Alberi caduti, sfiorata la tragedia in via Matteotti

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Appena qualche giorno fa è stata sfiorata un’altra – l’ennesima – tragedia in via Giacomo Matteotti a Foggia nelle vicinanze della chiesa di Gesù e Maria dove un albero di grosse dimensioni è precipitato sull’asfalto. Per pochi centimetri non è finito su un furgone o peggio, non è caduto addosso a qualche passante. L’arbusto non è certamente il primo a cadere in quella zona.

A luglio scorso, infatti, un altro albero di grosse dimensioni cadde poco più avanti, nei pressi di uno dei tanti incroci di via Matteotti: anche lì si sfiorò il dramma con l’unica attenuante, se così si può definirla, che in quell’occasione l’albero venne “stimolato” anche da una forte tempesta di pioggia e vento che si abbatté inesorabilmente e improvvisamente sul capoluogo dauno. E non finisce qui. Negli ultimi giorni sono aumentate sui social le segnalazioni da parte di cittadini foggiani a riguardo dello stato precario in cui riversano alcuni alberi foggiani.

L’ultima registrata su alcuni esemplari siti su via Oberdan che evidenzia la presenza di alberi pericolosamente piegati in avanti. “Il problema a Foggia è sempre lo stesso – esordisce a l’Attacco Maurizio Marrese, presidente del WWF Foggia – gli alberi sono stati potati in maniera eccessiva, in modo scorretto e nel periodo sbagliato. Tutte queste azioni sbagliate non hanno fatto altro che indebolirne i fusti ormai ammalati. Se un albero viene potato in modo eccessivo infatti, si stressa e s’indebolisce. Conseguenza? Inizia a marcire dall’interno. Dall’esterno - continua Marrese – l’albero sembra stare bene, lo vediamo come sempre. Poi invece cade, da un giorno all’altro. Questo accade perché sono stati maltrattai nel corso degli anni”.

Tra l’altro proprio la zona di via Matteotti venne attenzionata nel 2019 dal WWF e da altre associazioni cittadine a causa di eccessive potature svolte nel periodo sbagliato. “Già in quegli anni alzammo la voce contro delle azioni errate nei confronti degli alberi cittadini - rimarca Marrese – una critica nei confronti dell’azienda che si occupava di verde cittadino all’epoca. Tra l’altro un’operazione inutile, che non serviva in quel momento. Durante il periodo vegetativo li lasciarono spogli”. Gli alberi non si potano in primavera o si ammalano e, prima o poi, muoiono. Questa è la regola fondamentale, l’incipit da cui parte, o dovrebbe partire, ogni buona azione di intervento sul verde urbano.

“È un po’ come togliere il cibo ad un ragazzino adolescente, in piena fase di sviluppo – rincara Marrese – per gli alberi accade la stessa cosa: durante il loro risveglio hanno bisogno di svilupparsi. Se li tronchiamo o, peggio, li feriamo nel periodo più importante dell’anno crescono malati, con un futuro incerto. A vederli, a primo sguardo, sembrano in ottime condizioni, presentano anche del verde e questo succede perché cercano in ogni modo di fiorire e di vivere. Ma se li controlliamo poi all’interno presentano marciume. Oggi paghiamo le conseguenze di decenni di malgoverno del verde pubblico”.

Non ci sono zone cittadine meno esposte a rischi. Certo gli alberi che insistono in aree più popolate come quelle centrali cittadine potrebbero causare maggiori danni e rischi rispetto ad arbusti presenti nelle periferie. “Il problema è davvero diffuso in città – spiega – gli alberi più feriti, però, li ho notati nelle zone centrali perché maggiormente stressati.

Poi molto dipende dall’età dell’albero: se si tratta di arbusti giovani riescono magari a resistere meglio alle potature. Anche la specie gioca il suo ruolo fondamentale: i platani, ad esempio, che ritroviamo lungo Corso Roma, resistono molto meglio rispetto ai tigli letteralmente massacrati dalle potature.  Ogni specie ha le sue caratteristiche, ecco perché serve un personale qualificato capace di gestire il verde come meglio possibile. Non si possono trattare ugualmente un pino domestico e un tiglio che hanno per loro natura esigenze diverse”.

Intanto a Foggia ha mosso i primi passi la nuova gestione del verde cittadino. “È troppo presto per potersi esprimere sul loro operato – conclude Marrese – una cosa è certa: sanno lavorando molto di sega elettrica ma nel periodo giusto, quello di stasi vegetativa. Vedremo cosa accadrà più avanti”.  

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testatina dillo al direttore WEB

 

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