"Dopo essere stato sospeso dal lavoro per quaranta giorni, è arrivata la lettera di licenziamento con cui Telesforo si libera del sindacalista che più di tutti si era battuto affinchè Universo Salute acquisisse il Don Uva -tuona la segreteria del sindacato -. Max Di Fonso segretario provinciale e confederale del sindacato Usppi in provincia di Foggia assunto nel 1995, è stato licenziato da Telesforo per aver denunciato casi Covid-19 all'interno del Don Uva, e soprattutto per aver difeso gli operatori sanitari dalla mancanza di dispositivi di sicurezza che fino al 26 marzo non erano ancora stati consegnati agli operatori, ed ai pazienti in generale fra cui misure di sicurezza per quelli psichiatrici ancora ricoverati, che correvano il serio rischio di essere contagiati". I casi covid al Don Uva di Foggia sono stati numerosi fra operatori e pazienti contagiati.
"Di Fonso aveva lanciato il grido d'allarme il 26 marzo affinchè il Don Uva venisse chiuso per essere sanificato, per meglio proteggere il personale dipendente ed i pazienti ricoverati, invece Telesforo ha deciso di tappargli la bocca licenziando il sindacalista, mettendogli il bavaglio con un illegittimo comportamento antisindacale, e dare un monito ai lavoratori e sindacalisti: chi parla fa la fine di Di Fonso. Mai si era vista una spregiudicatezza di un imprenditore che ha fatto utili (guadagni netti) per diversi milioni di euro nel primo anno di acquisizione, pagando i tre ospedali quanto un tozzo di pane 5 milioni di euro, senza dare un solo centesimo in più a chi sul campo come i lavoratori dipendenti hanno rischiato la propria vita pur di continuare a lavorare, nonostante le promesse fatte nei primi incontri diretti con il personale promettendo soldi e premi".
"Telesforo ha pensato bene di liberarsi del "˜sindacalista scomodo' per le denuncia sui casi Covid, già perchè, al Don Uva non si può più parlare, se no ti contestano e poi ti licenziano come già fatto qualche mese fa per altri dipendenti costretti ad accettare le dimissioni senza raggiungere l'età pensionabile, pur di non subire trasferimenti in altre sedi come Potenza, perchè se ti rifiuti nel giusto di non fare quello che dice Telesforo, finisci per essere trasferito. Questo è l'imprenditore opaco che nel momento della solidarietà guarda al profitto, che nel momento del bisogno non tende la mano ai lavoratori, anzi pur di fare soldi, ha aperto un reparto covid in piena presenza di pazienti ricoverati nel reparto Alzheimer ed a soli cinquanta metri dalle RSA, rischiando focolai di contagio. Soldi, tanti soldi anche in piena crisi pandemica, perchè il business non si deve fermare, deve andare oltre la salute dei pazienti. I soldi vengono prima, poi i pazienti ed i lavoratori", aggiungono.
La Segreteria Regionale e Provinciale del sindacato Usppi promettono battaglia dura, durissima, e sono vicine a Massimiliano Di Fonso ed alla sua famiglia, "persona sempre impegnata in prima linea a difesa dei lavoratori ed ai servizi socio sanitari a favore dell'utenza e dei pazienti".
Alle segreterie del sindacato sono giunti i messaggi di solidarietà sia dall'ambiente politico che sindacale, sia a livello locale che regionale.
"A Massimiliano Di Fonso viene espresso il concreto sostegno a tutte le iniziative che saranno adottate per il ripristino della legalità e per la garanzia del posto di lavoro che non può essere compromesso in danno a chi in prima persona si è sempre distinto per l'impegno a favore della collettività . Ci aggiungiamo ad una guerra sindacale lunga, molto lunga dove ci saranno iniziative forti per far conoscere a tutti chi è Paolo Telesforo", concludono dalla segreteria Usppi.
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