Il Canale di Calena a Peschici è un punto nodale. Lungo circa quattro chilometri, il canale attraversa tratti delicati, incrocia strade e aree urbanizzate. E proprio nei punti di intersezione si annidano i problemi maggiori: detriti che si accumulano, restringimenti della sezione idraulica, ostacoli che trasformano il corso d’acqua in un potenziale punto critico in caso di piogge intense. Recentemente, Calena è tornato al centro dell’attenzione per l’avvio di un intervento di pulizia e messa in sicurezza che ha riguardato l’intera asta. Ci siamo perciò recati sul posto per un sopralluogo, seguendo il corso del canale per diversi tratti. Guardando le immagini fino a qualche mese fa il quadro appare inequivocabile: l’alveo, in più punti, risultava ostruito da vegetazione spontanea e alberature cresciute senza controllo e in grado di rallentare - se non bloccare - il deflusso dell’acqua. Proprio l’ inizio dei lavori per liberare il passaggio ha riportato sotto i riflettori le criticità di un corso d’acqua che negli anni ha mostrato più volte segni di sofferenza. È qui che si gioca il senso dell’intervento. Non un semplice intervento di manutenzione, ma un’operazione che punta a ridurre il rischio idraulico in un’area tra le più esposte a rischio nel territorio comunale. Nel 2014 si registrarono episodi di esondazione, con conseguenze sulla viabilità e sulle zone limitrofe. Da allora, il tema è rimasto sullo sfondo, riemergendo solo in occasione delle emergenze. L’intervento, finanziato attraverso fondi statali per la mitigazione del rischio idrogeologico, punta a ristabilire condizioni di sicurezza. Ma resta una domanda di fondo: basterà una pulizia straordinaria a risolvere un problema che si ripresenta ciclicamente? Dal vivo, la messa a nuovo è già evidente. Il letto del corso d’acqua si presenta in gran parte pulito, con il fondo liberato da vegetazione e detriti accumulati negli anni. Restano ancora cespugli sparsi e tratti non completamente uniformi, ma il cambio rispetto alla situazione precedente è significativo. In alcuni punti, soprattutto in corrispondenza degli attraversamenti stradali, si vede chiaramente il lavoro sugli argini: le gabbione risultano consolidate e l’alveo appare più regolare, con una sezione finalmente visibile.
Sotto il ponte, uno dei punti più delicati, il canale mostra ancora segni di fragilità: residui di vegetazione e materiali testimoniano quanto facilmente possano crearsi le occlusioni. Raggiunto da l’Attacco, il sindaco Luigi D’Arenzo rivendica l’importanza dell’intervento e ne sottolinea la natura: “Non è una manutenzione ordinaria - spiega - ma un’operazione di mitigazione del rischio idraulico finanziata dal FOSMIT”.
Un finanziamento ottenuto nel 2024, dopo un sopralluogo tecnico che ha evidenziato le criticità del canale. Da lì l’assegnazione delle risorse e l’avvio dei lavori, partiti da circa due settimane. In questo senso, le operazioni già cominciate rappresentano un segnale concreto, tangibile, che va oltre gli annunci. Il cantiere c’è ed è operativo e sta producendo effetti immediatamente verificabili sul territorio.
“I lavori interessano circa quattro chilometri - spiega il primo cittadino - e riguardano sia il ripristino della sezione idraulica che la pulizia degli argini”. L’obiettivo è chiaro: liberare il canale da tutti quegli elementi che possono ostacolare il deflusso dell’acqua. Il problema principale, infatti, non è solo la vegetazione, ma quello che la vegetazione trattiene. “Ci sono alberi di alto fusto e palme - sottolinea D’Arenzo - che non solo rallentano l’acqua, ma trattengono detriti che finiscono per ostruire il canale. È lì che si verificano le esondazioni - chiarisce - quando si crea un’ostruzione e l’acqua meteorica non riesce più a defluire”. Un meccanismo già visto. E che l’intervento attuale punta a prevenire.
Secondo il cronoprogramma previsto dal Comune, i lavori dovrebbero concludersi in circa tre settimane: “Dato l’utilizzo dei mezzi meccanici - risponde D’Arenzo - contiamo di terminare a breve”. L’intervento ha un costo complessivo di circa 260 mila euro, interamente coperto dal finanziamento statale. Nessun esborso diretto, quindi, per l’ente comunale.
Ma al di là dei tempi e delle risorse, resta un tema che emerge guardando il canale da vicino: quello della continuità. Perché se è vero che oggi si interviene in maniera massiccia, è altrettanto evidente che il problema si è accumulato nel tempo. E che senza una manutenzione costante il rischio è quello di tornare rapidamente al punto di partenza. Il sindaco, su questo, non si sbilancia oltre. “Per il momento è previsto questo intervento - dice - ed è già sufficiente per liberare il canale”.
Va riconosciuto che, rispetto al passato, l’intervento segna un cambio di passo. La scelta di agire su tutta l’asta del canale e non solo sui punti critici indica una volontà di affrontare il problema in maniera più netta. Ma è proprio qui che si apre un nodo più ampio. Perché in territori come questo, dove il rischio idrogeologico è strutturale, la manutenzione non può essere episodica. Se mantenuta nel tempo, invece, può davvero cambiare la gestione di questo tratto.
Lo si avverte nella percezione dei cittadini, abituati a vedere il canale trasformarsi nel tempo: da corso d’acqua funzionale a spazio progressivamente invaso dalla vegetazione. Oggi il cantiere segna un’inversione di tendenza, con una presa in carico più diretta del problema. Ma resta da capire se sarà duratura. Perché il rischio, come spesso accade, non è solo quello dell’acqua. È quello della memoria corta.
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