C’eravamo tanto amati. Come Piemontese diventa un “politico dell’ultim’ora”

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“Possibile che questi politici dell’ultima ora non siano in grado di mantenere il confronto con chi li ha preceduti costruendo un tempo quello che oggi si demolisce?”, si stenterebbe a credere che queste siano le parole che l’imprenditore della sanità foggiana (e non solo) Paolo Telesforo abbia rivolto nei confronti dell’assessore regionale e vicepresidente Raffaele Piemontese. Eppure è accaduto davvero. Il “pretesto” è la rimodulazione dell’accordo, a mezzo delibera regionale, relativo alle risorse destinate agli enti ecclesiastici pugliesi che ha redistribuito 6 milioni di euro, originariamente assegnati a Casa Sollievo della Sofferenza, al Miulli di Acquaviva delle Fonti e al Panico di Tricase, su cui Telesforo è intervenuto nella sua veste di presidente Confindustria Sanità Foggia.

“Non voglio entrare nel merito della questione dal punto di vista amministrativo ma esprimo profonda delusione e sconforto sull’aspetto politico della vicenda. Possibile che in Capitanata non ci siano più politici in grado, non dico di sviluppare, ma nemmeno di mantenere i fondi a disposizione della propria collettività per i suoi bisogni primari?”, rincara la dose l’imprenditore che, a scanso di equivoci, nella sua nota (nella quale parla di scippo alla sanità foggiana), in premessa ha fatto riferimento per l’appunto a Piemontese. Un attacco frontale così aspro non poteva passare inosservato, soprattutto perché tra i due i rapporti, almeno fino a qualche tempo fa, erano idilliaci. Anche troppo, a detta di qualche osservatore. In verità molti operatori pugliesi del settore hanno spesso lamentato il fatto che la Regione avesse occhi di riguardo nei confronti di Universo Salute e il Gruppo Telesforo invocando una maggiore equità da parte della politica.

Come è noto il Gruppo oggi è socio unico di Universo Salute, la realtà imprenditoriale privata che ha acquisito il polo sanitario ex Don Uva, finito in disgrazia per un buco multimilionario nelle casse dell’ente, con sedi a Bisceglie, Foggia e Potenza. L’operazione fu seguita e particolarmente attenzionata dalla politica regionale e nazionale e quando si perfezionò il passaggio venne salutata come un importante successo: il salvataggio di migliaia di posti di lavoro e la garanzia di continuare ad erogare servizi ai cittadini.

Scriveva Piemontese nell’estate del 2020: “Questa era una storia che, quattro anni fa, stava sparendo travolta da una crisi economica irreversibile, sull’orlo del fallimento. È stata più che salvata, è rinata. Tutti conosciamo quanta professionalità e umanità ci sia qui dentro. Non tutti sanno che qui e a Bisceglie, grazie agli investimenti di un’impresa foggiana, sono stati salvati 2 mila posti di lavoro. Non tutti sanno che Universo Salute è già una delle eccellenze italiane per la cura delle cronicità, della disabilità, della riabilitazione, oltre che dell’assistenza al malato terminale. Non tutti sanno che non è stato solo evitato un disastro economico: con il supporto decisivo della Regione Puglia è definitivamente scomparso il ‘manicomio’, a Foggia come a Bisceglie, realizzando un processo di riconversione di portata europea”.

In effetti le attestazioni di stima e amicizia reciproche sono state tantissime nel corso di questi anni. Ma allora cosa è successo tra i due tanto da determinare una spaccatura così profonda? Questa la domanda che serpeggia da mercoledì sera ovunque.

Impossibile negare che Telesforo e i rappresentati della politica regionale andassero d’amore e d’accordo, almeno fino ad un annetto fa quando si può dire che sia iniziata la vera rottura, sfociata mercoledì nelle dichiarazioni al vetriolo dell’imprenditore all’indirizzo di Raffaele Piemontese, vicepresidente e assessore regionale al bilancio. Nessuno avrebbe scommesso un centesimo su questo epilogo (ammesso che lo sia) così scomposto tra i due, al contrario in questi ultimi anni molti operatori del settore, associazioni di categoria e osservatori interessati avevano fatto notare, anche tramite l’Attacco, che la Regione avrebbe dovuto, più opportunamente, avere un atteggiamento più equo e non troppo sbilanciato in favore di un unico gruppo imprenditoriale.

La genesi

La questione emerse in tutta la sua chiarezza ad inizio settembre 2021, quando da queste colonne spuntò il caso rimborsi Covid, su cui intervenne, chiedendo chiarimenti, l’allora consigliere regionale di Fratelli d’Italia Ignazio Zullo, oggi senatore di maggioranza. La Asl Foggia liquidò al 50%, pari a 2,2 milioni di euro, la somma relativa alle prestazioni eseguite dalla struttura privata, inserita dalla Regione nella rete Covid, durante le prime fasi della pandemia.

“Una tariffa giornaliera pari a 250 euro con farmaci, materiali e protesi a carico dell’Asl e vuoto per pieno all’interno del modulo autorizzato non è applicata per nessuna tipologia di struttura sanitaria e socio-sanitaria esistente in Puglia, erogatrice di prestazioni in accreditamento con il Ssn”, aveva fatto notare Zullo.

Nemmeno le prestazioni ospedaliere applicate per i ricoveri Covid non necessitanti di terapia intensiva pur determinate per Drg valorizzerebbero una remunerazione pari a quanto richiesto da Universo Salute, aggiunse il meloniano.

Per farla breve, la Regione congelò il pagamento inducendo la società a far recapitare un decreto ingiuntivo da 1,7 milioni di euro alla Asl Foggia. Questo accadeva a giugno scorso. Indiscrezioni riferirono che l’episodio mandò su tutte le furie il governatore Michele Emiliano innescando un’accesa discussione proprio con il suo vice, che avrebbe difeso le ragioni degli imprenditori amici (lui e l’ad Luca Vigilante si conoscono sin da bambini).

Non ci furono particolari reazioni invece quando, sempre da queste colonne, si diede la notizia di una strana redistribuzione di risorse pubbliche: quelle non spese nel 2019 proprio da Universo Salute furono divise dalla Asl Foggia (non dalla Regione Puglia, come è accaduto nel recentissimo caso degli enti ecclesiastici) tra gli operatori privati della sanità di Capitanata, il 65% dei quali andò alle strutture del Gruppo Telesforo.

L’inchiesta giudiziaria

L’inizio del gelo vero tra Telesforo e politica regionale risale però esattamente ad un anno fa, quando esplose lo scandalo dei presunti maltrattamenti all’ex ortofrenico del Don Uva a Foggia. Beninformati riferirono allora di quanto la vicenda avesse indispettito Emiliano, spesosi personalmente, come detto, nell’operazione di salvataggio. Da quel momento la Regione parve essere più rigida nei confronti della società ed infatti si allungarono i tempi per il riconoscimento delle nuove tariffe, che fu vincolato peraltro al rinnovo contrattuale (più oneroso per la proprietà) al personale non medico. La trattativa fu lunga ed estenuante e anche in quel frangente circolarono note interne con riferimenti piccati della società nei confronti della Regione. Di lì a poco da Bari imposero anche la sostituzione dei medici over 70, pena la revoca dell’accreditamento.

Furono diversi i segnali che sembravano indicare che l’idillio fosse finito, ci fu anche chi disse che a Bari Emiliano non ricevesse più gli imprenditori, come invece era solito fare in passato. E del resto è ormai agli atti la lettera che Telesforo inviò ai suoi dipendenti alla vigilia delle elezioni per rinnovare il consiglio regionale nel 2020 con cui esortava: “Sosteniamo Michele Emiliano e il suo impegno per la nostra causa, sosteniamo chi ha restituito valore e dignità alle strutture in cui noi oggi continuiamo a lavorare con impegno e abnegazione. Diamo fiducia a chi si è impegnato in prima persona, affinché il rinnovo del contratto diventi una realtà per tutti i lavoratori e non solo per alcuni. Sosteniamo Michele Emiliano con il nostro voto”.

I no della Regione

Armonia spezzata ancora di più a causa di una recente notizia che pare abbia particolarmente irritato l’imprenditore: il Policlinico di Foggia non ha rinnovato, dopo tre anni, il contratto di locazione dell’ex Villa Serena di proprietà del Gruppo Telesforo. Al contrario di quanto accaduto per l’immobile di Zammarano il cui affitto è stato invece allungato di un altro anno.

Qualcuno sostiene che lo smacco sia stato doppio per Villa Serena, prima dismessa dall’ospedale e poi scartata dalla Regione che avrebbe detto no al Gruppo che avrebbe proposto di farne una Rsa. Progetto irrealizzabile, dicono a Bari, perché il distretto di Foggia è già al completo quanto a fabbisogno. Anche la richiesta di aumentare i tetti di spesa dell’ex Don Uva auspicata dalla società non è stata accolta in Regione.

Ma è possibile che questo tipo di contrapposizioni abbiano generato una tale asprezza in Telesforo? Per alcuni osservatori no. Un attacco pubblico potrebbe essere infatti un modo per distogliere l’attenzione, un “trucchetto”, lo ha definito qualcuno, per lasciar credere che un “rapporto attenzionato” non sia poi così stretto. E anche qui potrebbe avere un ruolo di rilievo l’inchiesta sui presunti maltrattamenti che sembra stia andando verso sviluppi del tutto inaspettati, su cui si potrà meglio ragionare a chiusura delle indagini. Ma la stessa incertezza sull’inchiesta è la ragione che altri adducono al fatto che Piemontese avrebbe mollato Telesforo, ormai indifendibile.

I segnali di Telesforo

Non è passato però inosservato il fatto che la bordata fosse diretta esclusivamente al politico di Monte e non anche al presidente, quasi a voler lasciar intendere che non tutto è perduto e che un’interlocuzione con Emiliano sarebbe ancora possibile.

Quel che è certo è che l’imprenditore ha spiazzato tutti, anche Luca Vigilante, che non solo è amministratore delegato di Universo Salute ma anche suo genero. Pare che il giovane manager non abbia condiviso l’iniziativa del patron e che, anzi, sia stata motivo di discussione tra i due. Ma già di recente Telesforo aveva suscitato stupore per alcune scelte aziendali del Gruppo. Come raccontato nelle scorse settimane, non sono stati confermati in organico molti rampolli di famiglie importanti di Foggia, assunti (anche) per dare risposte e costruire reti solide e gruppi di potere. L’attacco a Piemontese sembra essere un ulteriore messaggio attraverso cui Telesforo di fatto prende le distanze da questo territorio e chi lo rappresenta. Un altro indizio che rafforza l’idea sempre più insistente che sia in procinto di vendere tutto o parte del suo impero.  

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testatina dillo al direttore WEB

 



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