Abusi edilizi, Vieste prova a cambiare rotta: demolizioni e nuovi strumenti per la tutela del paesaggio

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A Vieste, con una recente delibera la giunta comunale ha avviato un percorso che punta a rendere sistematico l’intervento pubblico sulle costruzioni illegali, soprattutto in aree di pregio paesaggistico o su suolo demaniale. Un cambio di passo che, come spiega l’ingegnere Vincenzo Ragno, dirigente del settore tecnico del Comune, affonda le radici negli ultimi anni di attività amministrativa. “Con l’amministrazione Nobiletti - racconta a l’Attacco - si è iniziato ad affrontare in modo strutturato il tema delle demolizioni. Storicamente non venivano individuati capitoli di bilancio dedicati alla repressione degli abusi. Da qualche anno invece abbiamo cominciato a prevedere risorse specifiche proprio per questo tipo di attività”. “La norma prevede che venga redatta una valutazione dell’intervento di demolizione - spiega Ragno - che diventa a tutti gli effetti un progetto pubblico. Non si tratta di costruire un’opera ma di eliminarla, ma dal punto di vista amministrativo il meccanismo è lo stesso”. In ambito tecnico si parla di un progetto di fattibilità tecnico-economica, un passaggio necessario per trasformare l’azione repressiva in un passaggio concreto.

“La delibera approvata dalla giunta - chiarisce il dirigente - è una fase di indirizzo. L’organo politico individua gli abusi ritenuti più rilevanti, ad esempio perché collocati in zone di particolare valore paesaggistico o su aree demaniali. Su questi casi l’amministrazione decide di concentrare le risorse disponibili”.

Al momento, tuttavia, il Comune non dispone dei fondi sufficienti per coprire l’intero fabbisogno: “Si tratta di un’approvazione in linea tecnica - precisa l’ingegnere -. L’ente oggi non ha a disposizione tutti i fondi necessari, ma questo passaggio consente di essere pronti nel momento in cui si apriranno opportunità di finanziamento”.

L’amministrazione ha comunque iniziato a destinare risorse specifiche a questo capitolo: “Mediamente sono stati stanziati circa 250mila euro all’anno per le demolizioni - spiega il dirigente - ma è evidente che si tratta di somme insufficienti rispetto alle esigenze”.
La progettazione serve anche a candidare le opere a eventuali fondi regionali o ministeriali: “Esistono strumenti come il fondo regionale per le demolizioni oppure bandi statali a fondo perduto. Al momento non ci sono avvisi aperti, ma avere già predisposto tutta la documentazione ci permetterà di partecipare subito quando verranno pubblicati”.

Nel frattempo il Comune è già intervenuto in alcuni casi urgenti. Tra questi la messa in sicurezza di Palazzo Marino, edificio privato che si affaccia sulla centrale piazza Vittorio Emanuele.

“In quel caso - racconta Ragno - erano emersi problemi di pubblica incolumità e abbiamo avviato un intervento coattivo per mettere in sicurezza la struttura. Le risorse stanziate negli ultimi anni sono state destinate proprio a questo tipo di operazioni”.
Secondo il dirigente, l’azione amministrativa degli ultimi anni ha avuto anche un effetto deterrente: “Il fenomeno dell’abusivismo edilizio si è molto ridotto. Non abbiamo più situazioni eclatanti come in passato. Il fatto che il Comune proceda realmente alle demolizioni scoraggia nuove operazioni illegali, perché chi investe sa che rischia di perdere tutto”.

Resta però il nodo del patrimonio abusivo accumulato negli anni. In molti casi, quando l’abuso avviene su suolo privato, la normativa prevede l’acquisizione dell’immobile al patrimonio comunale.

Ed è proprio qui che emergono alcune contraddizioni normative. “Capita che lo Stato trasferisca al Comune immobili abusivi o beni confiscati - osserva Ragno - ma se non esiste una possibilità di utilizzo alternativa alla demolizione, in realtà non ci viene trasferito un bene ma un costo”.

Secondo il dirigente sarebbe necessario un provvedimento legislativo per consentire, in determinate circostanze, la destinazione sociale di questi immobili: “Se un edificio abusivo potesse essere recuperato per finalità pubbliche - ad esempio una comunità per minori o alloggi sociali - si potrebbe valorizzare il patrimonio esistente. Oggi invece la legge non lo consente quando c’è stato un aumento di volumetria”.

“Il problema nasce dal contrasto tra due normative: il testo unico dell’edilizia, che in alcuni casi ammette soluzioni alternative alla demolizione, e il codice del paesaggio, che nelle aree vincolate impone quasi sempre l’abbattimento. Le due leggi parlano lingue diverse - spiega ancora Ragno - e questo crea difficoltà operative per i Comuni”.

Nel frattempo l’azione amministrativa prosegue anche sul fronte della tutela del territorio. A Portonuovo, ad esempio, alcune costruzioni abusive sul demanio marittimo sono state demolite, restituendo alla collettività la fruizione dell’arenile.

Un altro intervento riguarda un manufatto abusivo situato alle falde del Castello Svevo. La sua rimozione, spiega il dirigente, consentirebbe di migliorare l’accessibilità e la valorizzazione dell’area.

“Con la Marina militare abbiamo firmato un protocollo per rendere il castello visitabile. Eliminare quell’abuso significa restituire maggiore spazio a un bene storico di grande valore”.

Il cammino resta complesso, anche per i costi elevati delle demolizioni. Vieste, da questo punto di vista, sconta anche una condizione geografica particolare: “Il materiale di risulta deve essere smaltito a oltre cento chilometri di distanza - conclude Ragno - e questo incide in modo significativo sulle spese. Per un Comune non è semplice sostenere azioni di questo tipo senza un supporto esterno”.

Tra vincoli normativi e risorse limitate, la battaglia contro l’abusivismo si prospetta ancora lunga. Ma il percorso avviato rappresenta un primo passo per riportare al centro la tutela del paesaggio e la legalità urbanistica.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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