La ex senatrice (Mongiello) fu a capo di Amica spa, dove l’infiltrazione mafiosa la faceva la padrona

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Resta un mistero come si sposa con la promessa di un nuovo corso rispetto al passato, fatta in campagna elettorale da sindaca e Pd (oltre che dall’intero campo largo progressista), la scelta dei dem di posizionare nel cda di Amiu Puglia spa l’ex parlamentare Colomba Mongiello. Stando ai beninformati, infatti, è la 63enne foggiana la persona che i dem di Raffaele Piemontese, vicepresidente della Regione e dominus del partito in Capitanata, hanno individuato per presidiare la partecipata barese, da sempre difesa dal Pd anche rispetto alle critiche degli alleati contiani. L’insegnante, militante da quando aveva 18 anni (dal PCI al PDS, dai DS all’attuale Pd), fu eletta per la prima volta alle elezioni politiche del 2006 in Senato nelle liste de L'Ulivo (in quota DS).

Fu poi confermata senatrice anche alle elezioni politiche del 2008, nelle liste del Pd. Nel 2009 l’allora segretario dem Dario Franceschini la nominò presidente nazionale del Forum Agricoltura del Pd. L’ultima elezione di Mongiello risale invece al 2013, quando divenne deputata. Il legame col comparto agricolo e con le imprese dell’agroalimentare non si è mai interrotto, tanto da averla portata da ultimo nell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. Noto è anche il consolidatissimo rapporto con la potente organizzazione di categoria Coldiretti. L’Attacco rivelò negli scorsi anni gli affari della società del compagno Natale Labia, Italia Lab srl, proprio nell’agroalimentare, anche per conto di diversi Ministeri e di Assocamerestero. 

Ora i rumors sull’imminente approdo nel cda di Amiu, cui è da lungo tempo vicina. Nel 2022 il Pd foggiano fece sapere che c’era stato un confronto tra la propria delegazione – composta dall’allora segretario cittadino Davide Emanuele e dai componenti della direzione Pasquale Dell’Aquila e Colomba Mongiello – e i vertici della società che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti, l’allora presidente Sabino Persichella e il direttore generale Antonello Antonicelli. In quello stesso anno circolarono indiscrezioni in merito alla possibilità che la piddina potesse prendere il posto della emilianista Patrizia Lusi al vertice dell’ASP Zaccagnino di San Nicandro Garganico, poi in realtà confermata presidente dal governatore. 

Ma è soprattutto il verminaio Amica spa a tornare alla mente adesso. Mongiello, che ne fu presidente, è ad esempio citata nell’ordinanza del 2012 del gip di Bari Anglana che svelò le infiltrazioni mafiose nella municipalizzata del servizio di igiene urbana a Foggia, poi fallita. In particolare, Mongiello era ricordata come presidente del cda rispetto all’assunzione dell’oggi 47enne Giuseppe Trisciuoglio, figlio del boss Federico. “Giuseppe Trisciuoglio rappresenta, tra le persone reclutate in Amica spa, la massima espressione di infiltrazione malavitosa all'interno di una società partecipata al 100% con capitale pubblico comunale”, vi si legge. Secondo l’accusa formulata in quell’ordinanza, padre e figlio avrebbero “costretto, mediante minaccia, Amica spa a mantenere in atto il rapporto lavorativo instaurato con Giuseppe Trisciuoglio, corrispondendogli emolumenti stipendiali per un importo complessivo netto pari a 66.511 euro, nonostante l’uomo non svolgesse palesemente alcuna attività lavorativa, cosi procurandogli un ingiusto profitto con conseguente danno patrimoniale per Amica spa”. La storia della sua assunzione è stata così ricostruita: nel 2005 il dg di Amica Michele Pagliara firmò il contratto di assunzione a tempo determinato per 35 operai e 10 meccanici, contratti della durata rispettivamcnte di due e quattro mesi. Successivamente, il 3 aprile 2006, Giuseppe Trisciuoglio fu assunto con contratto a tempo indeterminato a firma dell’allora presidente Amica Mongiello, che era parlamentare in quel momento. “Si precisa che tale contratto”, scrisse il gip, “prevedeva per ogni lavoratore la sottoposizione ad un periodo di prova della durata di tre mesi e, al termine dello stesso, se favorevolmente superato, si veniva assunti a tempo indeterminato, come previsto dal CCNL dei settori ambientali”. 

Ebbene, durante il periodo di prova il figlio del capo batteria “collezionava una serie di contestazioni disciplinari per condotte definite dalla stessa Amica spa ‘gravi, imperterrite, fraudolenti, completate da un grave alleggiamento’. Eppure il cda deliberò il superamento del periodo di prova. Un chiaro comportamento omissivo degli organi di vertice di Amica, soprattutto in ordine al rispetto delle disposizioni previste dal CCNL che disciplina il rapporto di lavoro tra la spa e i propri dipendenti”, scrisse il gip. Un caso davvero emblematico. Il direttore dei servizi ambientali Ennio Corsico firmò una segnalazione perché Trisciuoglio jr non raggiungeva mai il posto di lavoro assegnato e, dopo aver timbrato il cartellino, non veniva mai trovato sul posto di lavoro né in altro luogo, insomma non svolgeva alcuna mansione lavorativa. La stessa Mongiello firmò due contestazioni disciplinari e un provvedimento di sanzione disciplinare. Eppure Trisciuoglio fu assunto a tempo indeterminato con superamento del periodo di prova: fu Pagliara a settembre 2006 a chiedere al cda di deliberare il superamento del periodo di prova, “atteso che il dipendente ha risposto sempre efficacemente e tempestivamente alle disposizioni impartitegli dai superiori, dimostrando senso di responsabilità e dedizione al lavoro”. Quando Corsico fu ascoltato dalla Squadra mobile precisò che “in tali casi si può arrivare al licenziamento” e che tale segnalazione l’aveva indirizzata “alla presidente del cda che doveva essere Mongiello, al dg Pagliara e al capo servizio personale che doveva essere Casiere”. 

Corsico fu poi minacciato dal boss Federico Trisciuoglio, un fatto rispetto al quale nel 2010 gli inquirenti ascoltarono anche l’attuale prefetto di Napoli Michele di Bari, allora viceprefetto di Foggia nominato dal sindaco Gianni Mongelli amministratore unico di Amica, commissariata da febbraio 2010. Il mattinatese di Bari confermò la versione di Corsico. 

C’era anche ben altro nell’ordinanza “Piazza pulita” sulla spa, a conferma di quanto la situazione a Foggia fosse compromessa da parecchio tempo. L’operazione relativa ad Amica, avvenuta quando sindaco era Mongelli a capo di una amministrazione di centrosinistra, portò alla luce non solo i tratti chiari dell’associazione a delinquere di stampo mafioso per i clan della Società foggiana ma svelò anche il forte condizionamento delle “batterie” ai danni della società partecipata dal Comune. Erano altri tempi, però. Quelli in cui lo Stato cercava ancora di controllare la criminalità e la tensione sociale, ad esempio, proprio tramite il lavoro collegato alle società partecipate. Inglobare per controllare e normalizzare. L’operazione condotta dalla DDA di Bari e dalla Procura di Foggia portò all’arresto di nove persone, otto delle quali ritenute personaggi di spicco della criminalità organizzata foggiana, accusate a vario titolo di estorsione con l’aggravante delle metodologie mafiose.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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