A una settimana esatta dal termine ultimo per la presentazione del dossier al ministero della Cultura, è terminata la fase più operativa e coinvolgente del percorso di Lucera (e Monti dauni) per la candidatura a Capitale Italiana 2026. Solo da qualche giorno, infatti, sono stati chiusi i canali con i quali era possibile presentare idee e progetti da inserire in una proposta che ora è in fase di prima elaborazione da parte della Fondazione Links di Torino, incaricata dall’Amministrazione Pitta (con un primo stanziamento di 40 mila euro) di condurre le operazioni verso un obiettivo di grande ambizione. Quello più realistico, invece, sarà l’approdo alla finale in cui sono previsti dieci posti, così da accedere direttamente al titolo di Capitale “regionale” 2025, anche perché si tratta dell’unica concorrente pugliese a cui andrebbero di diritto 300 mila euro messi in palio per legge per un risultato del genere.
Per circa un mese, a partire dal 17 agosto scorso, le attività hanno riguardato una lunga serie di incontri (quasi) tutti pubblici, diversi tavoli tematici sulle quattro direttrici stabilite in fase preliminare (per buona parte suggerite dalla stessa Regione Puglia mediante il suo potente direttore del Dipartimento Cultura e Turismo, Aldo Patruno) e l’afflusso costante di indicazioni arrivate dai contesti più svariati della società civile. Alla fine, risultano essere stati presentati ben 194 progetti (42 sul welfare culturale, 105 sulla valorizzazione dei beni e delle attività culturali, 24 sull’innovazione digitale e 9 sulla sostenibilità ambientale e le energie rinnovabili), più o meno organici, ammissibili e condivisibili, sui quali bisognerà poi costruire la vera e propria esposizione con cui convincere una commissione di sette esperti individuati a Roma.
“Il dossier deve rispettare precisi e stringenti requisiti – ha spiegato Pasquale Gatta, coordinatore a livello locale dell’iniziativa, in stretta correlazione con Links – e fornire al momento solo l’idea e le intenzioni che si vogliono portare avanti con la candidatura. La difficoltà in questo momento è assemblare e condensare tutta la mole di materiale arrivato, per poi esplicitare tutto e meglio in caso di audizione delle dieci finaliste, cosa che noi ovviamente ci auguriamo. Intanto, possiamo già dire di aver a disposizione un piano strategico della cultura per i prossimi 5-10 anni, circostanza che da sola rappresenta già un successo”.
Gatta ha già fatto questa felice ed importante esperienza l’anno scorso con Monte Sant’Angelo, sua città di origine e finalista, e quasi certamente si cimenterà anche l’anno prossimo per una candidatura ancora più forte (anche finanziariamente), proveniente da un’altra città della Capitanata a guida centro-sinistra e presumibilmente garganica e con la quale si punterà seriamente a vincere il titolo che rappresenta uno straordinario volano di carattere turistico ed economico, sulla base di quanto visto negli ultimi anni con le altri città vincitrici.
E in effetti la presenza di Gatta (e non solo la sua) lascia pure un’evidente impronta politica a tutta l’operazione che il Sindaco Giuseppe Pitta ha condotto quasi personalmente, con una rarefatta presenza di assessori e consiglieri della sua stessa maggioranza. Il giornalista e comunicatore di Monte è pure il portavoce del Sindaco Pierpaolo D’Arienzo, a sua volta segretario del Pd provinciale che ha proprio in Gatta il responsabile della comunicazione. Per giunta, il suo primo collaboratore in questi giorni è stato Gianni di Bari, giornalista di area e storico portavoce dell’attuale consigliere regionale Pd Paolo Campo. Qualche maligno, insomma, ci ha visto addirittura una sorta di avvio della campagna elettorale dello stesso Pitta in vista delle Regionali e in funzione dem (di cui al momento non fa parte), obiettivo mai nascosto e che gli era già sfuggito nel 2020, dovendo fare spazio alla preponderanza di Antonio Tutolo, poi finito lui a Bari.
Si dirà che sono solo illazioni, perché Pitta ci crede veramente, anche perché ritiene di aver favorito la creazione di “un patrimonio che la città non ha mai avuto: il senso di collettività. Non ci aspettavamo una così grande partecipazione e così tanto entusiasmo - ha detto - al termine di una fase di ascolto e co-progettazione. Bisogna ringraziare tutti coloro che ci hanno creduto, hanno collaborato e continueranno a farlo”.
In tutta questa vicenda, i Monti dauni sono effettivamente rimasti sempre sullo sfondo, coinvolti concretamente solo a dieci giorni dallo stop all’invio di contributi progettuali, poi arrivati in gran quantità anche perché ogni Sindaco aveva già nel cassetto qualcosa di pronto da proporre, per cui la reale correlazione tra le due anime (quella cittadina e quella dei borghi) sarà più visibile sulla carta che nella realtà. Comunque sia, è stata di grande suggestione ed efficacia mediatica l’idea di far partire proprio dall’Area Interna l’iniziativa rivolta all’Italia di rilancio dell’identità di territori ancora troppo marginali, con la regia dell’Anci e la relativa benedizione del suo presidente nazionale Antonio Decaro. Per fortuna è stata notata solo da pochissimi la topica di aver attribuito anche ai nove ex Sindaci di Lucera e a quelli pugliesi “finalisti” il sostegno al “Manifesto Borghi”, perché sarebbe stato sufficiente leggere i due testi sottoscritti per vedere che invece si trattava di un “rinforzo” alla candidatura vera e propria.
Comunque sia, al Comune di Lucera hanno risposto con un imbarazzato silenzio quando è stato fatto notare che nel materiale di promozionale prodotto fin dai giorni iniziali del percorso della candidatura, c’era forse un logo di troppo. In realtà qualcuno maliziosamente avrebbe notato addirittura l’assenza di altri due: quello del Pd, di cui si è già detto, e l’altro del Rotary Club. In questo caso, i maggiorenti locali stanno gestendo tutta la questione economica e finanziaria a sostegno delle attività: a coordinare il Comitato dei Promotori (vale a dire professionisti e imprenditori) c’è il notaio Orfina Scrocco e a presiederlo c’è Davide Calabria. Finora ci sono 70 soci e 60 mila euro raccolti, ma questo dovrebbe essere solo l’inizio.
A ogni modo, gli adempimenti finora adottati sono pienamente legali e legittimi, peraltro tutti incentrati ad avvalersi di chi ha dimostrato di saper muoversi molto bene in un contesto piuttosto ristretto e di grande specializzazione. Solo che nessuno ha saputo spiegare la presenza del logo (accanto a quelli di Palazzo Mozzagrugno e della Fondazione Links che ne è l’unico interlocutore ufficiale) dell’agenzia di comunicazione Scopro, la cui responsabile è Rossella Ciuffreda, moglie proprio di Gatta, restituendo uno scenario duale ma che porta sempre allo stesso terminale operativo e soprattutto economico. L’azienda ha ricevuto dal soggetto torinese l’incarico privatistico di gestire la fase della progettazione, partecipazione e comunicazione tra le comunità interessate (varando per esempio il claim “Lucera secondo me”, senza citare i Monti dauni), tanto da fatturare in proprio le spese sostenute finora, ma resta un mistero se questo desse il diritto a comparire ufficialmente su manifesti, cartoline e tutto il resto. Più di qualcuno dice che sia mancata perlomeno una sorveglianza “grafica”, così come è rimasto senza conseguenze “l’incidente” dell’utilizzo della foto principale della campagna (la fortezza svevo-angioina vista dall’alto) senza l’autorizzazione preventiva del suo autore.
“Tutto è stato fatto perseguendo due grandi obiettivi: stimolare la partecipazione della comunità e dare visibilità alla città di Lucera e ai Monti Dauni. Con la consapevolezza di essere tasselli di un unico, grande mosaico”, è stata la dichiarazione di Ciuffreda a consuntivo della prima parte del lavoro. Scopro è tutt’altro che nuova nell’ambiente, specie garganico, dove svolge attività di grande intensità soprattutto nella zona tra Monte Sant’Angelo, Mattinata e Vieste, con numerosi incarichi e carattere turistico e culturale, quasi tutti sorretti da finanziamenti pubblici.
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