Quartiere Ferrovia, disagi e lamentele dai residenti. Vecchi problemi senza soluzioni, convivenza difficile nel silenzio istituzionale

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Giungono numerose nuove segnalazioni per disagi e disservizi dagli esasperati residenti del Quartiere Ferrovia, a Foggia. Il primo riguarda l’area situata tra l’angolo tra via Monfalcone e via Fiume

dove c’è un lampione guasto da tempo.

“Nulla di nuovo, a Foggia ovviamente ci siamo abituati - scrivono alcuni cittadini -. Il problema è che la mancanza di luce attira i malviventi, o meglio il malvivente, che da mesi attanaglia il quartiere Ferrovia rompendo i vetri delle auto per compiere qualche furterello da poche decine di euro. Abbiamo provato a segnalare la mancanza dell’illuminazione chiamando il numero segnato sul lampione ma la chiamata si spegne in automatico. Roba da pazzi” concludono con eloquente esclamazione circa la impossibilità di stabilire un contatto per la segnalazione.

Molto compromessa appare anche la situazione igienico- sanitaria di Via Trieste che viene descritta come una discarica a cielo aperto. “I residenti del quartiere ferrovia sono esasperati - ha scritto due giorni fa il dottor Alessandro Villella, medico chirurgo cardiologo che svolge la sua attività nel suo studio situato al civico 46 di Via Trieste.

“Il marciapiede, lurido per gli escrementi di colombi e di esseri umani ,non è sanificabile per la costante presenza di rifiuti anche dopo la cosiddetta ‘raccolta dei rifiuti’ effettuata dall'Amiu. La discarica (non è una isola ecologica) crea problemi igienico-sanitari molto rilevanti per la presenza di insetti (blatte, mosche...) e roditori. I miasmi provenienti dai rifiuti e dagli escrementi rendono l'aria irrespirabile. I rifiuti impediscono il transito sul marciapiede dei pedoni ed occupano anche gli scivoli per i disabili, per cui I portatori di handicap trasportati su carrozzine o i passeggini con i bambini sono costretti a transitare sul piano stradale mettendo a rischio l'incolumità personale. Tale situazione indegna per una città civile perdura da oltre un anno”, puntualizza il professionista.

“Ma a nulla sono valse le segnalazioni e gli esposti alle autorità competenti. Mi auguro - conclude - che la notizia diffusa tramite la vostra testata faccia riflettere le autorità competenti e induca le stesse a porre rimedio allo stato di degrado in cui siamo costretti a vivere” ha scritto il medico.

 

La città che porta i segni delle migrazioni. Comunità asiatiche e nordafricane nel cuore di un’Europa minore

Scheriff ha 51 anni e viene dall’Algeria, 18 li ha trascorsi in Italia, da 12 vive e lavora a Foggia. “Il più grande dei miei figli quest’anno diventa maggiorenne, non parla neanche la mia lingua, si esprime in un italiano perfetto. Io non condivido quello che fanno tanti cittadini stranieri in questo quartiere, servirebbe il pugno duro, si lascia troppo fare. In altri paesi europei come Polonia o Germania non si scherza, non te la fanno passare liscia se non ti comporti con rispetto. Mia moglie è polacca e quando i suoi parenti sono venuti a Foggia, qui nel quartiere ferrovia ed hanno visto il degrado che c’è, hanno chiesto se si trovassero in Europa o in un paese africano”.

A chiamare “Lampedusa” il piccolo quadrilatero di strade del quartiere a più alta incidenza di degrado sono gli stessi cittadini immigrati che prendono le distanze da quanti rovinano anche la reputazione di chi osserva legge e divieti, vive di un lavoro onesto (quando c’è) e chiede rispetto anche per se stesso “io dico che c’è anche una legge dello Stato sugli ingressi che è troppo permissiva” dice Scheriff, tirando ancora in ballo il paragone con altre aree dell’UE in cui tutto appare più rigido e codificato e dove le sanzioni colpiscono pesantemente chi sgarra.

Da buoni 20 anni una parte circoscritta del quartiere a ridosso della stazione è diventato insediamento di piccoli nuclei e comunità di etnie diverse, nord africani, asiatici, pakistani, cingalesi, meno adesso i cinesi che invece hanno occupato tutte le zone della città, nessuna esclusa, con una moltiplicazione di capannoni commerciali e ristoranti che neanche il Covid e la crisi hanno fermato. Una convivenza che non è mai stata nè facile nè riuscita, con una contrapposizione anche interna alle stesse comunità di stranieri che come spesso lamentano i residenti “ingaggiano risse con accoltellamenti e veri duelli anche in pieno giorno”.

Scena immancabile quella dei bivacchi e dei mercatini improvvisati che occupano abusivamente i marciapiedi, un fastidio per i residenti che vogliono attraversare a piedi il quartiere, ma anche per gli stessi stranieri che tirano su ogni giorno la saracinesca del proprio negozio pagando spese, tasse e regolare licenza commerciale. Sull’area sono ricaduti i colpi di un progressivo svuotamento di case e locali, in parte ceduti in affitto ai sempre più numerosi gestori di negozi di alimentari, kebabberie, macellerie Halal, saloni di barbieri, bazar di bigiotteria, piccola componentistica elettronica e telefonia mobile, rimesse per il trasferimento di denaro. Un buon 40 per cento del patrimonio immobiliare costituito da appartamenti chiusi e disabitati è stato messo in vendita, o in svendita, visto che la quotazione sul mercato parla di una riduzione del 50% del valore reale. A prendere in affitto sono soprattutto stranieri o non residenti che hanno necessità di venire in città solo per impegni di lavoro, mancano le richieste dei foggiani che vogliono stabilirsi e mettere su casa in quell’area.

Restano a ricordare i fasti del quartiere-salotto che fu solo gli studi professionali (non pochi per la verità) che ancora svolgono l’attività in quella zona, una gran parte appartenenti a nomi di famiglie storiche di avvocati, medici, commercialisti: si comprava casa e studio insieme, come si usava fare in passato, secondo una consuetudine che il tempo ha spazzato via, ridisegnando anche la mappa della distribuzione dei nuclei familiari della Foggia-bene a ben altre latitudini, sulla scia della preferenza di zone dagli insediamenti residenziali più decentrati ma più nuovi, funzionali, con metrature più ampie e piccoli spazi all’aperto.

Di certo non più così immediatamente riconducibili ad una diffusa presenza di nuclei di alto rango sociale come lo è stato il quartiere che dal Viale della Stazione si apre nel dedalo di vie con i nomi che recano memoria della Grande Guerra, giù fino a Viale Manfredi e Piazza Vittorio Veneto. Da quando gli afflussi di stranieri sono aumentati anche nel mezzogiorno agricolo, Foggia compresa, la zona della stazione è diventata - come del resto un pò in tutte le città - crocevia di umanità più o meno vagante e disperata, comunque sradicata, all’inseguimento della paga o del lavoro migliore, secondo le stagioni o secondo le mappe di economie e profitti, leciti o meno che siano.

La migrazione ha reso il quartiere non più attrattivo, lamenta chi ancora ci vive e lavora, è sporco e maltenuto, è insicuro e maleodorante, è un’enclave in cui lo standard della qualità del servizio di pulizia ed illuminazione delle strade - che già si attesta su livelli bassissimi ovunque in città - qui si riduce ulteriormente. Restituendo soprattutto su parte di via Podgora e via Isonzo uno scenario di abbandono e trascuratezza sempre più svuotato che l’esasperazione dei residenti porta alla ribalta, tra il laissez faire di tutte le ultime amministrazioni che in quel quadrilatero di città dalla storia mutevole e per molti residenti e proprietari penosa, non hanno né voluto né saputo spendersi come era giusto e necessario fare.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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