Cuori pulsanti ai Campi Diomedei? Non per tutti. L’opera di Limosani divide ancora prima di nascere

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Si saprà qualcosa di più oggi dell’operazione che vede un gruppo di imprenditori locali sponsorizzare con la somma di 250mila euro l’installazione dell’opera di Felice Limosani “Cuori pulsanti” ai Campi Diomedei. Sarà lo stesso artista foggiano che vive tra Firenze e Milano a presentare la sua proposta per la città, in una conferenza alla Biblioteca di Area Economica in via Marina Mazzei. Alla presentazione parteciperanno la sindaca Maria Aida Episcopo, il rettore dell’Università degli Studi di Foggia Lorenzo Lo Muzio, il presidente della Fondazione Monti Uniti Aldo Ligustro, l’assessora alla Cultura Alice Amatore e l’assessore all’Urbanistica e Lavori Pubblici Giuseppe Galasso. L’intenzione di realizzare l’intervento proprio nell’area del parco archeologico appena consegnato alla cittadinanza ha da subito suscitato pareri contrastanti: a manifestare la netta contrarietà all’installazione due torri con i cuori luminosi in cima sono stati già WWF e Università Verde di Capitanata, ricordando i vincoli che insistono su quell’area e facendo emergere il valore fortemente identitario del comparto archeologico dell’area dell’ex Ippodromo, considerato che esso è il  nucleo fondante del parco da cui ha tratto origine. L’amministrazione è decisa ad andare avanti e subito dopo la presentazione di oggi, avvierà le procedure per l’istituzione di un Comitato Scientifico provvisorio di alto profilo professionale, composto da esperti di architettura, paesaggio, sviluppo culturale e artistico, unitamente a un rappresentante designato dalla Soprintendenza - quest’ultima già interessata con interlocuzioni verbali e informali - a cui affidare ogni possibile valutazione critica dell’opera. 

“Il Comitato potrà quindi individuare la migliore collocazione dell’installazione artistica in città, verificando sia la proposta ipotizzata all’interno dei Campi Diomedei, sia eventuali allocazioni alternative. In questo modo si garantirà la migliore fattibilità, valorizzazione e visibilità per l’opera, anche con il supporto e la condivisione dell’artista, e, tramite lui, dei soggetti finanziatori. Gli esiti della Commissione Scientifica saranno poi sottoposti al Consiglio Comunale, trattandosi di acquisizione al patrimonio pubblico di un’opera d’arte di rilevante valore e impatto per la città di Foggia”, fanno sapere da Palazzo di Città.
"Intanto mi pare strano che non si sia aperto un dibattito così acceso quando in passato abbiamo messo quegli orrendi illuminatori a Piazza Italia - esordisce Nicola Loviento, presidente del FotoCineClub di Foggia -. Ciò dimostra che adesso c’è una coscienza collettiva un po' più vivace o forse si tratta solo di un sentimento di opposizione all’attuale amministrazione... Mi limito a dire che finalmente si sta facendo qualcosa di buono in questa città. E’ un bene che la popolazione si interessi, che sappia se è stato fatto un bando oppure no, quanto costano le due torri, se la Sovrintendenza ha espresso il suo parere, perché sia stato scelto proprio Limosani, ma mi sottraggo dal dare giudizi prima ancora di conoscere nel merito. Per un amministratore è sempre positivo sapere che c’è qualcuno che chiede contezza di ciò che fa, tenere i riflettori accesi su ciò che accade io credo che faccia solo bene, siamo abituati a disinteressarci anche delle cose importanti. Per il resto si tratta di un’opera artistica, c’è a chi piace e a chi no”. 

Per Gloria Fazia, per lunghi anni direttrice del Museo Civico di Foggia e oggi responsabile della sezione FAI di Capitanata, l’installazione le è subito apparsa capace di portare un messaggio di amore per la città: “Esprimo un parere a titolo assolutamente personale, mi pare che l’opera abbia una sua lievità strutturale nello stile, etereo ma fortemente simbolico e contemporaneo, poi certo bisognerà vedere come si procederà all’ancoraggio al suolo. D’impatto, l’idea mi trova favorevole, d’altronde questi interventi si trovano in tutte le città, porto l’esempio della Venere degli stracci a Piazza Municipio a Napoli che è bellissima, ma qualcuno potrebbe dire che è solo cumulo di indumenti, senza apprezzare valore ed estetica dell’opera”. 

“E’ del tutto scontato che un’opera d’arte quando è pubblica come Cuori pulsanti, che peraltro a me piace, trovi pareri discordanti, essendo pubblica si espone al pubblico giudizio, appunto - afferma Antonino Foti, già vicedirettore dell’Accademia di Belle Arti di Foggia e docente di Anatomia artistica -. Sono opere di forte impatto, e meno male, ricordo ancora la polemica che ci fu quando fu installata La goccia che Cristian Biasci realizzò per l’Avis, o lo stesso Cavallo rosso che a distanza di anni è rimasto intatto ed è diventato punto di riferimento di quella parte di città, le persone vanno educate e devono abituarsi alla novità. Quando Renzo Piano realizzò il Centro Pompidou nel cuore di un quartiere centrale di Parigi peraltro piuttosto malfamato, il suo intervento fu criticatissimo, poi è stato metabolizzato dai cittadini ed è diventata una delle attrazioni architettoniche più affascinanti della capitale francese. Aggiungo che sono sempre stato del parere che ogni amministrazione che si rispetti debba destinare un capitolo di spesa all’arte pubblica. La città non è priva di iniziative e realtà importanti che fanno cultura ma l’arte a foggia patisce molto, penso soprattutto agli spazi espositivi che mancano”. 

Giulio Volpe, professore di Archeologia all’Università di Bari ed ex Rettore dell’Ateneo foggiano, si sofferma sugli aspetti della relazione tra l’opera di Felice Limosani e il contesto del Parco urbano archeologico dei Campi Diomedei, dove le campagne di scavo hanno portato alla luce 1880 mq del villaggio neolitico contenuto nell’ex Ippodromo di Foggia. L’area è stata sottoposta a tutela per conservare memoria di un pezzo importante ed identitario della storia della città che risale al 6008 e il 6006 a.C. Q. “Sono certo che la Sovrintendenza saprà valutare tutto con attenzione, io mi affido alla sua valutazione. Ma mi sento di esprimere alcune perplessità, non posso non considerare che si tratta di un’area archeologica estremamente importante. L’installazione mi pare sia un intervento che ha un suo impatto nel sottosuolo, credo sia previsto un plinto di ancoraggio alquanto importante e quindi entrerebbe in stratigrafia archeologica, magari andranno fatti anche dei saggi prima di procedere. Al di là di questo, c’è anche da considerare un certo impatto del manufatto in un’area che al momento è aperta e a vista. Non entro nel merito dell’aspetto estetico, lascio ad altri questo tipo di valutazione, anche se a me non convince particolarmente.  Io penso che ci può essere anche una fusione interessante tra l’arte contemporanea e un sito archeologico, ma non se utilizzato come una location, tanto per usare un termine orrendo. L’operazione deve avere una sua coerenza ed anche una sua capacità di aggiungere valore ad un sito archeologico, che possa entrare in dialogo con esso, ma per dialogare serve un linguaggio, una grammatica che in qualche modo ne consenta la comprensione”. 

Decisamente più tranchant il giudizio che la fotografa ed anima del Collettivo di fotografia Maria Palmieri esprime sulla scorta delle immagini dell’opera che sono circolate in questi giorni: “Il mio parere è che si tratta di una struttura che riproduce semplicemente un ecomostro. Non è detto che se qualcuno ti finanzia un’opera che è a costo zero per la cittadinanza ci devi mettere qualsiasi cosa, serve un minimo di consultazione. La trovo anche infantile nella realizzazione e banale nel simbolismo. E inoltre parliamo dei Campi Diomedei, si tratta di un parco pubblico che i cittadini hanno atteso molto a lungo prima di poter frequentare, dove insiste un’area archeologica che credo sia l’aspetto più interessante e identitario di quel luogo, insieme alla socialità. Tutto viene valutato, anche i grandi artisti possono essere messi in discussione, non è detto che l’opera di Limosani debba piacere solo perché è un regalo. La città è molto reattiva ai temi culturali, ci sono tantissime attività e realtà, credo sia bene creare dei momenti assembleari pubblici per dialogare sulla questione”, conclude Palmieri.

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