Entro il 6 giugno il servizio sarà gestito da Ladisa anche in strutture della Asl Foggia

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Sono stati ufficialmente recepiti anche dalla Asl Foggia gli esiti della gara regionale per l’affidamento del servizio di ristorazione ai degenti e ai pazienti ricoverati delle strutture aziendali di Capitanata. Come è noto il lotto relativo alla Asl Foggia e al Policlinico Riuniti è stato aggiudicato dal Gruppo Ladisa, che ultimamente è stato al centro di polemiche e accertamenti, anche in Capitanata. 

L’importo complessivo, per la durata massima di 60 mesi, con riferimento esclusivamente alla Asl Foggia, determinato sulla scorta dei presunti quantitativi annuali, ammonta ad16.894.324,11 euro Iva compresa, ovvero circa 2,8 milioni l’anno. Ladisa dovrà fornire 260.615 colazioni, 226.736 pranzi e 216.649 cene.

Già il 4 marzo è stata sottoscritta la convenzione tra Azienda sanitaria e l’operatore economico aggiudicatario. Sono a carico delle amministrazioni contraenti (inclusa la Asl Foggia) e del fornitore aggiudicatario gli adempimenti propedeutici all’avvio del servizio, che dovrà avvenire entro novanta giorni dalla stipula della convenzione, e quindi entro e non oltre il 2 giugno prossimo. 

“Al fine di promuovere la stabilità occupazionale nel rispetto dei principi dell'Unione Europea e ferma restando la necessaria armonizzazione con l’organizzazione dell’operatore economico subentrante e con le esigenze tecnico-organizzative e di manodopera previste nel nuovo contratto – si legge nella delibera a firma del direttore generale Antonio Nigri -, l’aggiudicatario del contratto di appalto è tenuto ad accettare la clausola sociale e per l’effetto ad assorbire prioritariamente nel proprio organico il personale già operante alle dipendenze dei fornitori uscenti”.

Responsabile unico del procedimento è stato individuato Donato Marzano, nella sua qualità di direttore pro tempore dell’area gestione del patrimonio, direttore dell’esecuzione del contratto, in qualità di direttore pro tempore del servizio igiene degli alimenti e della nutrizione, è stato nominato Michele Panunzio, con i compiti di provvedere al coordinamento, alla direzione ed al controllo tecnico dell’esecuzione del contratto, assicurarne la regolare esecuzione, verificando che le attività e le prestazioni siano eseguite in conformità dei documenti contrattuali.

In ausilio al Dec, quali direttori operativi, sono stati nominati i direttori medici pro tempore dei presidi ospedalieri di Cerignola, Manfredonia e San Severo, attualmente rispettivamente Pierpaolo Ciavarella, Savino Dimalta e Francesco Gambarelli. 

Il nuovo operatore economico fornirà pasti per lo più preparati secondo la catena del freddo caldo, meglio conosciuta con il nome chill&cook, preparati in un centro cottura unico in provincia di Foggia e poi trasportati nei vari presidi sanitari.
Questo significa che verranno dismesse le cucine all’interno degli ospedali che, a seguito di un controllo regionale, sono risultate tutte inagibili. Il che ha scatenato le polemiche, in particolare a San Severo città nella quale il Comitato Pro Ospedale si sta battendo per far annullare la gara regionale. O quanto meno è questo quello che chiede.

“Già nel 1995 la Regione cercò di privatizzare il servizio ristorazione ospedaliera ma grazie alla forte opposizione dei lavoratori e del Coordinamento sindacale di base il tentativo non si è concretizzato – ha detto in premessa il presidente del comitato Antonio Russi -. Negli anni successivi invece il servizio è passato a ditte esterne".

"Oggi operano tutte in proroga ma essendo le attrezzature e le cucine ancora di proprietà della Asl per reinternalizzare il servizio basterebbe metterci il personale senza ulteriori oneri a carico dell’Azienda. La Regione Puglia potrebbe prendere una decisone storica, cioè ripristinare in economia il servizio di ristorazione in ogni Asl e quindi in ogni ospedale e salvaguardare meglio la salute dei pazienti” ma invece, come è noto le scelte sono state altre.

“Il 14 novembre 2018, il Comitato Pro Ospedale è intervenuto nel consiglio comunale monotematico di San Severo sull’ospedale e sui servizi sanitari territoriali, aperto ai cittadini e con la presenza dei Sindaci e delegazioni dei vari Comuni tra cui Torremaggiore, San Paolo Civitate, Serracapriola, Chieuti, Apricena ed altri – ha ricordato Russi -. Prima di tutto bisogna parlare della qualità del cibo che verrebbe distribuito da parte della ditta che ha vinto".

"Non si può paragonare un cibo che dopo essere stato preparato in una sola cucina, nel nostro caso a Foggia, diventa un surgelato depositato nell’unico magazzino, successivamente prelevato nel numero richiesto in base alle esigenze dei vari reparti, che arriva dopo aver percorso decine di km e consegnato alla sera per l’indomani, con il cibo fresco cucinato a chilometro zero se ci fosse la cucina di ogni struttura”. 

E’ opinione del comitato che “una scelta politica e salutare che tenga conto delle esigenze degli ammalati e dei bisogni di sviluppo dei territori, dovrebbe escludere a priori i cibi surgelati. Ci vorrebbe, invece, una dieta personalizzata, con tutte le considerazioni anche medicali che tenga conto delle patologie dei pazienti e sono i medici che possono stabilire cosa può mangiare ognuno e in quali quantità, di fatto è il principio di Ippocrate, grazie a quelle prescrizioni c’è un risparmio farmaceutico, così  come hanno riscontrato al Sant’Orsola di Bologna dove ‘gli ammalati oltre al benessere di un cibo personalizzato, hanno anche un beneficio nel minor consumo di farmaci con un risparmio della stessa Asl. In più forniscono anche pranzi alle famiglie disagiate che i servizi sociali gli segnalano’”.

Preparare i pasti nei singoli ospedali con prodotti freschi e a km zero sarebbe anche un aiuto economico per le aziende agricole del territorio. “Il Comitato Pro Ospedale (per la salute) di San Severo si batte contro gli appalti, tipo quello delle cucine, che non tengono conto delle reali esigenze dei malati e dell’interesse pubblico dei cittadini ma servono solo ad arricchire i privati che hanno come unico obiettivo il profitto e non il bene comune, ecco perché chiediamo la revoca della gara regionale e l’internalizzazione del servizio”, conclude il presidente.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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