoro siamo andati più volte a segnalare la situazione”. Agli incontri, aggiunge, avrebbe partecipato anche Paola Gervasoni del patronato che segue le sue pratiche su Foggia, per chiarire che il datore di lavoro rischiava responsabilità. Un passaggio centrale riguarda la richiesta di accesso agli atti avanzata dal legale del lavoratore. “A gennaio un avvocato, Marseglia, ci ha scritto dicendo che il ragazzo si era domiciliato presso il mio studio e chiedeva la documentazione. Ho risposto che posso fornire solo ciò che è già in possesso della Prefettura. Essendo il legale del datore di lavoro, non posso consegnare documenti del mio cliente”. Sul mancato avvio del rapporto, Belmonte richiama il principio fiduciario. “Poteva rivolgersi in qualsiasi momento al datore per la regolarizzazione. Non capisco perché non l’abbia fatto”. E avverte: “Se questa situazione continua, procederemo con una controdenuncia. Il datore non si è mai rifiutato di assumerlo. Nello stesso periodo ha assunto regolarmente altre venti persone”.

La professionista insiste sull’assenza del lavoratore. “Non si è presentato al lavoro, è venuto meno il rapporto di fiducia e quindi non è stato assunto”. Torna anche sull’ospitalità. “Questi ragazzi mi hanno chiesto aiuto senza alloggio. Ho offerto lo studio per una settimana, mentre ero in malattia per un semi-infarto, con l’accordo che cercassero una sistemazione. Invece sono rimasti mesi, trasformando lo studio in una baracca. Quando ho chiesto di liberarlo, lui è sparito”. Belmonte ribadisce di aver operato solo su incarico dell’azienda. “Ho ricevuto mandato dal datore di lavoro, non dal ragazzo. Ho gestito le pratiche con il patronato in modo regolare e certificato”.

Sulle somme di denaro citate dal denunciante prende le distanze. “Degli 8.000 euro pagati a questo Abderrazak non so nulla, così come di eventuali intermediazioni”. Allarga poi il discorso alle dinamiche nei Paesi d’origine. “È un lavoro che faccio da anni e spesso emergono situazioni incomprensibili. Persone anche parenti tra loro finiscono in meccanismi di speculazione. Molti raccontano di aver pagato somme elevate a intermediari. Un caso recente dal Bangladesh parla di 18.000 euro”. Un riferimento collegato a criticità più ampie. “Da circa un anno siamo bloccati in Prefettura e abbiamo segnalato possibili anomalie, come visti e nulla osta falsi emessi da dipendenti di ambasciate, in particolare del Bangladesh”.

Da qui la conclusione. “Il problema nasce nei Paesi di origine: Libia, Marocco, Bangladesh. È lì che si sviluppa questo mercato. Noi operiamo in modo regolare”. Dopo un confronto con la responsabile del patronato, Belmonte ha ricontattato l’Attacco per precisare alcuni aspetti, spiegando di aver inizialmente confuso la posizione del ragazzo con quella di un altro dei tre ospitati. “La situazione è diversa da quanto ricostruito inizialmente. La pratica è regolare, c’è stato solo un intoppo burocratico in Prefettura e il ragazzo non è irregolare. Il rallentamento dipende dagli uffici e dai pareri da acquisire”. L’avvocata rivendica infine il proprio operato. “Mi impegno molto per questi ragazzi, è qualcosa che mi viene riconosciuto. Anche l’ospitalità va letta come un aiuto in un momento di difficoltà”. L’Attacco ha provato a contattare la società Soluzione Tecnica srls, indicata come datore di lavoro, senza ottenere risposta. Resta un elemento di fondo: anche a voler ammettere la buona fede dei soggetti coinvolti, la filiera che lega intermediari, azienda, patronato, avvocata e lavoratori appare estremamente opaca. 

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