Ottomila euro per venire in Italia, mesi a dormire in uno studio legale e un sistema opaco: la storia di Touqif

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C’è un filo che parte dal Marocco, attraversa le procedure dei flussi d’ingresso e si spezza, secondo il denunciante, tra uffici pubblici, promesse e denaro. È la storia raccontata da Touqif Namouuh, 26enne di origini marocchine, che prima ha presentato un esposto disciplinare nei confronti dell’avvocata Benedetta Belmonte e, successivamente, attraverso l’avvocato Giovanni Marseglia, una querela contro tale Abderrazak, residente a Sannicandro Garganico. Una vicenda che chiama in causa anche il ruolo di un datore di lavoro, una società con sede a Poggio Imperiale, e una figura indicata come Palmina, presente durante alcuni passaggi amministrativi. Il racconto prende avvio nel 2023, quando Touqif si trova in Marocco. “Sono un cittadino di nazionalità marocchina e nel 2023, mentre ero in Marocco a lavorare come muratore, un mio amico mi chiedeva se volessi andare in Italia. All’inizio non ci credevo, poi il mio amico mi ha detto che potevo andare in Italia e avere un lavoro di un anno”. La prospettiva è quella di un ingresso regolare, legato ai flussi. Il passaggio successivo è l’indicazione di un contatto preciso. “Mi dava un contatto di Abderrazak che stava in Italia e abitava a Sannicandro Garganico, che era una persona che mi avrebbe potuto fare venire in Italia e che mi avrebbe trovato un lavoro di un anno”. L’incontro avviene a Safi, in Marocco. “Contattai Abderrazak e ci accordammo che sarebbe venuto al più presto nella mia città, e ci siamo incontrati”. In quell’occasione vengono fissati i termini dell’accordo. “Mi diceva che mi avrebbe aiutato a venire in Italia e mi avrebbe trovato un contratto di lavoro e gli dovevo dare 8.000 euro, e nel pacchetto era compresa la casa e anche un avvocato che mi avrebbe curato la pratica per l’ingresso in Italia”. Una proposta che, secondo quanto riferito, viene accettata. “Allora ho raccolto i soldi, con molta fatica e facendomeli prestare dai miei parenti, gli ho telefonato e ci siamo dati un altro appuntamento dopo tre mesi dal primo, sempre in Marocco e sempre al mio paese, dove gli ho consegnato tutta la somma di 8.000 euro”. Dopo il pagamento, la procedura sembra avanzare. “Poi ci siamo sentiti al telefono e mi diceva che tutto procedeva e nel 2024 sono stato chiamato dall’ambasciata per prendere il visto d’ingresso per l’Italia che iniziava il 16 aprile 2024, sono arrivato in Italia con l’aereo e sono atterrato a Napoli in data 17 maggio 2024”. L’ingresso nel Paese, dunque, avviene regolarmente. Ma è da questo momento che il racconto cambia direzione.

“All’arrivo, Abderrazak mi diceva che con il padrone avevano concordato che dovevo andare a dormire presso lo studio dell’avvocata Belmonte Benedetta, che ho conosciuto quando sono arrivato in Italia”. Touqif racconta di aver vissuto lì per mesi. “Ho dormito da maggio a dicembre del 2024 presso lo studio dell’avvocata Belmonte insieme ad altri due ragazzi paesani miei, che non conoscevo. Ho pagato 150 euro per ogni mese di affitto, oltre alle spese dell’energia elettrica”. Le condizioni descritte sono essenziali. “Mi dicevano che dovevo stare nello studio il tempo necessario per svolgere la pratica”.

Parallelamente, prosegue l’iter amministrativo. “Mi è stato dato il nulla osta al lavoro e dovevo andare solo in Prefettura a Foggia per completare”. I tentativi si susseguono senza esito. “Sono andato tre volte alla Prefettura di Foggia insieme all’avvocata Belmonte con il datore di lavoro, ma non ho risolto nulla. Mi dicevano che la pratica andava avanti e che avrei ottenuto il permesso per stare in Italia, dovevo solo aspettare, invece non è stato concesso nulla”. In questa fase compare anche un’altra figura. “Poi una volta ci siamo recati alla Prefettura di Foggia con Palmina, una signora di Foggia che curava la pratica insieme all’avvocata Belmonte, ma senza ottenere nessun risultato”. E ancora: “Alla fine mi hanno sempre detto di aspettare che avrei ottenuto tutto”. Il datore di lavoro indicato è una società, Soluzione Tecnica srls, con sede a Poggio Imperiale, in via Saitto 35. Secondo i dati camerali, la società risulta intestata a Luigi Buccino. “Quando sono andato con il datore di lavoro pensavo di risolvere, poi non è successo nulla”.

Il quadro, a questo punto, si incrina definitivamente. “Ora, quando telefono ad Abderrazak, si mette a gridare e fa il pazzo e mi minaccia, mentre il datore di lavoro dice che non mi conosce. Ho perso tutto”. Prima di arrivare alla querela, Touqif aveva già formalizzato un esposto disciplinare in cui ampliava il racconto, soffermandosi sul periodo trascorso nello studio legale. “Sono un cittadino marocchino che è venuto in Italia perché chiamato con i flussi del governo italiano attraverso una società di Poggio Imperiale. I flussi riguardavano quelli del 2024. La società era amica dell’avvocata Belmonte, che mi ha dovuto per forza seguire la pratica”. Una relazione che, secondo il denunciante, si intreccia con la sistemazione abitativa. “Non avendo i documenti, l’avvocata Belmonte si è offerta per affittarmi una stanza del suo studio a Torremaggiore”.

Il periodo indicato è preciso. “Insieme ad altri due connazionali ho vissuto dal 17 maggio 2024 al 31 dicembre 2024 presso lo studio dell’avvocata Belmonte in via Fiani 88”. Le condizioni vengono descritte in modo diretto. “Mangiavamo e dormivamo sui materassi che ci aveva fornito l’avvocata Belmonte, che erano poggiati a terra. Ho pagato 150 euro per una stanza come affitto mensile a nero, pagando anche le utenze”. Da qui le richieste rivolte all’organo disciplinare. “Chiedo di sapere se la condotta tenuta dall’avvocata Belmonte Benedetta configuri la possibilità di un provvedimento disciplinare a suo carico, affinché si verifichi dal punto di vista disciplinare se potesse affittare le stanze del suo studio, dove dormivamo e mangiavamo. Chiedo di verificare se, come assistito dell’avvocata, potessi anche dormire nel suo studio previo pagamento dell’affitto”.

E conclude: “Mi sono sentito costretto a farmi assistere legalmente e a prendere la stanza in affitto”. Solo in un secondo momento, tramite l’avvocato Giovanni Marseglia, Touqif presenta querela nei confronti di Abderrazak, ipotizzando truffa, estorsione e altre condotte. Sullo sfondo restano i passaggi amministrativi, il ruolo della società indicata come datore di lavoro e le interlocuzioni con gli uffici della Prefettura di Foggia. Una sequenza di fatti che, nelle parole del denunciante, si chiude con una frase netta: “Ho perso tutto”.

E allora la domanda si sposta oltre il singolo caso. Quanti altri percorsi simili passano attraverso canali informali che si innestano sui flussi regolari? Esiste una rete strutturata di intermediazione che, partendo dai Paesi di origine, intercetta lavoratori promettendo ingressi e occupazione? E quale controllo reale viene esercitato sui passaggi intermedi tra richiesta di nulla osta, visto, accoglienza e attivazione del rapporto di lavoro? Il sistema dei flussi, pensato per regolare l’ingresso, può diventare terreno di opacità dove si inseriscono soggetti terzi, privi di ruoli ufficiali ma capaci di orientare le procedure? E ancora: chi verifica le condizioni abitative, le relazioni tra professionisti e assistiti, i rapporti tra intermediari e datori di lavoro? Domande che restano aperte e che, al di là della singola vicenda, chiamano in causa l’efficacia dei controlli e la trasparenza di un meccanismo che coinvolge migliaia di persone ogni anno. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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