“Come ben sappiamo la sentenza del Consiglio di Stato ha dato ragione a quelle ditte private che si erano opposte alle tariffe calmierate da parte dell’Arera e quindi anche per il 2021 e 2022 le amministrazioni comunali dovranno corrispondere la differenza”. Il pericolo di un aumento della Tari, la famigerata tassa conosciuta in gergo come tassa dell’immondizia è dietro l’angolo. Tariffe in aumento con conseguente azione dei Comuni che dovranno pagare e che andranno a raschiare ancora una volta sul fondo del barile, ovvero nel portafogli di famiglie e cittadini. Come se non bastasse, dopo il rapporto pubblicato da Legambiente sui Comuni Ricicloni e sulla pessima percentuale di raccolta differenziata che a Foggia sfiora di poco il 17 per cento, adesso ci si mette anche l’aumento indiscriminato di un balzello odiosissimo. “Con un impatto notevole - spiega al quotidiano l’Attacco il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Michele Picaro - per i bilanci comunali. Ricordo - prosegue Picaro - che la Tari grava esclusivamente sulle tasche dei cittadini pugliesi e come Fratelli d’Italia abbiamo avviato da giorni una prima interlocuzione con gli amministratori locali predisponendo delle proposte da inviare alla Regione per evitare questo salasso a danno dei pugliesi”.
“Va inoltre ricordato che tutto questo non dipende esclusivamente dalla sentenza del Consiglio di Stato ma anche dal fatto che la Regione in oltre 20 anni di governo di centrosinistra non è mai stata capace di ultimare il ciclo dei rifiuti. E noi su questo ci concentreremo, sulla inutilità dell’Ager che a nostro modo di vedere è una Agenzia che non ha motivo di esistere e vorremmo che in capo ai Comuni torni la possibilità di governare questi processi con la istituzione di consorzi”.
Ma quali sono le soluzioni immaginate dal centrodestra ? “Lo ripeto - osserva Picaro - in primo luogo la possibilità di poter dare nuovamente origine ai consorzi tra i comuni, impegnare la Regione a ultimare il ciclo dei rifiuti e prevedere delle premialità da riconoscere alle amministrazioni comunali più virtuose ma soprattutto delle premialità individuali in capo al cittadino, ovvero meno consumi, meno produci rifiuti e meno ti viene applicata la Tari. Questo potrebbe consentire di alleviare il grave esborso che comunque i cittadini avranno”.
Prima Bisceglie e poi Lecce. Il gruppo regionale guidato da Francesco Ventola ha voluto calendarizzare immediatamente i primi appuntamenti con sindaci, assessori e consiglieri comunali di Fratelli d’Italia perché il 2024 a loro avviso “sarà per i pugliesi l’anno nero della TARI, nei bilanci familiari la tassa sui rifiuti, molto probabilmente, aumenterà del 50%. L’ascolto degli esponenti locali (sia che governino le proprie comunità, sia se sono all’opposizione) si è reso indispensabile per poter concordare insieme un’azione sinergica per parare il colpo amministrativo e politico che si abbatterà su tutte le Amministrazioni comunali. A Bisceglie si sono dati appuntamento i rappresentanti locali delle province di Foggia, BAT e Bari, a Lecce sono stati convocati quelli di Taranto, Brindisi e, appunto, Lecce. “Si tratta di un salasso senza precedenti, tenuto conto che già quella pagata dai pugliesi era fra le TARI più alte d’Italia”.
A inviare le richieste di pagamento saranno dunque i Comuni se non si corre ai ripari, costretti a loro volta a dover pagare una tariffa di conferimento rifiuti che sarà alla mercè dei privati che gestiscono in Puglia gli impianti di smaltimento.
“Ma le responsabilità di tutto questo - dicono i consiglieri regionali di FdI - non sono sicuramente dei primi cittadini, né tantomeno dei privati ai quali – secondo i giudici amministrativi – non si poteva imporre una tariffa ‘pubblica’. “La responsabilità - secondo quanto sostengono - è unicamente della Regione Puglia e dei suoi fallimentari Piani Rifiuti e ancor più dell’AGER, che dovrebbe essere espressione dei Comuni che la sostengono economicamente, ma che alla fine è diventata un’altra Agenzia utile solo a gestire e spartire potere e nomine”. La preoccupazione dei sindaci e amministratori locali è apparsa subito palpabile. Da più parti ci si chiede come fare a spiegare ai cittadini che l’aumento così imponente non dipende dalle amministrazioni comunali, a prescindere dal colore politico o da scelte fatte in totale autonomia, quanto piuttosto “da politiche scellerate del governo di Michele Emiliano e da un centrosinistra che in Puglia, in questa legislatura, governa con il Movimento 5 Stelle il quale a parole si dice contraria ai privati che ‘guadagnano con i rifiuti’, ma poi di fatto non ha realizzato un solo impianto pubblico”.
Il tema è caldissimo: le amministrazioni saranno costrette ad adeguare i piani economici e finanziari dei rifiuti e di conseguenza far ricadere tutti i costi degli aumenti delle discariche sui cittadini. Aumenti che andranno dal 30% in più nei migliori casi fino al 60% in quelli più drammatici. Anche in quei comuni dove la raccolta differenziata è oltre il 70%: “un paradosso autentico vista la promessa del governatore Emiliano di far pagare meno a chi differenzia meglio”.
Per un cittadino pugliese una tonnellata di frazione di umido costa il 15% in più di una tonnellata di indifferenziato, quindi chi fa bene la raccolta si carica un costo superiore rispetto a chi non divide i rifiuti. “Questa - conclude FdI - è la Puglia di Michele Emiliano”.
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