Plastica sulle spiagge di Vieste, Lapomarda annuncia un esposto: “È come avere un tumore e far finta di nulla”

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Un esposto alle autorità competenti per fare chiarezza sull’origine delle migliaia di calze di rete che periodicamente si accumulano lungo il litorale di Vieste. A presentarlo nei prossimi giorni sarà il Presidente del Consiglio comunale Michele Lapomarda, che ha deciso di rivolgersi formalmente agli enti di controllo e alla magistratura per chiedere verifiche e accertamenti. Un problema che non avrebbe carattere episodico ma che si ripete nel tempo e che provoca conseguenze ambientali ed economiche. La segnalazione sarà indirizzata, tra gli altri, all’Ufficio del Demanio marittimo, alla Capitaneria di porto - Guardia costiera, alla Procura della Repubblica, alla Guardia di Finanza, al Ministero dell’Ambiente e alla Regione Puglia.  Lapomarda parla apertamente di una situazione che non può più essere ignorata: “Intendo ufficializzare nei prossimi giorni questa denuncia - racconta in esclusiva a l’Attacco - perché a ogni mareggiata arrivano sulle nostre spiagge enormi quantità di queste calze di rete. Non sono materiali vecchi o consumati dagli anni: si tratta di plastiche relativamente recenti, segno che la problematica non è stata affatto debellata”.

Secondo il consigliere il problema non riguarda soltanto il decoro del litorale ma coinvolge direttamente l’ecosistema marino e l’immagine turistica della città: “Il mare rappresenta la prima ricchezza di Vieste - sottolinea - ed è grazie alla qualità delle nostre acque e alla bellezza delle coste che il territorio vive di turismo. È un patrimonio naturale che genera lavoro e opportunità per le nuove generazioni e che va difeso con determinazione”. “Ogni volta che il mare si agita - spiega Lapomarda - sulle spiagge arrivano centinaia di queste reti. È una criticità che ormai conosciamo bene e che si ripete con una frequenza preoccupante”.

La segnalazione punta proprio a chiarire l’origine di questi residui e ad accertare eventuali responsabilità, avviando indagini per verificare da dove provengano le reti disperse e se esistano condotte che possano configurare violazioni della normativa ambientale. Nel suo intervento il presidente del Consiglio comunale sottolinea anche il lavoro svolto dalle associazioni di volontariato che da anni contribuiscono alla pulizia degli arenili: “Da due o tre anni - racconta - i volontari delle Giacche Verdi intervengono praticamente ogni giorno raccogliendo decine di sacchi di queste calze di rete. È un lavoro prezioso che merita riconoscimento e sostegno”. Proprio il vicepresidente regionale delle Giacche Verdi, Oscar Carrara, sentito da l’Attacco, aiuta ad inquadrare meglio la situazione:  “Quei retini, tecnicamente chiamati reste, sono calze utilizzate negli allevamenti di mitili - racconta - possono essere lunghe anche due, tre o quattro metri e sono fatte di polipropilene, un materiale molto resistente all’acqua di mare. Proprio per questo riescono a restare immerse per anni senza deteriorarsi”.

Negli ultimi mesi, però, qualcosa sembra essere cambiato: “Le reti che abbiamo trovato quest’anno - spiega Carrara - ci sono sembrate abbastanza recenti. In passato recuperavamo materiale che era rimasto in mare per anni, mentre quelle arrivate con le ultime mareggiate sembrano essere state immerse da pochi mesi”. Una circostanza che solleva interrogativi sulla loro provenienza. “Non sappiamo con certezza da dove arrivino. - precisa - Le correnti principali arrivano da nord, spinte dal maestrale, quindi è molto probabile che gli scarti provengano da quella direzione”. Le zone più colpite sono quelle più estese e aperte alle correnti: “Le aree dove troviamo i cumuli più grandi sono Santa Maria, San Lorenzo, la spiaggia del Castello e la Gattarella-Porticello - spiega - perché sono baie molto ampie dove il mare deposita più facilmente i materiali”.

Il fenomeno, però, non riguarda solo Vieste: “Abbiamo visto la stessa situazione anche a San Menaio e sulla spiaggia di Rodi Garganico - aggiunge - mentre a Peschici è più difficile perché la baia è molto chiusa”. Negli ultimi anni i volontari hanno raccolto quantità impressionanti di rifiuti in plastica: “Non parliamo di quintali ma di tonnellate - sottolinea Carrara - ogni stagione raccogliamo numerosi sacchi di queste reti e li pesiamo prima dello smaltimento”. Le Giacche Verdi hanno già segnalato la situazione alle autorità. “Abbiamo contattato anche la Capitaneria di Porto  - spiega - e inviamo periodicamente al Comune i verbali degli interventi. Ogni volta registriamo il numero dei sacchi raccolti e il peso dei materiali recuperati”.

La rimozione delle plastiche comporta inoltre costi significativi per l’amministrazione comunale, che deve provvedere allo smaltimento dei rifiuti raccolti: “Dopo la raccolta - precisa Lapomarda - è il Comune che deve farsi carico dello smaltimento, con spese tutt’altro che trascurabili. Anche per questo è necessario capire l’origine del problema e intervenire alla radice”. Per il presidente del Consiglio comunale la questione deve diventare oggetto di una discussione più ampia che coinvolga istituzioni, operatori economici e cittadini: “Dobbiamo sollevare il problema e affrontarlo con serietà - conclude - perché se continuiamo a ignorarlo rischiamo di trovarci davanti a un danno ambientale sempre più grande. Il mare di Vieste è un bene comune e va difeso a tutti i costi”. L’esposto verrà formalizzato nei prossimi giorni e rappresenta un primo passo per portare il tema all’attenzione delle autorità competenti. L’obiettivo è avviare verifiche e controlli che possano individuare le cause del fenomeno e contribuire a prevenire ulteriori dispersioni di materiale plastico in mare.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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